Se le Olimpiadi tornano una bella idea
di EMANUELA AUDISIO
I Cinque Cerchi non sono più proibiti. E non sono più una pazza idea. Si può tornare a giocare sulla neve e sul ghiaccio. Torino lo fece bene nel 2006, lo vuole rifare nel 2026. Le Olimpiadi sono benvenute dai 5stelle a Torino. "A zero debito", assicura Grillo. La sindaca Chiara Appendino, avuto l'endorsement, manifesterà al Coni l'interesse della città. Siamo un paese strano: nel 2011 il premier Mario Monti, con il sindaco Alemanno favorevole, disse no a Roma 2020, la sindaca Virginia Raggi nel 2016, con il premier Matteo Renzi favorevole, cancellò Roma 2024. Ora Grillo e Appendino, senza nemmeno un governo fatto, sentono l'urgenza di aprire le braccia ai Giochi. Sono incoerenti, realisti o solo dispettosi? Comunque sia è una ripartenza, il segno che nel muro anti-giochi si è aperta una breccia. E chissà forse anche la riconoscenz…
di EMANUELA AUDISIO
I Cinque Cerchi non sono più proibiti. E non sono più una pazza idea. Si può tornare a giocare sulla neve e sul ghiaccio. Torino lo fece bene nel 2006, lo vuole rifare nel 2026. Le Olimpiadi sono benvenute dai 5stelle a Torino. "A zero debito", assicura Grillo. La sindaca Chiara Appendino, avuto l'endorsement, manifesterà al Coni l'interesse della città. Siamo un paese strano: nel 2011 il premier Mario Monti, con il sindaco Alemanno favorevole, disse no a Roma 2020, la sindaca Virginia Raggi nel 2016, con il premier Matteo Renzi favorevole, cancellò Roma 2024. Ora Grillo e Appendino, senza nemmeno un governo fatto, sentono l'urgenza di aprire le braccia ai Giochi. Sono incoerenti, realisti o solo dispettosi? Comunque sia è una ripartenza, il segno che nel muro anti-giochi si è aperta una breccia. E chissà forse anche la riconoscenz…
Se le Olimpiadi tornano una bella idea
di EMANUELA AUDISIO
I Cinque Cerchi non sono più proibiti. E non sono più una pazza idea. Si può tornare a giocare sulla neve e sul ghiaccio. Torino lo fece bene nel 2006, lo vuole rifare nel 2026. Le Olimpiadi sono benvenute dai 5stelle a Torino. "A zero debito", assicura Grillo. La sindaca Chiara Appendino, avuto l'endorsement, manifesterà al Coni l'interesse della città. Siamo un paese strano: nel 2011 il premier Mario Monti, con il sindaco Alemanno favorevole, disse no a Roma 2020, la sindaca Virginia Raggi nel 2016, con il premier Matteo Renzi favorevole, cancellò Roma 2024. Ora Grillo e Appendino, senza nemmeno un governo fatto, sentono l'urgenza di aprire le braccia ai Giochi. Sono incoerenti, realisti o solo dispettosi? Comunque sia è una ripartenza, il segno che nel muro anti-giochi si è aperta una breccia. E chissà forse anche la riconoscenza tardiva e tra parentesi che non sostenere Roma è stato uno sbaglio, quello era il momento per provare a prendere il treno e tornare a far correre la città. Ora serve chiarezza: è il Coni che decide la città da candidare ai Giochi Invernali del 2026 e il presidente Malagò ha già detto che non farà un passo senza prima aspettare la costituzione del nuovo governo. Senza non si può fare nulla. Per fare un'Olimpiade ci vuole dietro un paese, interlocutori e garanzie certe, non solo una città. E il Coni accarezza l'idea di un made in Italy dove Milano sia assistita da Torino, in modo da poter riutilizzare alcune strutture che in Piemonte sono già servite nel 2006: la pista di Cesana attualmente chiusa, con un intervento di 10 milioni potrebbe essere riaperta, poi c'è l'Oval per il pattinaggio e il PalaIsozaki. Il Cio con l'agenda 2020 è aperto all'idea che una città sia aiutata da altre perché ci sono impianti come quello del bob, slittino e skeleton, dai costi molto elevati, tanto che Stoccolma nel caso sta pensano a delocalizzare alcune gara a Sigulda in Lettonia e Sapporo prevede di utilizzare le strutture di Nagano '98 distanti 1.100 chilometri, non proprio dietro l'angolo.
In più il Cio deciderà a settembre 2019 l'assegnazione 2026: una regola prevede per una questione di bon ton che il paese che ospita il congresso non si possa candidare, quindi l'Italia sarebbe fuori gioco. Ma il Cio ultimamente e anche il suo presidente Bach ci hanno abituati che tutto si può fare se il vertice lo vuole. E vista la scarsità di pretendenti ai Giochi potrebbe anche essere che il Cio farà una grande eccezione. Anche perché si tratta di dire sì a un paese che per due volte consecutive con Monti e Raggi ha tradito e si è ritirato sull'altare. E che stavolta prima di candidarsi dovrebbe chiedere con un referendum popolare (vincolante) cosa vogliono i cittadini visto che il matrimonio olimpico dura sette anni.
