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(ansa)

Se i 5 Stelle buttano via la fabbrica

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È sbagliato dipingere un Sud straccione che cerca di incassare al più presto la promessa dei 5 Stelle sul reddito di cittadinanza e ridere sprezzanti di chi si è presentato per sapere come avere quei soldi. Tentazioni di assistenzialismo nel Mezzogiorno ce ne sono, eccome. Ma c'è anche un'incidenza della povertà superiore alla media nazionale, che continua a mordere nonostante i dati in crescita del Pil. Gli ultimi numeri dell'Istat segnalano nel 2016 oltre 4,5 milioni di italiani sotto la soglia di povertà assoluta. E gli aggiornamenti segnalano che quella povertà è in crescita. I grillini hanno fatto e fanno puro illusionismo elettorale, soprattutto per la spesa insostenibile della misura che propongono - tra i 15 e i 30 miliardi per dare un sostegno a 9 milioni di persone - e come ogni nuvola la loro propaganda si diraderà presto. Ma hanno individuato un problema concreto che ha bisogno urgente di soluzioni.…
È sbagliato dipingere un Sud straccione che cerca di incassare al più presto la promessa dei 5 Stelle sul reddito di cittadinanza e ridere sprezzanti di chi si è presentato per sapere come avere quei soldi. Tentazioni di assistenzialismo nel Mezzogiorno ce ne sono, eccome. Ma c'è anche un'incidenza della povertà superiore alla media nazionale, che continua a mordere nonostante i dati in crescita del Pil. Gli ultimi numeri dell'Istat segnalano nel 2016 oltre 4,5 milioni di italiani sotto la soglia di povertà assoluta. E gli aggiornamenti segnalano che quella povertà è in crescita. I grillini hanno fatto e fanno puro illusionismo elettorale, soprattutto per la spesa insostenibile della misura che propongono - tra i 15 e i 30 miliardi per dare un sostegno a 9 milioni di persone - e come ogni nuvola la loro propaganda si diraderà presto. Ma hanno individuato un problema concreto che ha bisogno urgente di soluzioni.

Quello che invece deve preoccupare di più è la loro posizione di fronte al futuro economico e industriale del Paese, in particolare per quel che riguarda alcune grandi crisi. L'inno insistito alla deindustrializzazione, anch'esso parte di una propaganda che c'è da sperare non si trasformi mai in realtà, non lascia spazio a un futuro manifatturiero per l'Italia e forse non le lascia un futuro in assoluto.

I 5 Stelle sono il primo partito, con risultati vicini al 50% nella Taranto dell'Ilva o nella Carbonia di Portovesme. Ma la loro ricetta per i grandi impianti siderurgici delle due aree, che impiegano migliaia di persone e che in queste settimane dovrebbero completare un passaggio lungo e difficile a nuovi acquirenti, è una sola. Chiuderli. Chi ha vinto, anche in quelle aree, rinnega il ruolo economico dell'industria o non vuole nemmeno considerare la possibilità di ridurre l'impatto inquinante mantenendo la funzione produttiva degli impianti. Il tutto al grido di una fantasiosa e improbabile riconversione: turismo, attività 4.0, settore alimentare... Un futuro di presunta industria hi-tech di fronte a un sistema di istruzione superiore che spesso al Sud viaggia a scartamento ridotto, un paradiso di pecorini sardi e caciocavalli pugliesi che non è dato capire a quante persone possa dare davvero lavoro.

Colpisce che l'ondata del populismo vincente si presenti da noi in questa forma, mentre negli Usa il populista Donald Trump fa del futuro industriale del Paese uno dei suoi cavalli di battaglia. Fino ad alzare barriere commerciali per difendere i posti di lavoro e le fabbriche dove quei posti sono radicati. La politica di Trump non è di sicuro lungimirante, ma nel breve periodo potrà dare forse qualche sollievo ai suoi elettori della classe operaia. Quella grillina, invece, butta via l'operaio assieme all'acqua, che considera troppo sporca, della fabbrica.