✕

La rivincita del Senato

Tra i banchi ci sarà Renzi che potrà constatare i miglioramenti senza le laceranti revisioni costituzionali
2 minuti di lettura
Non sappiamo come sarà composto il Senato che Giorgio Napolitano comincerà a presiedere venerdì 23 marzo. Sappiamo però che sarà una istituzione "nuova": e con tre paradossi rispetto alla legislatura che si è chiusa. Il primo paradosso è che il Senato, considerato in zona retrocessione prima del referendum del 4 dicembre 2016, è riuscito, cambiando il proprio Regolamento, ad auto-riformarsi profondamente. Con l'inizio di legislatura, le norme mutate raggiungeranno buona parte degli obiettivi falliti da quel referendum.

Il Senato realizza infatti, finalmente, una "omogeneità" procedurale con la Camera dei deputati. Rinuncia a "storiche" diversità e moltiplica le occasioni di lavoro in commissioni congiunte, nello spirito di "due Camere, un Parlamento". Assegna maggiori spazi alle commissioni deliberanti. Definisce il sospirato "voto" a data certa: quello che, con…
Non sappiamo come sarà composto il Senato che Giorgio Napolitano comincerà a presiedere venerdì 23 marzo. Sappiamo però che sarà una istituzione "nuova": e con tre paradossi rispetto alla legislatura che si è chiusa. Il primo paradosso è che il Senato, considerato in zona retrocessione prima del referendum del 4 dicembre 2016, è riuscito, cambiando il proprio Regolamento, ad auto-riformarsi profondamente. Con l'inizio di legislatura, le norme mutate raggiungeranno buona parte degli obiettivi falliti da quel referendum.

Il Senato realizza infatti, finalmente, una "omogeneità" procedurale con la Camera dei deputati. Rinuncia a "storiche" diversità e moltiplica le occasioni di lavoro in commissioni congiunte, nello spirito di "due Camere, un Parlamento". Assegna maggiori spazi alle commissioni deliberanti. Definisce il sospirato "voto" a data certa: quello che, contro ogni ostruzionismo, assicura la conclusione in tempi predeterminati dei percorsi legislativi. Ancora: per impedirne la frammentazione e la proliferazione, stabilisce che possano formare gruppo parlamentare soltanto le associazioni di senatori corrispondenti alle coalizioni e ai partiti effettivamente votati dagli elettori. Prevede sanzioni per i "trasformisti". Rende più efficace la partecipazione parlamentare alle fasi giuridiche della integrazione europea, coinvolgendo anche le regioni. Riesce persino a cancellare il Cnel, almeno dalle sue procedure formali. Insomma, una dimostrazione di quel che si può (e si poteva) fare a "Costituzione invariata".

Il secondo paradosso è che il segnale iniziale su quelli che potranno essere gli equilibri nella legislatura entrante, lo darà proprio quel Senato che stava per essere escluso dal circuito politico "stretto". Il suo Regolamento non ammette prolungate votazioni per l'elezione del Presidente. Si tratta infatti di una carica permanentemente "necessaria" per un'eventuale "supplenza" del Capo dello Stato. Se dopo tre votazioni nessuno raggiunge la maggioranza assoluta, si va al ballottaggio tra i due più votati. Sabato 24, al massimo, si avrà perciò il nuovo Presidente. (Alla Camera non è così: si vota a oltranza sino a che un candidato raggiunga la maggioranza assoluta). Le aggregazioni che si formeranno su quel nome potranno dire molto sul prossimo futuro politico. E ancor di più lo si potrà capire se le coalizioni faranno unico gruppo oppure se le loro componenti si divideranno in gruppi-partiti.

Il terzo, curioso, paradosso è che sarà membro autorevole del nuovo Senato - che aveva immaginato come composto solo da sindaci e consiglieri regionali - anche l'ex premier Renzi. Potrà così constatare da vicino, quali miglioramenti istituzionali siano possibili senza laceranti revisioni costituzionali. Ma ne potrà vedere anche i limiti e, con essi, magari le ragioni di una vera riforma della nostra forma di governo. Paradossi: ma queste vicende nel Senato parlano anche di perdurante vitalità della democrazia parlamentare. Data per spacciata dal viscido antiparlamentarismo che ci circonda, essa esprime invece ancora una sua forza istituzionale di rimbalzo: capace alla fine di imporsi, pur in un passaggio accidentato come questo, sull'ordine delle cose.

Il nuovo Parlamento potrebbe essere così di gran lunga migliore della misera campagna elettorale che lo ha preceduto. Dal Senato del 23 marzo potrebbe venire il primo segno della svolta. Ci sono ancora buone ragioni per andare a votare.