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Beppe Grillo con Virginia Raggi durante la chiusura della campagna elettorale a Roma (ansa)

Le città delle sindache a Cinquestelle vanno contromano

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Un trionfo spettacolare, quello dei Cinquestelle. Un'impresa storica. Un risultato scintillante. Che sarebbe stato ancora più luminoso e brillante se il Movimento non avesse commesso due anni fa uno scivoloso errore tattico: conquistare i municipi di Roma e Torino. Già, perché quelli che allora sembrarono due clamorosi successi - sottrarre al Pd la guida della città eterna e della capitale industriale del Paese - dopo aver contato i voti di domenica scorsa hanno assunto una luce diversa, e qualcuno comincia a nutrire il non infondato dubbio che non avesse torto la pasionaria del Quarticciolo, Paola Taverna, quando gridò "Qui c'è un complotto per farci vincere!".

Perché certo aveva ragione Albert Einstein, quando avvertiva che "non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato", ma in politica i numeri alla fine contano sempre. E i numeri dicon…
Un trionfo spettacolare, quello dei Cinquestelle. Un'impresa storica. Un risultato scintillante. Che sarebbe stato ancora più luminoso e brillante se il Movimento non avesse commesso due anni fa uno scivoloso errore tattico: conquistare i municipi di Roma e Torino. Già, perché quelli che allora sembrarono due clamorosi successi - sottrarre al Pd la guida della città eterna e della capitale industriale del Paese - dopo aver contato i voti di domenica scorsa hanno assunto una luce diversa, e qualcuno comincia a nutrire il non infondato dubbio che non avesse torto la pasionaria del Quarticciolo, Paola Taverna, quando gridò "Qui c'è un complotto per farci vincere!".

Perché certo aveva ragione Albert Einstein, quando avvertiva che "non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato", ma in politica i numeri alla fine contano sempre. E i numeri dicono che nella Roma governata da Virginia Raggi e nella Torino affidata a Chiara Appendino è successa una cosa davvero strana, difficile da inquadrare nell'apoteosi grillina: da quando ha conquistato il potere, il Movimento 5 Stelle ha perso voti. E tanti, pure.

Vediamoli, questi numeri che vanno contromano. Alle comunali romane del 2016 i grillini raccolgono al primo turno il 35,2 per cento (al ballottaggio Raggi stravince con il 67,2 ma è una cifra che non fa testo). Domenica, dopo due anni di cura grillina, uno va a vedere e scopre - sorpresa - che anziché crescere il tesoretto elettorale pentastellato si è asciugato: 4 punti in meno nelle urne per il Parlamento, addirittura 13 per la Regione (dove correva Roberta Lombardi, "la faraona" del Movimento). A rendere il calo ancora più sgradevole ci si mette l'odiato Pd, che sia pure di mezzo punto sorpassa i Cinquestelle e grazie a Zingaretti ridiventa il primo partito della capitale.

A Torino, poi, il calo è persino più netto. Quel 30 per cento che due anni fa raccolse al primo turno la lista di Appendino, proiettandola verso la vittoria al ballottaggio, adesso si è rinsecchito di quasi 6 punti: 24,2 per cento, in città. Ed è il dato più basso di tutta la circoscrizione Piemonte 1, dove il M5S sfiora il 27 per cento ed è il primo partito: non a Torino, dove (anche qui) il Pd ha riconquistato il primato, nonostante la sconfitta nazionale.

Le due sindache, che nel giorno della festa di Di Maio devono essersi sentite addosso gli sguardi interrogativi dei compagni di partito, non sono rimaste in silenzio. Ma non hanno reagito allo stesso modo. Una ha minimizzato, l'altra ha negato. Esibendo tutta la sua flemma sabauda, Chiara Appendino ha infatti ammesso l'emorragia, sostenendo di averla messa nel conto. Quei 6 punti in meno, che lei definisce "un lieve calo", sono dovuti a "scelte fatte per rimettere in ordine i conti della città". Un piccolo prezzo pagato per un grande obiettivo: quasi un guadagno, insomma. Virginia Raggi ha adottato la tecnica opposta, la stessa che ha imparato a usare quando si parla della sporcizia della capitale: negare l'evidenza. Anzi, è andata oltre, annunciando su Facebook che nella sua Roma il Movimento non ha perso voti, ma li ha guadagnati. E così, invece di confrontare i voti dei romani alle comunali, alle politiche e alle regionali, è andata a ripescare i risultati delle politiche 2013 e li ha messi accanto a quelli dei pochi collegi dove al M5S è andata meglio, a cominciare "dallo storico 39,4 nel collegio Ostia-Fiumicino". Riuscendo a sostenere con disinvolta allegria la tesi che nella sua città il M5S è "in crescita".

Insomma, a volerla vedere col senno di poi dall'osservatorio della Casaleggio Associati - vero quartier generale del Movimento - forse era meglio non mettere le mani in pasta, a Roma e a Torino. Forse era meglio lasciare che anche lì l'avvento dei Cinquestelle continuasse a essere vissuto come l'evento magico capace di cambiare il futuro, invece di permettere che i cittadini ne verificassero giorno dopo giorno i limiti e i difetti che hanno tutte le cose di questo mondo. Anche le migliori