Milano-Roma, il senso delle capitali per la neve
Stefano Bartezzaghi, di STEFANO BARTEZZAGHI
All’inizio del 1985 ai milanesi non portò molta fortuna l’ironia con cui commentarono la paralisi che Roma aveva subìto, a causa di una nevicata di entità non proprio soverchiante. Subito dopo ne arrivò una perentoria sulla Madonnina, quasi un metro di neve: Milano ci rimise alcuni giorni di stasi, un vecchio velodromo, un palasport nuovissimo e un po’ anche la faccia.
In questo 2018 la tradizione si è rinnovata, con la complicità della rete ferroviaria (da considerarsi romana per centralità, o honoris causa). A Roma, scuole e uffici chiusi, trasporti pubblici in disarmo. A Milano, neve anche più abbondante, ma sale sparso dalla notte prima, strade pulite alle cinque del mattino e l’Atm che comunica, apparentemente british, di aver «attivato il piano emergenza neve per la gestione del servizio. La circolazione in metropolitana e in superficie è regolare». Vedremo se durerà, o se …
In questo 2018 la tradizione si è rinnovata, con la complicità della rete ferroviaria (da considerarsi romana per centralità, o honoris causa). A Roma, scuole e uffici chiusi, trasporti pubblici in disarmo. A Milano, neve anche più abbondante, ma sale sparso dalla notte prima, strade pulite alle cinque del mattino e l’Atm che comunica, apparentemente british, di aver «attivato il piano emergenza neve per la gestione del servizio. La circolazione in metropolitana e in superficie è regolare». Vedremo se durerà, o se …
All’inizio del 1985 ai milanesi non portò molta fortuna l’ironia con cui commentarono la paralisi che Roma aveva subìto, a causa di una nevicata di entità non proprio soverchiante. Subito dopo ne arrivò una perentoria sulla Madonnina, quasi un metro di neve: Milano ci rimise alcuni giorni di stasi, un vecchio velodromo, un palasport nuovissimo e un po’ anche la faccia.
In questo 2018 la tradizione si è rinnovata, con la complicità della rete ferroviaria (da considerarsi romana per centralità, o honoris causa). A Roma, scuole e uffici chiusi, trasporti pubblici in disarmo. A Milano, neve anche più abbondante, ma sale sparso dalla notte prima, strade pulite alle cinque del mattino e l’Atm che comunica, apparentemente british, di aver «attivato il piano emergenza neve per la gestione del servizio. La circolazione in metropolitana e in superficie è regolare». Vedremo se durerà, o se la nemesi del 1985 colpirà ancora.
È certamente vero che, per ovvie ragioni di latitudine, in Pianura Padana la neve fra gennaio e marzo non può arrivare di sorpresa. È però indipendente dal folklore dei dileggi e degli orgogli di maniera il fatto che come tutti i campanilismi, e a maggior ragione, anche quello fra le capitali, quella vera e la “morale”, nasconde qualche dente aguzzo e avvelenato. Lo si capisce specialmente quando, come oggi, si frammettono ragioni amministrative, pronte a diventare politiche. Ci si ricorda di un sindaco meneghino, la signora Moratti, rimasto senza sale nel 2008 e di uno capitolino, il signor Alemanno, che non sembrava sapere che pala pigliare, nel 2012.
Questi corsi e ricorsi storici e meteorologici non fanno dunque che riproporre il dubbio antico: ci sono determinanti, genetiche e ambientali, perenni nei millenni, oppure le cose possono andare diversamente, avendo solo un’idea di cosa significhi amministrare (e votare chi deve farlo)? Indolenza romana ed efficienza meneghina, cosa sono? Stereotipi, caratteri zodiacali, costanti antropologiche, crismi, karma?
Oggi poi ci sono i social network e gente che vi scrive: «Mai una volta che Milano si blocchi e mi permetta di stare sotto le coperte!». Gli hashtag chiariscono che si sta proprio sfottendo Roma. I media più nuovi recuperano i campanilismi più antichi; le ironie che una volta erano riservate ai bar oggi emergono e permangono. A pensarci, restano lì proprio come orme sulla neve.
In questo 2018 la tradizione si è rinnovata, con la complicità della rete ferroviaria (da considerarsi romana per centralità, o honoris causa). A Roma, scuole e uffici chiusi, trasporti pubblici in disarmo. A Milano, neve anche più abbondante, ma sale sparso dalla notte prima, strade pulite alle cinque del mattino e l’Atm che comunica, apparentemente british, di aver «attivato il piano emergenza neve per la gestione del servizio. La circolazione in metropolitana e in superficie è regolare». Vedremo se durerà, o se la nemesi del 1985 colpirà ancora.
È certamente vero che, per ovvie ragioni di latitudine, in Pianura Padana la neve fra gennaio e marzo non può arrivare di sorpresa. È però indipendente dal folklore dei dileggi e degli orgogli di maniera il fatto che come tutti i campanilismi, e a maggior ragione, anche quello fra le capitali, quella vera e la “morale”, nasconde qualche dente aguzzo e avvelenato. Lo si capisce specialmente quando, come oggi, si frammettono ragioni amministrative, pronte a diventare politiche. Ci si ricorda di un sindaco meneghino, la signora Moratti, rimasto senza sale nel 2008 e di uno capitolino, il signor Alemanno, che non sembrava sapere che pala pigliare, nel 2012.
Questi corsi e ricorsi storici e meteorologici non fanno dunque che riproporre il dubbio antico: ci sono determinanti, genetiche e ambientali, perenni nei millenni, oppure le cose possono andare diversamente, avendo solo un’idea di cosa significhi amministrare (e votare chi deve farlo)? Indolenza romana ed efficienza meneghina, cosa sono? Stereotipi, caratteri zodiacali, costanti antropologiche, crismi, karma?
Oggi poi ci sono i social network e gente che vi scrive: «Mai una volta che Milano si blocchi e mi permetta di stare sotto le coperte!». Gli hashtag chiariscono che si sta proprio sfottendo Roma. I media più nuovi recuperano i campanilismi più antichi; le ironie che una volta erano riservate ai bar oggi emergono e permangono. A pensarci, restano lì proprio come orme sulla neve.