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Quel paesaggio unico al mondo ignorato dal potere

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L'Italia è un piccolo Paese al centro del Mediterraneo, con una storia millenaria certo, ma poco può per ridurre il riscaldamento globale del Pianeta. Assai più dovrebbe fare però per rendere più vivibile la penisola e le isole che ne sono parte. Diciamo, senza perifrasi, che il territorio e l'ambiente non sono quasi mai stati al centro degli interessi dei governi repubblicani: anche se ci sono state spinte innovative e importanti (in primis la Commissione interministeriale De Marchi 1967-70) che lasciavano sperare che qualcosa si muovesse. Non è andata così.

LEGGI Le proposte dei partiti su ambiente e territorio

Si è proceduto rincorrendo i disastri - terremoti, frane e alluvioni - mano a mano che si verificavano con provvedimenti che sono stati quasi sempre uno spreco di risorse. L'Italia ha una struttura idrogeologica difficile da governare. La dorsale appenninica per decenni è stata abbandonata: un flatus…
L'Italia è un piccolo Paese al centro del Mediterraneo, con una storia millenaria certo, ma poco può per ridurre il riscaldamento globale del Pianeta. Assai più dovrebbe fare però per rendere più vivibile la penisola e le isole che ne sono parte. Diciamo, senza perifrasi, che il territorio e l'ambiente non sono quasi mai stati al centro degli interessi dei governi repubblicani: anche se ci sono state spinte innovative e importanti (in primis la Commissione interministeriale De Marchi 1967-70) che lasciavano sperare che qualcosa si muovesse. Non è andata così.

LEGGI Le proposte dei partiti su ambiente e territorio

Si è proceduto rincorrendo i disastri - terremoti, frane e alluvioni - mano a mano che si verificavano con provvedimenti che sono stati quasi sempre uno spreco di risorse. L'Italia ha una struttura idrogeologica difficile da governare. La dorsale appenninica per decenni è stata abbandonata: un flatus vocis la messa in sicurezza degli abitati, come testimoniano i terremoti che di recente hanno piegato il Centro Italia. La prevenzione ha una misera parte nei bilanci pubblici. I fiumi, piccoli o grandi che siano, - lasciati all'incuria - hanno arrecato danni ingentissimi in città come Genova e Firenze. Per non dire di Venezia con la "ballata" del Mose.

Il governo D'Alema trasferì le competenze dei Lavori Pubblici all'Ambiente, vanificando professionalità tecniche già decimate. Saggia la politica di Giuseppe Zamberletti (terremoto in Irpinia del 1980), mise la Protezione Civile su una buona strada. Cavour, Quintino Sella e Garibaldi ebbero a cuore il suolo della patria. Il ventennio Berlusconi invece ci ha donato condoni edilizi senza risparmio e ora rilancia il Ponte di Messina! Le priorità del prossimo decennio sono invece l'agricoltura green e il governo delle aree urbane. La prima, con le potenzialità sociali e economiche che può esprimere, va sostenuta e in talune aree sta già avvenendo, non escluso il Mezzogiorno.

Le città non possono continuare a espandersi a macchia d'olio accrescendo il disagio urbano. Si dovranno invece dotare di servizi pubblici per ridurre lo smog, rendendo più tollerabile la mobilità e salvaguardando la salute del cittadino. Una politica questa che ha i suoi immediati benefici e i suoi costi: che non sono uno spreco, ma un investimento produttivo indispensabile. L'Italia ha un patrimonio storico e artistico di eccezionale valore: il mirabile paesaggio che li contiene è una risorsa che il turismo non è capace di utilizzare, privo com'è di un'organizzazione competitiva e adeguata alle sue potenzialità. Bisogna aver consapevolezza del cambiamento climatico, ma una politica conseguente deve prevederne gli effetti sia nelle campagne che nelle città. Carlo Cattaneo scrisse che le città sono le radici della nostra civiltà, oggi si occuperebbe di renderle "intelligenti": le smart city governano telefonia, energia, mobilità, e un tale sistema è già attivo in molte città del mondo.