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I grillini caduti dal limbo

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I grillini sono scesi dal limbo, da quel luogo senza pena dove si erano rifugiati, consapevoli di essere anch'essi macchiati dal peccato originale, di essere uomini come tutti gli altri. Ma aspiravano alla purezza assoluta, lassù nei cieli. E si univano al lamento di Dante Alighieri quando condannava "l'insensata cura dei mortali, anziché ricercare i beni celesti". Pensavano di potersi mondare da ogni affanno terreno e illuminarci tutti con la loro purezza. Invece sono piombati giù sulla terra, tra noi mortali, esseri imperfetti ed erranti. Era ora che questi giovani cavalieri dell'impossibile scoprissero la durezza del reale: vale a dire, di quanti errori e cadute, inganni e tradimenti è fatta la politica. Certo il risveglio è drammatico benché il danno reale possa non esserlo altrettanto. In fondo, questa storia dei contributi non versati da parte di qualche deputato pentastellato ha molte sfaccettature, e non tutte neg…
I grillini sono scesi dal limbo, da quel luogo senza pena dove si erano rifugiati, consapevoli di essere anch'essi macchiati dal peccato originale, di essere uomini come tutti gli altri. Ma aspiravano alla purezza assoluta, lassù nei cieli. E si univano al lamento di Dante Alighieri quando condannava "l'insensata cura dei mortali, anziché ricercare i beni celesti". Pensavano di potersi mondare da ogni affanno terreno e illuminarci tutti con la loro purezza. Invece sono piombati giù sulla terra, tra noi mortali, esseri imperfetti ed erranti. Era ora che questi giovani cavalieri dell'impossibile scoprissero la durezza del reale: vale a dire, di quanti errori e cadute, inganni e tradimenti è fatta la politica. Certo il risveglio è drammatico benché il danno reale possa non esserlo altrettanto. In fondo, questa storia dei contributi non versati da parte di qualche deputato pentastellato ha molte sfaccettature, e non tutte negative per il Movimento.

In primo luogo, rende noto all'opinione pubblica un'iniziativa che non aveva goduto di alcuna risonanza, ma che presenta aspetti meritori: aver estratto 23 milioni dagli stipendi dei parlamentari, per destinarli al microcredito per le piccole imprese, non è certo un fatto negativo. Nessuna altra formazione politica ha adottato iniziative simili: i soldi degli eletti sono rimasti nelle casse dei rispettivi partiti. Sarebbe poi interessante sapere se nel Pd, oltre ad aver scoperto dopo cinque anni, e solo dopo il suo abbandono, che Pietro Grasso non aveva versato un euro, ci sono altri casi di morosità; e lo stesso vale per le altre formazioni, visto che tutte chiedono un contributo dai propri eletti. Viene il sospetto che assenteisti del livello dell'avvocato Ghedini (meno dell'1% di presenze in Senato) non abbiano versato nulla a Forza Italia, e in sovrappiù si siano appropriati indebitamente di tutto lo stipendio senza mai degnarsi di varcare la soglia dell'Aula.

In secondo luogo, questa vicenda "umanizza" i grillini: fa perdere loro quella spocchia da primi della classe, sempre con il ditino alzato ad accusare di nefandezze, vere o presunte, tutti gli altri. Li porta nella politica reale e rende forse più facile il secondo passaggio necessario a una loro completa integrazione nel sistema: accettare di coalizzarsi. Fino a che continuano a ritenere indispensabile ottenere il 51% per poter far politica si richiudono volontariamente in un ghetto. Porre condizioni impossibili è una tattica nota per non far nulla. Eppure da Roma e da Torino, ma anche da Livorno, dovrebbero venire indicazioni su quanto sia difficile, e anche controproducente, rimanere "incontaminati". Per ottenere risultati è necessario interagire, scambiare, al limite cedere qualcosa nell'arena politica. L'aveva imparato il reietto Pizzarotti a Parma, rieletto a furor di popolo nonostante - o grazie - l'espulsione dal Movimento.

Il M5S è vissuto troppo a lungo in una bolla. Con molto realismo il "capo politico" Di Maio ora dichiara che in questo passaggio elettorale il Movimento si gioca il futuro perché se non ottiene "qualcosa" gli elettori - e gli eletti - si rendono conto dell'inutilità di questo soggetto politico. Se il paragone non è troppo azzardato, lo stesso Palmiro Togliatti, nei primi anni Sessanta, ammoniva i compagni sul rischio di rimanere inchiodati alla "fossa d'inferno dell'opposizione permanente". Solo che per uscire da quella fossa il M5S deve compiere molti passaggi, il primo dei quali riguarda la competenza e l'affidabilità del proprio personale politico. La formazione e selezione dei candidati alle varie cariche elettive continua a essere il tallone d'Achille dei pentastellati. Si può apprezzare l'apertura, inesistente in altri partiti, fornita dalle "parlamentarie", ma se a questa non si associano criteri stringenti di verifica delle capacità e delle esperienze, poi emergono casi imbarazzanti. Per protestare vanno bene tutti, anche i personaggi più improbabili, per candidarsi a ruoli di governo sono necessarie molte e diversificate expertise: il balletto degli assessori romani della giunta Raggi non è un buon precedente.

Infine, paradossalmente, questa vicenda favorisce un'evoluzione importante e positiva: abbatte quel "perfettismo" di cui i grillini si beavano, tale da portarli sulla soglia dell'intolleranza. La foga antipolitica, tracimata sovente in insulti e invettive, proveniva proprio dalla loro presunzione di una giacobina purezza. Ora, finalmente, sono come gli altri, con la loro dose rispettiva di pregi e difetti. E questo è un bene, in termini sistemici, per la vitalità della nostra democrazia.