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Il caso Ostia: chi ha rotto il silenzio

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Al processo per le minacce a lei rivolte cinque anni fa da Armando Spada la nostra Federica Angeli ha raccontato di quando il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, nel comunicarle che da quel momento in poi la sua vita sarebbe trascorsa sotto tutela, le disse: "A Ostia, in quarant'anni, nessuno prima d'ora aveva avuto il coraggio di denunciare un sopruso".

Non è del tutto esatto. Una denuncia nei confronti dei clan che spadroneggiavano sul litorale romano in effetti c'era stata, negli anni Ottanta: un'anziana signora era andata dai poliziotti a raccontare che le avevano rubato un pezzo di giardino spostando arbitrariamente il muro di confine. E tutto era finito lì.

Episodio, questo, che evidentemente non toglie nulla alla sconvolgente rivelazione di Pecoraro. Ostia è un quartiere di Roma, che oltre a essere una delle metropoli più importanti del mondo per il peso culturale della sua storia, è anche la capitale di uno dei Pae…
Al processo per le minacce a lei rivolte cinque anni fa da Armando Spada la nostra Federica Angeli ha raccontato di quando il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, nel comunicarle che da quel momento in poi la sua vita sarebbe trascorsa sotto tutela, le disse: "A Ostia, in quarant'anni, nessuno prima d'ora aveva avuto il coraggio di denunciare un sopruso".

Non è del tutto esatto. Una denuncia nei confronti dei clan che spadroneggiavano sul litorale romano in effetti c'era stata, negli anni Ottanta: un'anziana signora era andata dai poliziotti a raccontare che le avevano rubato un pezzo di giardino spostando arbitrariamente il muro di confine. E tutto era finito lì.

Episodio, questo, che evidentemente non toglie nulla alla sconvolgente rivelazione di Pecoraro. Ostia è un quartiere di Roma, che oltre a essere una delle metropoli più importanti del mondo per il peso culturale della sua storia, è anche la capitale di uno dei Paesi del G7. E fa venire semplicemente i brividi apprendere da una fonte tanto autorevole che in un pezzo così grande di questa capitale vigeva la regola dell'omertà. Perché di omertà si trattava, nel perfetto stile con cui le cronache e la letteratura ci hanno rimandato per decenni le istantanee di certe aree del Sud controllate dal potere mafioso. Con la differenza che lì, durante gli stessi quarant'anni conclusi in quel 2013, qualche denuncia coraggiosa c'è stata eccome. Pagata talvolta a carissimo prezzo, ma c'è stata. A differenza di Ostia.

Le vicende emerse anche grazie alle denunce di Federica Angeli, anche e soprattutto quelle giornalistiche, hanno permesso di delineare uno scenario inquietante. Inaccettabile per qualunque consesso umano, figurarsi per la capitale di un Paese che vuole definirsi civile e sviluppato. È lo scenario di una città grande come Verona o Messina finita nelle mani di famiglie ben conosciute che con metodi del tutto simili a quelli delle cosche avevano imposto la propria legge. Lo spettacolo delle intimidazioni, delle violenze e degli affari sporchi era sotto gli occhi di tutti. Quelli dei cittadini, ma soprattutto quelli di un'amministrazione che poco o niente ha fatto per arginare il dilagare di quel sistema criminale. Fino a trasformarsi in una comoda sponda di connivenze e ambiguità, come ha avuto modo di sottolineare in varie occasioni anche l'ex assessore alla legalità del Comune di Roma Alfonso Sabella, che sul fronte di Ostia non ha lesinato l'impegno. Diversamente non sarebbe stato possibile assistere a una degenerazione i cui effetti possiamo apprezzare ancora adesso, nonostante molte cose siano cambiate. Perché adesso la gente parla, va dai carabinieri, altri giornalisti ficcano il naso nelle faccende sporche del litorale. Anche se le cose continuano a succedere.

Ha dell'incredibile la vicenda della palestra della legalità che sarebbe dovuta nascere in un immobile sequestrato. Inaugurata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti il 23 febbraio 2017, cioè esattamente un anno fa, non ha ancora aperto. La ragione è in una incomprensibile e scandalosa diatriba burocratica sulla destinazione d'uso fra gli uffici comunali, che sta bloccando una iniziativa ideata per sottrarre i giovani di Ostia all'influenza di uno di quei clan familiari. Mentre niente, in altri uffici comunali, ha impedito l'assegnazione in sanatoria di un alloggio popolare a un esponente del medesimo clan.

Questa storia, tuttavia, ci fa apprezzare ancora di più la determinazione umana e professionale di Federica Angeli: senza il suo impegno non sarebbe mai stata raccontata, per il semplice fatto che nemmeno l'idea della palestra sarebbe forse mai nata. Perché il contributo che lei ha dato va ben oltre la denuncia e il racconto dei fatti, compito di ogni giornalista. A Ostia Federica ha sconfitto l'omertà.