✕

M5s, la finzione ben studiata del governo ombra

2 minuti di lettura
"Oggi siamo derisi, ma lunedì saremo noi a ridere". Luigi Di Maio anticipa i tempi e prosegue nella strategia di accreditarsi come vincitore delle elezioni. Dopo aver mandato via e-mail la lista dei suoi "ministri" al Quirinale, che ovviamente l'ha ignorata, ha ufficialmente presentato il "governo" targato Cinquestelle in un salone dell'Eur a Roma. Da tre minivan è scesa quasi al completo l'intera squadra di governo (con le sole eccezioni del generale Costa e di Filomena Magino "ministra" alla Qualità della vita e allo Sviluppo sostenibile) formata da dodici uomini e cinque donne, capeggiata dal "premier" Di Maio e accolta dalla sindaca di Roma Raggi. Lontani i tempi della variopinta pattuglia parlamentare grillina che voleva aprire Palazzo Madama e Montecitorio come una scatoletta di tonno. Ora nel mondo stellato si volta pagina. Del resto è stato lo stesso Grillo a ufficializzare in un blog che…
"Oggi siamo derisi, ma lunedì saremo noi a ridere". Luigi Di Maio anticipa i tempi e prosegue nella strategia di accreditarsi come vincitore delle elezioni. Dopo aver mandato via e-mail la lista dei suoi "ministri" al Quirinale, che ovviamente l'ha ignorata, ha ufficialmente presentato il "governo" targato Cinquestelle in un salone dell'Eur a Roma. Da tre minivan è scesa quasi al completo l'intera squadra di governo (con le sole eccezioni del generale Costa e di Filomena Magino "ministra" alla Qualità della vita e allo Sviluppo sostenibile) formata da dodici uomini e cinque donne, capeggiata dal "premier" Di Maio e accolta dalla sindaca di Roma Raggi. Lontani i tempi della variopinta pattuglia parlamentare grillina che voleva aprire Palazzo Madama e Montecitorio come una scatoletta di tonno. Ora nel mondo stellato si volta pagina. Del resto è stato lo stesso Grillo a ufficializzare in un blog che "è finito il tempo del vaffa". 

Una dichiarazione importante perché fino a ieri era sembrato che il vero capo del Movimento Cinquestelle non avesse troppo gradito la svolta governativa imposta da Casaleggio e messa in pratica da Di Maio. E invece anche il comico, l'uomo che ancora tira una quota decisiva di voti verso il M5S, pur senza rinnegare il carattere "rivoluzionario" del movimento da lui creato, si arrende alla necessità di mettere il vestito scuro e la cravatta ora che Palazzo Chigi sembra alla portata. 

Ma appena sceso dai pulmini sul "governo" grillino si abbattono subito un paio di caso imbarazzanti. Viene subito fuori che il preside di una scuola di Brindisi, designato all'Istruzione, ha fatto parte dello staff delle ministre di centrosinistra dell'Istruzione Giannini e Fedeli. E - eresia per qualsiasi militante grillino - ha apprezzato a suo tempo la riforma renzianissima della buona scuola, di cui pare sia stato anche uno dei consulenti. Lui naturalmente nega con sdegno, ma ci sono prove che lo inchiodano. E la criminologa Paola Giannetakis, designata al Viminale, ha una macchia difficilmente giustificabile nel mondo a cinque stelle: ha firmato un appello per il Si al referendum. Da notare che tre "ministre" di Di Maio, inserite in dicasteri-chiave tra cui Interni e Difesa, insegnano in una università Link Campus, non fra le più conosciute del mondo accademico. 

Lo stillicidio di nomi dei "ministri" di questi giorni e la presentazione ufficiale della squadra, fanno parte di una strategia ben studiata per accreditare l'immagine di un Di Maio che ha già vinto le elezioni ancora prima del voto. Ma così non è, e anche se i Cinquestelle dovessero entrare in una alleanza di governo con altri partiti, è ovvio che dovrebbero anche trattare la squadra dei ministri. In conclusione si è trattato di una finzione ad uso delle telecamere, pura propaganda elettorale. Ma ben studiata.