Beppe Grillo ha reso esplicito quello che era da tempo sotto gli occhi di tutti: la mutazione del Movimento 5Stelle. L'urlo lanciato dalla piazza di Bologna nel settembre del 2007 contro la classe politica e l'establishment è risuonato sempre più forte in questo decennio grazie anche al contributo dato da tanti politici corrotti, disonesti e incapaci. Se addirittura la capitale d'Italia era andata in mano alla Mafia, evento drammaticamente simbolico di una serie infinita di scandali, allora non c'era speranza per il sistema politico, e il Vaffa non aveva più argini.
Poi le vittorie in due grandi Comuni come Torino e Roma hanno fatto sbattere i grillini contro la realtà della politica, la sua complessità e le sue difficoltà (anche umane). Volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno quando sono sbarcati a Montecitorio: sono rimasti invece in fondo al barattolo, quasi sempre irrilevanti e …
Poi le vittorie in due grandi Comuni come Torino e Roma hanno fatto sbattere i grillini contro la realtà della politica, la sua complessità e le sue difficoltà (anche umane). Volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno quando sono sbarcati a Montecitorio: sono rimasti invece in fondo al barattolo, quasi sempre irrilevanti e …
Beppe Grillo ha reso esplicito quello che era da tempo sotto gli occhi di tutti: la mutazione del Movimento 5Stelle. L'urlo lanciato dalla piazza di Bologna nel settembre del 2007 contro la classe politica e l'establishment è risuonato sempre più forte in questo decennio grazie anche al contributo dato da tanti politici corrotti, disonesti e incapaci. Se addirittura la capitale d'Italia era andata in mano alla Mafia, evento drammaticamente simbolico di una serie infinita di scandali, allora non c'era speranza per il sistema politico, e il Vaffa non aveva più argini.
Poi le vittorie in due grandi Comuni come Torino e Roma hanno fatto sbattere i grillini contro la realtà della politica, la sua complessità e le sue difficoltà (anche umane). Volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno quando sono sbarcati a Montecitorio: sono rimasti invece in fondo al barattolo, quasi sempre irrilevanti e ininfluenti. E prendendosela poi con la presidente della Camera, spesso vergognosamente insultata. Per tutte le nuove formazioni politiche arriva il momento della maturità. Senza scosse telluriche il M5S sembra aver archiviato gli slogan più truci contro la casta per incominciare a fare politica. Il duo di punta, Di Maio e di Battista, esprime la transizione verso una nuova veste del partito con due diverse posture: dialogica e moderata con il primo, irruente e tribunizia con il secondo. Un gioco delle parti e una sintonia che appaiono molto affiatati. Rimane un fondo protestatario con tinte antipolitiche ma è in atto un passaggio alla fase della affidabilità.
Anche la goffa iniziativa di comunicare al Quirinale la lista dei ministri a cinque stelle in realtà indica la volontà di accreditarsi come un partito pronto (meglio, desideroso) di governare e disposto a entrare nel gioco. Il rifiuto pregiudiziale di ogni rapporto con gli altri partiti, tutti "impuri" e quindi indegni di attenzione, fa ormai parte del passato. Il M5S vuole inserirsi nel sistema. Grillo lo riconosce e (forse a denti stretti) lo benedice. La rivoluzione è finita. Il fondatore se ne va per altri lidi continuando a prefigurare fantasiosi scenari futuri, come faceva con Gianroberto Casaleggio. Quella carica utopica, inesistente in tutte le altre formazioni politiche, attraeva tanti giovani. Della sua dispersione il M5S potrebbe risentirne, benché non subito ma nel medio periodo. Lasciando lo scettro al "capo politico" del Movimento Grillo riconosce che la protesta antipolitica, per quanto costituisca ancora il tema trainante, non basta più. Infiamma ancora i cuori degli elettori ma se la sua creatura vuole insediarsi stabilmente nel panorama politico italiano deve fare un passo avanti, così come lui ha fatto un passo di lato. Per ora siamo ai primi passi.
