Come sarà la cultura in Italia da qui al 2030? Bella domanda. Se la sono posta alcuni parlamentari 5 Stelle promuovendo un progetto di ricerca coordinato da Domenico De Masi. Sono stati consultati undici esperti di diversi campi del sapere (letteratura, filosofia, matematica ...) affinché formulassero le loro previsioni, elaborate secondo il metodo "Delphi": in base al quale solo "le previsioni che ottengono la maggioranza dei consensi da parte degli esperti confluiscono nel rapporto finale".
Tale rapporto avrebbe dovuto essere presentato in un convegno romano - nei giorni 21 e 22 febbraio - che però, all'ultimo momento, è stato annullato con questa motivazione: "evitare speculazioni legate alle elezioni politiche prossime che potrebbero dare luogo a equivoci controproducenti per la diffusione delle idee circa il ruolo e l'importanza della cultura". Frase faticosa, ma soprattutto stupefacente.
Gli organizzatori debbon…
Tale rapporto avrebbe dovuto essere presentato in un convegno romano - nei giorni 21 e 22 febbraio - che però, all'ultimo momento, è stato annullato con questa motivazione: "evitare speculazioni legate alle elezioni politiche prossime che potrebbero dare luogo a equivoci controproducenti per la diffusione delle idee circa il ruolo e l'importanza della cultura". Frase faticosa, ma soprattutto stupefacente.
Gli organizzatori debbon…
Come sarà la cultura in Italia da qui al 2030? Bella domanda. Se la sono posta alcuni parlamentari 5 Stelle promuovendo un progetto di ricerca coordinato da Domenico De Masi. Sono stati consultati undici esperti di diversi campi del sapere (letteratura, filosofia, matematica ...) affinché formulassero le loro previsioni, elaborate secondo il metodo "Delphi": in base al quale solo "le previsioni che ottengono la maggioranza dei consensi da parte degli esperti confluiscono nel rapporto finale".
Tale rapporto avrebbe dovuto essere presentato in un convegno romano - nei giorni 21 e 22 febbraio - che però, all'ultimo momento, è stato annullato con questa motivazione: "evitare speculazioni legate alle elezioni politiche prossime che potrebbero dare luogo a equivoci controproducenti per la diffusione delle idee circa il ruolo e l'importanza della cultura". Frase faticosa, ma soprattutto stupefacente.
Gli organizzatori debbono aver temuto che, in questa occasione, qualcuno potesse muovere critiche o riserve sulla ricerca svolta: ma queste sarebbero "speculazioni"? Chiunque si occupi di cultura, o la ami, sa che reazioni e discussioni ne sono semplicemente il sale. Criticare non significa speculare. Questo annullamento è insomma terribilmente anti-culturale. Quanto al progetto in sé, in verità lascia spesso perplessi. Innanzitutto perché si apre su una nota lugubre: "privi di meta e bussola, non sappiamo dove andare e dunque nessun vento è favorevole al nostro viaggio". Non esageriamo. Soprattutto, però, dopo averlo letto non è chiaro che cosa i promotori intendano davvero per "cultura".
All'inizio, infatti, questa nozione viene articolata in tre forme: cultura ideale (linguaggi, credenze), materiale (luoghi, manufatti) e sociale (usi, costumi). Poi però si affaccia Charles P. Snow con le sue Due culture, scientifica e umanistica; di seguito Jerome Kagan con le sue Tre culture, ossia con l'aggiunta alle altre due di quella sociologica e psicologica. A questo punto fa il suo ingresso una "quarta" cultura, quella veramente nuova, che si sviluppa nella "mediosfera". A differenza delle altre si tratta di una cultura che non è prodotta dai pochi per i molti, ma dai molti per i molti, "attingendo a una miriade di fonti". L'esempio è ovviamente costituito da Wikipedia.
In chiusura del progetto vengono infine elencate le tematiche su cui gli esperti sono stati intervistati, le quali sembrano in realtà riferirsi alla nozione diciamo più usuale di cultura: quella che comprende cinema, teatro, musei, insomma offerta culturale in genere. E tutte le altre culture che fine hanno fatto? Come si articolano fra loro, ammesso che si articolino? Quanto alla quarta cultura, la mediatica, della quale tutte le altre potranno "giovarsi", quali "vantaggi" offre? Per esempio "rende superflui e impossibili alcuni meccanismi atavici della mente umana, come quello di essere gelosi della propria privacy". Che francamente non ci pare un vantaggio. Tanto meno possiamo aspettarci molto da una cultura che si produce a partire "da una miriade di fonti", senza che ci si ponga il problema di vagliarle.
