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Il revival del nostro scontento

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L'effetto più tangibile di questa campagna elettorale? Il torcicollo. Fateci caso: i nostri leader politici l'hanno attraversata con un occhio sul passato remoto e l'altro sul futuro anteriore. Quanto al presente, assente. Come se le elezioni non contassero, come se il loro esito fosse già archiviato. Ma l'idea di scrivere una nuova pagina ricalcando le pagine già scritte genera un effetto pernicioso: che il morto afferra il vivo, e gli impedisce d'avanzare.

Sicché, in primo luogo, è andato in onda il revival del bel tempo che fu. Berlusconi firma un altro contratto con gli italiani, sempre davanti a Bruno Vespa, sempre sulla scrivania già usata 17 anni fa. Non perde occasione per deprecare il golpe bianco di cui fu vittima, a suo dire, nel 2011. E ovviamente magnifica le imprese di cui si rese artefice durante i nove anni trascorsi sul trono di palazzo Chigi. A sua volta, Renzi batte e ribatte sulle mille virtù dei…
L'effetto più tangibile di questa campagna elettorale? Il torcicollo. Fateci caso: i nostri leader politici l'hanno attraversata con un occhio sul passato remoto e l'altro sul futuro anteriore. Quanto al presente, assente. Come se le elezioni non contassero, come se il loro esito fosse già archiviato. Ma l'idea di scrivere una nuova pagina ricalcando le pagine già scritte genera un effetto pernicioso: che il morto afferra il vivo, e gli impedisce d'avanzare.

Sicché, in primo luogo, è andato in onda il revival del bel tempo che fu. Berlusconi firma un altro contratto con gli italiani, sempre davanti a Bruno Vespa, sempre sulla scrivania già usata 17 anni fa. Non perde occasione per deprecare il golpe bianco di cui fu vittima, a suo dire, nel 2011. E ovviamente magnifica le imprese di cui si rese artefice durante i nove anni trascorsi sul trono di palazzo Chigi. A sua volta, Renzi batte e ribatte sulle mille virtù dei suoi mille giorni di governo. Prodi riappare come il genio della lampada per rievocare l'Ulivo. Veltroni auspica un ritorno al Pd delle origini, quello del 2007. Altri spingono lo sguardo ben più indietro, sui fantasmi del secolo breve. Così, Marco Rizzo presenta agli elettori il suo Partito comunista, raccontando quanto fosse bello l'universo prima che cadesse il Muro. E intanto nelle piazze montano rigurgiti fascisti, razzisti, perfino nazisti.

Ma per converso è tutto uno slancio verso il nuovo che verrà, anzi che è già arrivato. Le tre forze in campo si dicono certe d'ottenere il primato elettorale, chi con il 40%, chi con il 400%. E per portarsi avanti col lavoro dichiarano anzitempo nomi, programmi, sponsor parlamentari del loro esecutivo. Sicché Berlusconi ha già annunziato il premier prossimo venturo: Antonio Tajani. L'ha fatto anche Salvini, che dopo un'ampia consultazione con Salvini ha scelto Salvini. Invece il Pd punta a un bi-presidente del Consiglio: Renzi & Gentiloni. Mentre i 5 Stelle presentano l'intera squadra di governo: 17 ministri in pectore, tutti a petto in fuori. Qualcuno in più rispetto ai 20 dicasteri (8 politici, 12 civili) che Berlusconi, già a novembre, si era impegnato a dispensare.

Quanto ai programmi, ciascuno è costellato di punti non negoziabili, d'obiettivi irrinunciabili. Per esempio la flat tax promessa dal centrodestra agli italiani. O l'abolizione del Jobs Act, su cui non transige la sinistra. O ancora il reddito di cittadinanza per i 5 Stelle, che fa il paio con il divieto di cittadinanza (e di reddito) per gli immigrati, brevettato dalla Lega. E come verranno realizzate tutte queste pie intenzioni? Mai con le larghe intese tra Forza Italia e Partito democratico, dichiarano all'unisono Renzi e Berlusconi. Mai con Salvini né con Grasso, aggiunge Di Maio. Al più si potrà accogliere in seno qualche transfuga, qualche pentito dell'ultima ora. Come ha fatto sapere Berlusconi, ancora una volta il più lesto del reame: lui offre ospitalità ai reprobi dei 5 Stelle, come se il Parlamento fosse già insediato.

Insomma, domani potremo votare a occhi aperti, conoscendo in anticipo ogni mossa dei partiti. Che bello, non era mai successo. Ma quest'atteggiamento è figlio del passato, del sistema maggioritario e bipolare che ci siamo lasciati ormai alle spalle. A quel tempo sì, ciascuna coalizione avrebbe dovuto presentarsi nuda agli elettori, dichiarando perfino i nomi dei ministri. Ma allora non s'usava, mentre s'usa adesso, quando le squadre in campo sono almeno tre, quando il proporzionale moltiplica la frammentazione, quando il Rosatellum trasforma il tuo alleato nel tuo principale antagonista. Ne sa qualcosa Berlusconi, impegnato in un testa a testa con Salvini per la leadership del centrodestra. Ne sa qualcosa il Pd, costretto ad augurarsi l'insuccesso di Insieme e di +Europa (sopra l'1%, ma sotto il 3%) per incrementare i propri seggi.

Morale della favola: nel nuovo sistema gli impegni inderogabili sono una trappola, un boomerang politico. Perché nel dopo voto le trattative fra i partiti diverranno obbligatorie, e un mandato vincolante le impedisce, le rende impraticabili. A quel punto o i leader si rimangeranno la parola, oppure finiranno come Schulz: durante la campagna elettorale aveva escluso ogni governo con Merkel, dopo le elezioni si è dimesso, mentre la Spd stringeva un patto di governo con Merkel. Mai dire mai, diceva James Bond. Altrimenti sono guai. Domani potremo votare a occhi aperti conoscendo in anticipo ogni mossa dei partiti. Che bello, non era mai successo Ma quest'atteggiamento è figlio del passato, del sistema maggioritario e bipolare che ci siamo lasciati alle spalle.