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Il fantasma dei conti

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In un articolo pubblicato sul Foglio il 17 marzo 2017 scrivevo: "il futuro dell'euro non si giocherà nelle tornate elettorali francesi o tedesche nel 2017, ma in quelle italiane, probabilmente nei primi mesi del 2018. In Francia, Marine Le Pen perderà al secondo turno... In Germania, l'AfD non ha possibilità di battere il duopolio Merkel-Schultz. Le cose sono invece a rischio in Italia". Di previsioni ne ho sbagliate tante, ma stavolta avevo visto giusto. Macron ha vinto e il giorno delle elezioni italiane è stato anche il giorno in cui i socialdemocratici tedeschi hanno votato a favore della Grosse koalition, che apre la strada a un nuovo governo Merkel. Germania e Francia riprenderanno il dialogo sul futuro dell'Europa e dell'euro. E noi?

L'Europa e l'euro non sono stati al centro delle recenti elezioni politiche, ma solo apparentemente. I partiti più vicini all'Europa, Partito democratico, Forza Italia e +Eur…
In un articolo pubblicato sul Foglio il 17 marzo 2017 scrivevo: "il futuro dell'euro non si giocherà nelle tornate elettorali francesi o tedesche nel 2017, ma in quelle italiane, probabilmente nei primi mesi del 2018. In Francia, Marine Le Pen perderà al secondo turno... In Germania, l'AfD non ha possibilità di battere il duopolio Merkel-Schultz. Le cose sono invece a rischio in Italia". Di previsioni ne ho sbagliate tante, ma stavolta avevo visto giusto. Macron ha vinto e il giorno delle elezioni italiane è stato anche il giorno in cui i socialdemocratici tedeschi hanno votato a favore della Grosse koalition, che apre la strada a un nuovo governo Merkel. Germania e Francia riprenderanno il dialogo sul futuro dell'Europa e dell'euro. E noi?

L'Europa e l'euro non sono stati al centro delle recenti elezioni politiche, ma solo apparentemente. I partiti più vicini all'Europa, Partito democratico, Forza Italia e +Europa, ne sono usciti male. Hanno vinto gli altri. La Lega è ancora per l'uscita dall'euro (con gli economisti antieuro Borghi e Bagnai in prima fila). Fratelli d'Italia è pure contro la moneta unica. I vincitori assoluti di queste elezioni, i Cinquestelle, sembrano avere abbandonato di recente la retorica antieuro, ma fino a ieri volevano un referendum sull'uscita. Il sito di Grillo sul referendum scriveva: "ora puoi scegliere tra vivere e morire".

Ma non è solo questo. C'è anche la questione dei conti pubblici, la cui gestione resta al centro dei nostri rapporti con l'Europa. Gli sconfitti favorivano, seppure con diversi distinguo, posizioni di gestione relativamente più prudente dei conti pubblici. Il Pd prometteva la continuazione della tendenziale riduzione del deficit osservata negli ultimi anni. Forza Italia, nel quadro inviato all'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica, indicava l'intenzione di portare l'avanzo primario (la differenza tra entrate e spese dello stato esclusi gli interessi) al 4 per cento del Pil e di raggiungere il pareggio di bilancio in pochi anni. +Europa prometteva un congelamento della spesa pubblica per cinque anni e un avanzo primario di oltre il 5 per cento.

Sul lato opposto, i Cinquestelle erano per un aumento del deficit pubblico e la Lega proponeva non solo di non puntare al pareggio di bilancio, come richiesto dalle regole europee, ma anche di sfondare il tetto del 3 per cento del Pil, la più sacra di tali regole. Gli italiani hanno quindi premiato chi sostiene posizioni che non renderanno facile il dialogo con le istituzioni europee. Ma il vero problema è che l'attuale situazione dei nostri conti continua a esporci al rischio di un aumento dei tassi di interesse e di un irrigidimento della politica monetaria della Bce. Il debito pubblico si è ridotto nel 2017 solo in modo marginale (dal 132 al 131,5 per cento del Pil) e solo per effetto del calo delle scorte di tesoreria.

Con un debito così alto restiamo esposti a due rischi. Il primo è quello di un aumento dei tassi di interesse. Il secondo rischio, che mi preoccupa anche di più, è quello di una nuova recessione (magari causata da una guerra tariffaria a livello mondiale): se il nostro Pil riprendesse a scendere, il rapporto tra debito e Pil risalirebbe rapidamente, il che farebbe ripartire le vendite di titoli di stato italiani e farebbe schizzare lo spread verso l'alto.

Potrebbe essere l'inizio di una nuova crisi di cui non è facile prevedere l'esito. In teoria ci potrebbe, di nuovo, venire in soccorso la Bce. Ma fra un anno e mezzo il presidente della Bce sarà probabilmente un "nordico", anche alla luce della recente nomina di uno spagnolo come vicepresidente. Le cose potrebbero diventare difficili. A quel punto qualcuno (e ci si può immaginare chi) proporrebbe l'uscita dell'Italia dalla moneta unica per riacquisire la nostra perduta sovranità monetaria. Che poi questo avvenga o meno non sarebbe ovvio. Alla fine, dopo un referendum dimostrativo in cui i greci rigettarono le condizioni richieste dall'Europa, persino Tsipras dovette chinare la testa, accettando condizioni anche più dure. Ma l'alternativa all'uscita dall'euro sarebbe appunto la troika, non il migliore dei possibili scenari.

In conclusione, non so quanto il recente voto sia interpretabile in senso sovranista e anti-europeista, ma certamente avrà conseguenze importanti per i nostri rapporti con l'Europa. E per i nostri rapporti con i mercati finanziari perché, non dimentichiamoci, oltre alle regole fiscali scritte nei trattati europei ci sono anche quelle economiche e finanziarie ed è la violazione di tali regole che può risultare particolarmente pericolosa per un paese ad alto debito come l'Italia.