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La tecnologia non deve farci paura

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Com'è accaduto che a un certo punto il presente e il futuro hanno cominciato a farci paura? Perché studiosi e giuristi pensano che la democrazia non sia compatibile con la tecnologia e il digitale? La possibilità di influenzare il processo di formazione del consenso - come dimostra il caso Facebook-Cambridge Analytica per le elezioni americane del 2016 - non ci aiuta. Ma basta questo per dimenticare cosa sia stato il '900 in termini di manipolazione delle coscienze? Il secolo degli autoritarismi che hanno provocato decine di milioni di morti? Eppure né Hitler, né Mussolini, né Stalin, né Pol Pot avevano internet e i social network a loro disposizione.

Basta rileggere Walter Lippmann, che agli inizi del secolo scorso raccontava come si manipola l'opinione pubblica, o la psicologia delle masse di Elias Canetti, per ricomporre uno scenario più credibile. Davvero la nostra società non è mai stata divisa com…
Com'è accaduto che a un certo punto il presente e il futuro hanno cominciato a farci paura? Perché studiosi e giuristi pensano che la democrazia non sia compatibile con la tecnologia e il digitale? La possibilità di influenzare il processo di formazione del consenso - come dimostra il caso Facebook-Cambridge Analytica per le elezioni americane del 2016 - non ci aiuta. Ma basta questo per dimenticare cosa sia stato il '900 in termini di manipolazione delle coscienze? Il secolo degli autoritarismi che hanno provocato decine di milioni di morti? Eppure né Hitler, né Mussolini, né Stalin, né Pol Pot avevano internet e i social network a loro disposizione.

Basta rileggere Walter Lippmann, che agli inizi del secolo scorso raccontava come si manipola l'opinione pubblica, o la psicologia delle masse di Elias Canetti, per ricomporre uno scenario più credibile. Davvero la nostra società non è mai stata divisa come ora? Com'è possibile sostenerlo proprio nei giorni in cui ricordiamo il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, in un periodo in cui, come scrive Ezio Mauro, il terrorismo in Italia causò "600 morti e tremila feriti"? E questo mentre in Germania imperversava la Raf, in Gran Bretagna l'Ira, in Spagna l'Eta?

In realtà tecnologia e innovazione hanno portato migliori condizioni di vita e pace. Tra il 1993 e il 2012 la popolazione in condizioni di estrema povertà si è dimezzata, mentre il Global peace index riconosce che nel 2017 la situazione a livello mondiale è lentamente migliorata. E allora? Come direbbe James Carville, stratega delle campagne di Bill Clinton a inizio anni '90: "It's the economy, stupid". Sono la globalizzazione e le disuguaglianze a farci paura. In Italia, più che altrove, le difficoltà della classe media. I timori di chi si sente escluso. Sul mercato della paura, sulla facilità di offrire un capro espiatorio, lavorano i populisti di oggi, come quelli di ieri. L'affermarsi a livello globale di aziende che hanno un fatturato superiore al Pil di molti Paesi mette in crisi gli strumenti e le regole degli Stati nazionali democratici. Fiscalità, rappresentanza, diritti di proprietà intellettuale, sovranità, gestione dei dati personali, tutela della concorrenza, redistribuzione della ricchezza sono messi sotto torsione da uno sviluppo che va assai più veloce della nostra capacità di interpretarlo.

L'esperienza della Cina dimostra che non esiste corrispondenza tra innovazione, benessere, apertura al mercato e democrazia. Anzi si può allo stesso tempo essere uno dei Paesi con la maggior crescita, le tecnologie più evolute in termini di intelligenza artificiale, internet delle cose, genetica e realizzare il controllo sociale perfetto. Da qualche mese il governo di Pechino rilascia il documento di identità all'interno di WeChat, il principale social del Paese, al quale sono iscritti oltre 900 milioni di abitanti. Non solo la Cina, qualche giorno fa, ha dato il via libera all'elezione a vita del leader Xi Jinping, ma ha pure stabilito che i cittadini che non hanno un punteggio social sufficiente non potranno più viaggiare.

Ciò conferma la magnitudo della sfida: tenere insieme innovazione e nuove regole, partecipazione, diritti e tecnologia. Questo è chiamata a fare la politica, a patto che ne abbia la forza. Se dobbiamo guardare al passato, facciamolo per trarne ispirazione. E rubare le parole all'ultimo discorso di Aldo Moro prima del rapimento, 40 anni fa: "Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato".