Uno tsunami si sta abbattendo sul mondo delle organizzazioni non governative e dell’assistenza internazionale. Tutto nasce dallo scandalo che coinvolge la britannica Oxfam: «orge stile Caligola» con prostitute nella Haiti devastata dal terremoto del 2010. L’ente di sorveglianza delle ong britanniche, la Charity Commission, riferisce di ricevere ogni anno oltre mille segnalazioni di abusi sessuali in una miriade di organizzazioni. Anche Medici senza Frontiere, una delle più grandi e meritorie agenzie della solidarietà globale, ammette casi di molestie e abusi. Tanto basta perché l’opinione pubblica si chieda se abbiamo a che fare con casi isolati da denunciare e punire, oppure se l’intero apparato solidaristico non sia solo una copertura per consentire le più abiette viltà a danno dei più indifesi. Così la marea rischia di travolgere in poche ore “quell’industria del bene” che da dece…
Uno tsunami si sta abbattendo sul mondo delle organizzazioni non governative e dell’assistenza internazionale. Tutto nasce dallo scandalo che coinvolge la britannica Oxfam: «orge stile Caligola» con prostitute nella Haiti devastata dal terremoto del 2010. L’ente di sorveglianza delle ong britanniche, la Charity Commission, riferisce di ricevere ogni anno oltre mille segnalazioni di abusi sessuali in una miriade di organizzazioni. Anche Medici senza Frontiere, una delle più grandi e meritorie agenzie della solidarietà globale, ammette casi di molestie e abusi. Tanto basta perché l’opinione pubblica si chieda se abbiamo a che fare con casi isolati da denunciare e punire, oppure se l’intero apparato solidaristico non sia solo una copertura per consentire le più abiette viltà a danno dei più indifesi. Così la marea rischia di travolgere in poche ore “quell’industria del bene” che da decenni va salvando milioni di vite nei punti più disastrati del globo.
La vicenda è stata subito apparentata a quella del movimento #metoo: sfruttamento sessuale in cambio di opportunità di lavoro nello spettacolo.
Ma qui non abbiamo a che fare con avanzamenti di carriera, bensì con questioni di vita o di morte; non con una parte in un film ma con l’accesso a una razione alimentare. Viene alla mente piuttosto lo scandalo della pedofilia nella Chiesa. Se infatti non ci aspettiamo alcun magistero morale da un produttore cinematografico, siamo in diritto di esigerlo da chi sventola la bandiera della compassione e della fratellanza. La questione non è soltanto morale. Le ong, anche quelle che gestiscono bilanci multimilionari e centinaia di programmi di assistenza, sono strutture fragili.
Dipendono dalla carità pubblica e privata. La prima conseguenza per Oxfam è la minaccia del taglio dei fondi governativi. E nel frattempo è già cominciata la fuga dei donatori privati. Oxfam, che con 460 milioni di euro l’anno è al quarto posto tra le ong britanniche, rischia la chiusura.
Non è la sola. Già diversi editoriali della stampa conservatrice britannica chiedono la riduzione della spesa per gli aiuti internazionali, se finisce per coprire innominabili turpitudini. Come sempre nelle oscillazioni dell’opinione pubblica, è questione di percezioni. Se passa l’idea che “l’industria della solidarietà” giova solo a dare licenza al vizio, allora — indipendentemente dalla realtà dei fatti — essa subirà un colpo mortale.
Bisogna dire chiaro e forte che così non è. Gli abusi non definiscono e non riassumono questo mondo. Ci sono contesti, in special modo guerre, catastrofi naturali, carestie, in cui l’apporto dei colossi della solidarietà è insostituibile. Ridurlo, o peggio annullarlo, significherebbe solo rendere il pianeta un po’ più ingiusto, un po’ più crudele, un po’ più disuguale.
C’è una seconda questione: la mancanza di trasparenza con cui i vertici di Oxfam hanno gestito gli abusi di cui erano a conoscenza. Allontanando, destituendo o licenziando i responsabili e mettendo tutto a tacere. Ancora una volta il movente dev’essere stata la paura di perdere il sostegno dei donatori. Ora che lo scandalo è venuto alla luce, la passata reticenza sta producendo l’effetto contrario. Per questo altre organizzazioni corrono ai ripari. Medici senza Frontiere dichiara, senza che nessuno glielo abbia chiesto, di aver individuato nel 2017, su 40 mila suoi operatori umanitari, 40 casi di «comportamenti inappropriati, abusi di potere, molestie o abusi sessuali». Un caso ogni mille operatori non basta certo a compromettere quanto di buono Medici senza Frontiere va facendo in giro per il mondo. L’importante è saperlo.
La vicenda è stata subito apparentata a quella del movimento #metoo: sfruttamento sessuale in cambio di opportunità di lavoro nello spettacolo.
Ma qui non abbiamo a che fare con avanzamenti di carriera, bensì con questioni di vita o di morte; non con una parte in un film ma con l’accesso a una razione alimentare. Viene alla mente piuttosto lo scandalo della pedofilia nella Chiesa. Se infatti non ci aspettiamo alcun magistero morale da un produttore cinematografico, siamo in diritto di esigerlo da chi sventola la bandiera della compassione e della fratellanza. La questione non è soltanto morale. Le ong, anche quelle che gestiscono bilanci multimilionari e centinaia di programmi di assistenza, sono strutture fragili.
Dipendono dalla carità pubblica e privata. La prima conseguenza per Oxfam è la minaccia del taglio dei fondi governativi. E nel frattempo è già cominciata la fuga dei donatori privati. Oxfam, che con 460 milioni di euro l’anno è al quarto posto tra le ong britanniche, rischia la chiusura.
Non è la sola. Già diversi editoriali della stampa conservatrice britannica chiedono la riduzione della spesa per gli aiuti internazionali, se finisce per coprire innominabili turpitudini. Come sempre nelle oscillazioni dell’opinione pubblica, è questione di percezioni. Se passa l’idea che “l’industria della solidarietà” giova solo a dare licenza al vizio, allora — indipendentemente dalla realtà dei fatti — essa subirà un colpo mortale.
Bisogna dire chiaro e forte che così non è. Gli abusi non definiscono e non riassumono questo mondo. Ci sono contesti, in special modo guerre, catastrofi naturali, carestie, in cui l’apporto dei colossi della solidarietà è insostituibile. Ridurlo, o peggio annullarlo, significherebbe solo rendere il pianeta un po’ più ingiusto, un po’ più crudele, un po’ più disuguale.
C’è una seconda questione: la mancanza di trasparenza con cui i vertici di Oxfam hanno gestito gli abusi di cui erano a conoscenza. Allontanando, destituendo o licenziando i responsabili e mettendo tutto a tacere. Ancora una volta il movente dev’essere stata la paura di perdere il sostegno dei donatori. Ora che lo scandalo è venuto alla luce, la passata reticenza sta producendo l’effetto contrario. Per questo altre organizzazioni corrono ai ripari. Medici senza Frontiere dichiara, senza che nessuno glielo abbia chiesto, di aver individuato nel 2017, su 40 mila suoi operatori umanitari, 40 casi di «comportamenti inappropriati, abusi di potere, molestie o abusi sessuali». Un caso ogni mille operatori non basta certo a compromettere quanto di buono Medici senza Frontiere va facendo in giro per il mondo. L’importante è saperlo.