Siamo sempre lì, temo, all'1 = 1, anche in cultura. Lo stesso dicasi per il criterio di maggioranza con cui viene valutata la bontà delle analisi prodotte dai singoli esperti. Forse che le idee condivise dai più sono perciò stesso le migliori? La storia offre drammatici esempi di idee sbagliate, perfino rovinose, condivise da maggioranze (e di idee buone e positive rappresentate da minoranze). Siamo felici che i 5 Stelle abbiano deciso di riflettere sulla cultura. Ma penso che, quando ce ne sarà data finalmente l'occasione, avremo molto da discutere.
Tale rapporto avrebbe dovuto essere presentato in un convegno romano - nei giorni 21 e 22 febbraio - che però, all'ultimo momento, è stato annullato con questa motivazione: "evitare speculazioni legate alle elezioni politiche prossime che potrebbero dare luogo a equivoci controproducenti per la diffusione delle idee circa il ruolo e l'importanza della cultura". Frase faticosa, ma soprattutto stupefacente.
Gli organizzatori debbono aver temuto che, in questa occasione, qualcuno potesse muovere critiche o riserve sulla ricerca svolta: ma queste sarebbero "speculazioni"? Chiunque si occupi di cultura, o la ami, sa che reazioni e discussioni ne sono semplicemente il sale. Criticare non significa speculare. Questo annullamento è insomma terribilmente anti-culturale. Quanto al progetto in sé, in verità lascia spesso perplessi. Innanzitutto perché si apre su una nota lugubre: "privi di meta e bussola, non sappiamo dove andare e dunque nessun vento è favorevole al nostro viaggio". Non esageriamo. Soprattutto, però, dopo averlo letto non è chiaro che cosa i promotori intendano davvero per "cultura".
All'inizio, infatti, questa nozione viene articolata in tre forme: cultura ideale (linguaggi, credenze), materiale (luoghi, manufatti) e sociale (usi, costumi). Poi però si affaccia Charles P. Snow con le sue Due culture, scientifica e umanistica; di seguito Jerome Kagan con le sue Tre culture, ossia con l'aggiunta alle altre due di quella sociologica e psicologica. A questo punto fa il suo ingresso una "quarta" cultura, quella veramente nuova, che si sviluppa nella "mediosfera". A differenza delle altre si tratta di una cultura che non è prodotta dai pochi per i molti, ma dai molti per i molti, "attingendo a una miriade di fonti". L'esempio è ovviamente costituito da Wikipedia.
In chiusura del progetto vengono infine elencate le tematiche su cui gli esperti sono stati intervistati, le quali sembrano in realtà riferirsi alla nozione diciamo più usuale di cultura: quella che comprende cinema, teatro, musei, insomma offerta culturale in genere. E tutte le altre culture che fine hanno fatto? Come si articolano fra loro, ammesso che si articolino? Quanto alla quarta cultura, la mediatica, della quale tutte le altre potranno "giovarsi", quali "vantaggi" offre? Per esempio "rende superflui e impossibili alcuni meccanismi atavici della mente umana, come quello di essere gelosi della propria privacy". Che francamente non ci pare un vantaggio. Tanto meno possiamo aspettarci molto da una cultura che si produce a partire "da una miriade di fonti", senza che ci si ponga il problema di vagliarle.
Siamo sempre lì, temo, all'1 = 1, anche in cultura. Lo stesso dicasi per il criterio di maggioranza con cui viene valutata la bontà delle analisi prodotte dai singoli esperti. Forse che le idee condivise dai più sono perciò stesso le migliori? La storia offre drammatici esempi di idee sbagliate, perfino rovinose, condivise da maggioranze (e di idee buone e positive rappresentate da minoranze). Siamo felici che i 5 Stelle abbiano deciso di riflettere sulla cultura. Ma penso che, quando ce ne sarà data finalmente l'occasione, avremo molto da discutere.