I paesi democratici lo hanno fatto: Torino e Milano lo hanno previsto? L'impressione è che l'apertura alla possibilità di organizzare una grande manifestazione sportiva che grazie al finanziamento Cio (un miliardo di dollari) permetta di migliorare il volto alla città, con qualcosa di più di un lifting, sia un'inversione di tendenza da parte a chi guardava ai Giochi come a un saccheggio e a uno spreco di risorse. Ma c'è anche una sensazione di incomunicabilità: le parti si parlano? conoscono le regole olimpiche? sanno che c'è già un preaccordo su Milano con l'eventuale assistenza di Torino, che il dossier di Torino 2006 fu preparato con molta competenza e supervisionato dall'avvocato Agnelli, o c'è solo la volontà di mettere le mani sui contributi del Cio? E questa è una vera apertura o è il colpo di tacco di una città che vuole vendicarsi per essersi vista soffiare grandi eventi culturali? Vedremo se allo sport che è riuscito a far parlare Trump e Kim Jong-un, riuscirà pure il miracolo di far tornare a giocare insieme il paese.
di EMANUELA AUDISIO
I Cinque Cerchi non sono più proibiti. E non sono più una pazza idea. Si può tornare a giocare sulla neve e sul ghiaccio. Torino lo fece bene nel 2006, lo vuole rifare nel 2026. Le Olimpiadi sono benvenute dai 5stelle a Torino. "A zero debito", assicura Grillo. La sindaca Chiara Appendino, avuto l'endorsement, manifesterà al Coni l'interesse della città. Siamo un paese strano: nel 2011 il premier Mario Monti, con il sindaco Alemanno favorevole, disse no a Roma 2020, la sindaca Virginia Raggi nel 2016, con il premier Matteo Renzi favorevole, cancellò Roma 2024. Ora Grillo e Appendino, senza nemmeno un governo fatto, sentono l'urgenza di aprire le braccia ai Giochi. Sono incoerenti, realisti o solo dispettosi? Comunque sia è una ripartenza, il segno che nel muro anti-giochi si è aperta una breccia. E chissà forse anche la riconoscenza tardiva e tra parentesi che non sostenere Roma è stato uno sbaglio, quello era il momento per provare a prendere il treno e tornare a far correre la città. Ora serve chiarezza: è il Coni che decide la città da candidare ai Giochi Invernali del 2026 e il presidente Malagò ha già detto che non farà un passo senza prima aspettare la costituzione del nuovo governo. Senza non si può fare nulla. Per fare un'Olimpiade ci vuole dietro un paese, interlocutori e garanzie certe, non solo una città. E il Coni accarezza l'idea di un made in Italy dove Milano sia assistita da Torino, in modo da poter riutilizzare alcune strutture che in Piemonte sono già servite nel 2006: la pista di Cesana attualmente chiusa, con un intervento di 10 milioni potrebbe essere riaperta, poi c'è l'Oval per il pattinaggio e il PalaIsozaki. Il Cio con l'agenda 2020 è aperto all'idea che una città sia aiutata da altre perché ci sono impianti come quello del bob, slittino e skeleton, dai costi molto elevati, tanto che Stoccolma nel caso sta pensano a delocalizzare alcune gara a Sigulda in Lettonia e Sapporo prevede di utilizzare le strutture di Nagano '98 distanti 1.100 chilometri, non proprio dietro l'angolo.
In più il Cio deciderà a settembre 2019 l'assegnazione 2026: una regola prevede per una questione di bon ton che il paese che ospita il congresso non si possa candidare, quindi l'Italia sarebbe fuori gioco. Ma il Cio ultimamente e anche il suo presidente Bach ci hanno abituati che tutto si può fare se il vertice lo vuole. E vista la scarsità di pretendenti ai Giochi potrebbe anche essere che il Cio farà una grande eccezione. Anche perché si tratta di dire sì a un paese che per due volte consecutive con Monti e Raggi ha tradito e si è ritirato sull'altare. E che stavolta prima di candidarsi dovrebbe chiedere con un referendum popolare (vincolante) cosa vogliono i cittadini visto che il matrimonio olimpico dura sette anni.
I paesi democratici lo hanno fatto: Torino e Milano lo hanno previsto? L'impressione è che l'apertura alla possibilità di organizzare una grande manifestazione sportiva che grazie al finanziamento Cio (un miliardo di dollari) permetta di migliorare il volto alla città, con qualcosa di più di un lifting, sia un'inversione di tendenza da parte a chi guardava ai Giochi come a un saccheggio e a uno spreco di risorse. Ma c'è anche una sensazione di incomunicabilità: le parti si parlano? conoscono le regole olimpiche? sanno che c'è già un preaccordo su Milano con l'eventuale assistenza di Torino, che il dossier di Torino 2006 fu preparato con molta competenza e supervisionato dall'avvocato Agnelli, o c'è solo la volontà di mettere le mani sui contributi del Cio? E questa è una vera apertura o è il colpo di tacco di una città che vuole vendicarsi per essersi vista soffiare grandi eventi culturali? Vedremo se allo sport che è riuscito a far parlare Trump e Kim Jong-un, riuscirà pure il miracolo di far tornare a giocare insieme il paese.