Con tutte le incertezze e contraddizioni che vediamo ogni giorno, la strada è segnata. E questo cambia radicalmente la politica italiana. Perché fino ad ora le dinamiche politico-parlamentari hanno praticamente ignorato l'esistenza del M5S, anche perché loro stessi si ritraevano sdegnati nella loro fortezza. Dal dopo elezioni, invece, i grillini saranno parte del gioco e se le previsioni della vigilia saranno confermate nessun governo potrà nascere senza almeno una loro astensione. A molti questa prospettiva provocherà reazioni allergiche. Se invece si pensa al buon funzionamento del nostro sistema democratico, aver integrato un partito che rappresenta più del 40% dei giovani in senso lato, quelli dai 18 ai 45 anni, la parte vitale del Paese, sarebbe un ottimo risultato. La democrazia italiana può beneficiare di una "strategia dell'attenzione" verso i 5 Stelle perché in tal modo può contaminare positivamente un partito dai contorni ideali e programmatici così incerti e contraddittori, ma non antisistemici.
Poi le vittorie in due grandi Comuni come Torino e Roma hanno fatto sbattere i grillini contro la realtà della politica, la sua complessità e le sue difficoltà (anche umane). Volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno quando sono sbarcati a Montecitorio: sono rimasti invece in fondo al barattolo, quasi sempre irrilevanti e ininfluenti. E prendendosela poi con la presidente della Camera, spesso vergognosamente insultata. Per tutte le nuove formazioni politiche arriva il momento della maturità. Senza scosse telluriche il M5S sembra aver archiviato gli slogan più truci contro la casta per incominciare a fare politica. Il duo di punta, Di Maio e di Battista, esprime la transizione verso una nuova veste del partito con due diverse posture: dialogica e moderata con il primo, irruente e tribunizia con il secondo. Un gioco delle parti e una sintonia che appaiono molto affiatati. Rimane un fondo protestatario con tinte antipolitiche ma è in atto un passaggio alla fase della affidabilità.
Anche la goffa iniziativa di comunicare al Quirinale la lista dei ministri a cinque stelle in realtà indica la volontà di accreditarsi come un partito pronto (meglio, desideroso) di governare e disposto a entrare nel gioco. Il rifiuto pregiudiziale di ogni rapporto con gli altri partiti, tutti "impuri" e quindi indegni di attenzione, fa ormai parte del passato. Il M5S vuole inserirsi nel sistema. Grillo lo riconosce e (forse a denti stretti) lo benedice. La rivoluzione è finita. Il fondatore se ne va per altri lidi continuando a prefigurare fantasiosi scenari futuri, come faceva con Gianroberto Casaleggio. Quella carica utopica, inesistente in tutte le altre formazioni politiche, attraeva tanti giovani. Della sua dispersione il M5S potrebbe risentirne, benché non subito ma nel medio periodo. Lasciando lo scettro al "capo politico" del Movimento Grillo riconosce che la protesta antipolitica, per quanto costituisca ancora il tema trainante, non basta più. Infiamma ancora i cuori degli elettori ma se la sua creatura vuole insediarsi stabilmente nel panorama politico italiano deve fare un passo avanti, così come lui ha fatto un passo di lato. Per ora siamo ai primi passi.
Con tutte le incertezze e contraddizioni che vediamo ogni giorno, la strada è segnata. E questo cambia radicalmente la politica italiana. Perché fino ad ora le dinamiche politico-parlamentari hanno praticamente ignorato l'esistenza del M5S, anche perché loro stessi si ritraevano sdegnati nella loro fortezza. Dal dopo elezioni, invece, i grillini saranno parte del gioco e se le previsioni della vigilia saranno confermate nessun governo potrà nascere senza almeno una loro astensione. A molti questa prospettiva provocherà reazioni allergiche. Se invece si pensa al buon funzionamento del nostro sistema democratico, aver integrato un partito che rappresenta più del 40% dei giovani in senso lato, quelli dai 18 ai 45 anni, la parte vitale del Paese, sarebbe un ottimo risultato. La democrazia italiana può beneficiare di una "strategia dell'attenzione" verso i 5 Stelle perché in tal modo può contaminare positivamente un partito dai contorni ideali e programmatici così incerti e contraddittori, ma non antisistemici.