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A chi piace il Parlamento inutile

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Il più frequente e sgangherato degli argomenti usato dai fautori dell'intesa di governo Pd-M5S è questo: il Pd ha fatto un governo con Berlusconi e Verdini, perché con Di Maio no? Una domanda ottima per rastrellare pollici alzati su Facebook ma che pare fatta apposta per garantire una replica vincente all'interrogato: se nella scorsa legislatura i dem hanno governato con il centrodestra è perché Grillo e Casaleggio mandarono Crimi e Lombardi a umiliare Bersani in streaming. Comprensibile che si preferisca rimuovere il precedente, poco piacevole da ricordare per chi oggi cerca il consenso degli ex umiliati, ma almeno la logica più elementare, quella sarebbe bene non mandarla all'ammasso. E invece no: se nel 2013 il Pd non riuscì a fare il governo coinvolgendo il M5S, fu colpa del Pd; a parti invertite, nel 2018, è di nuovo colpa del Pd.

I teorici del governo Di Maio faticano anche a individuare i contenuti che dovrebb…
Il più frequente e sgangherato degli argomenti usato dai fautori dell'intesa di governo Pd-M5S è questo: il Pd ha fatto un governo con Berlusconi e Verdini, perché con Di Maio no? Una domanda ottima per rastrellare pollici alzati su Facebook ma che pare fatta apposta per garantire una replica vincente all'interrogato: se nella scorsa legislatura i dem hanno governato con il centrodestra è perché Grillo e Casaleggio mandarono Crimi e Lombardi a umiliare Bersani in streaming. Comprensibile che si preferisca rimuovere il precedente, poco piacevole da ricordare per chi oggi cerca il consenso degli ex umiliati, ma almeno la logica più elementare, quella sarebbe bene non mandarla all'ammasso. E invece no: se nel 2013 il Pd non riuscì a fare il governo coinvolgendo il M5S, fu colpa del Pd; a parti invertite, nel 2018, è di nuovo colpa del Pd.

I teorici del governo Di Maio faticano anche a individuare i contenuti che dovrebbero cementare questa eventuale intesa di governo, a meno di considerare tali l'astratta preferibilità di Di Maio a Salvini o un afflato evangelico del genere non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te (in questo caso, peraltro, "già fatto"). Ma i contenuti mancano per una ragione più grave che non la dialettica traballante. Mancano perché fin qui il M5S, pur rivendicando il diritto-dovere di governare il Paese, non ha avanzato alcuna proposta concreta per trovare in Parlamento gli alleati necessari. Anzi, a leggere e sentire ciò che dice Di Maio, non ha intenzione di farlo. Dice il capo politico del Movimento: serve un accordo fuori dai vecchi schemi e dalle vecchie logiche. Che significa? Rispondono gli esegeti amici: significa che il M5S è diverso dagli altri, non tratta sui posti di governo. Forse.

Ma la risposta vera è un'altra: quando il M5S vaneggia di accordi da ratificare "fuori dal Palazzo" è perché continua a disconoscere il ruolo del Parlamento, che nella rozza grammatica populista è stato e resta il regno degli "inciuci". Di Maio non cerca il consenso laddove la Costituzione lo prevede ma - in questo ancora coerente con la distopia casaleggiana che profetizzava una democrazia diretta senza più oppositori - insegue una specie di investitura extra legem, in uno schema nel quale agli altri partiti non è concesso di trattare le proprie condizioni per partecipare al governo, ma solo di farsi parte per consentire di governare agli unici detentori del consenso.

È la medesima logica che spinge Di Maio a ipotizzare il varo di una sorta di Def parallelo, perché se il mandato di governo è solo una inutile complicazione di un verdetto plebiscitario, ecco che si ritiene di poter governare anche senza governo. È, anche, la medesima logica che ha spinto il M5S nel cortocircuito delle restituzioni dello stipendio, il cui scopo ultimo è marcare la distanza degli eletti dalla funzione di parlamentare ben più che dimostrarne l'onestà (traballante, a quanto pare). Un parlamentare che nega il suo status di rappresentante della democrazia delegata è, per il M5S, più degno di un parlamentare capace di svolgere il proprio mestiere, e dunque adeguatamente retribuito. Di Maio lascia a Merkel la debolezza di trattare la partenza del suo governo con alleati che pretendono di vergare punto per punto l'intesa. Lui no. Il suo consenso non può passare dalle volontà di un'aula sorda e grigia. Naturalmente, chi da sinistra caldeggia intese con il Pd - ultima la strana coppia D'Alema-Pif - non si accorge del problema o finge che non ci sia. Ma aprire una discussione con M5S su queste basi significherebbe cedere anche su uno degli ultimi punti qualificanti della democrazia, quella vera non quella su Rousseau, che è la centralità del Parlamento. Casaleggio senior sarebbe orgoglioso del risultato. Quel che resta della sinistra, speriamo ancora di no.