Dove è finita la sinistra? Il sindaco di Ravenna: “Si è inabissata sul lavoro”
Concita De Gregorio , di CONCITA DE GREGORIODe Pascale, 33 anni: "C'è una generazione frustrata a cui abbiamo voltato le spalle. Il problema dell'Italia non sono i ragazzi stranieri che arrivano, ma i nostri che se ne vanno"
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Michele De Pascale ha 33 anni. Sul volto aperto e bello di ragazzo che canta alle feste porta i segni di un incidente stradale gravissimo. Era il 2011. Aveva accompagnato a casa la sua ragazza, ora sua moglie e madre di Giacomo, 3 anni. In un incidente stradale è morto il suo miglior amico e candidato sindaco Pd alle comunali di Ravenna, Enrico Liverani. Era il 2015. "Non credevo possibile, proprio mi pareva inconcepibile prendere il suo posto". Lo ha fatto, ha vinto.
Sorride sempre. Governa da due anni, molto amato, una città dove i cattolici i repubblicani e gli eredi del Pci hanno circoli aperti sulla strada fianco a fianco: Acli, Arci, Endas. I repubblicani esistono ancora? "Abbassi la voce, non si faccia sentire dal mio vicesindaco": Esistono, sono al governo della città.
Ravenna, 170 mila abitanti, la piccola Venezia. Una città che guarda a Oriente, spalle all'Occidente. Gli ostrogo…
Michele De Pascale ha 33 anni. Sul volto aperto e bello di ragazzo che canta alle feste porta i segni di un incidente stradale gravissimo. Era il 2011. Aveva accompagnato a casa la sua ragazza, ora sua moglie e madre di Giacomo, 3 anni. In un incidente stradale è morto il suo miglior amico e candidato sindaco Pd alle comunali di Ravenna, Enrico Liverani. Era il 2015. "Non credevo possibile, proprio mi pareva inconcepibile prendere il suo posto". Lo ha fatto, ha vinto.
Sorride sempre. Governa da due anni, molto amato, una città dove i cattolici i repubblicani e gli eredi del Pci hanno circoli aperti sulla strada fianco a fianco: Acli, Arci, Endas. I repubblicani esistono ancora? "Abbassi la voce, non si faccia sentire dal mio vicesindaco": Esistono, sono al governo della città.
Ravenna, 170 mila abitanti, la piccola Venezia. Una città che guarda a Oriente, spalle all'Occidente. Gli ostrogo…
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Michele De Pascale ha 33 anni. Sul volto aperto e bello di ragazzo che canta alle feste porta i segni di un incidente stradale gravissimo. Era il 2011. Aveva accompagnato a casa la sua ragazza, ora sua moglie e madre di Giacomo, 3 anni. In un incidente stradale è morto il suo miglior amico e candidato sindaco Pd alle comunali di Ravenna, Enrico Liverani. Era il 2015. "Non credevo possibile, proprio mi pareva inconcepibile prendere il suo posto". Lo ha fatto, ha vinto.
Sorride sempre. Governa da due anni, molto amato, una città dove i cattolici i repubblicani e gli eredi del Pci hanno circoli aperti sulla strada fianco a fianco: Acli, Arci, Endas. I repubblicani esistono ancora? "Abbassi la voce, non si faccia sentire dal mio vicesindaco": Esistono, sono al governo della città.
Ravenna, 170 mila abitanti, la piccola Venezia. Una città che guarda a Oriente, spalle all'Occidente. Gli ostrogoti, i bizantini. Sant'Apollinare, i mosaici che incantavano Dante. I Ferruzzi, i Gardini. Il Moro di Venezia in darsena. "Raul ci ha lasciato in eredità il mare, e la capacità di pensare in grande". Il PalaDeAndrè, intitolato al fratello di Fabrizio, Mauro. Riccardo Muti, la grande musica, il teatro - teatri dappertutto. "Qui è nata la non-scuola e il teatro delle Albe di Mario Martinelli ed Ermanna Montanari. Hanno fatto un lavoro capillare, per decenni. Tutti hanno recitato a Ravenna. Non c'è nessuno che non abbia fatto teatro a scuola, me compreso. Qualcosa vuol dire. La cultura parla anche a chi non vuol sentire".
Difatti, se a Michele De Pascale chiedi da dove dovrebbe ripartire la sinistra per ritrovare contatto con la realtà ti risponde: dai ragazzi. Dalla scuola, che "ti insegna tre volte la fotosintesi e l'antico Egitto e non l'educazione civica, che vuol dire fare le cose insieme: per sé stessi solo se anche per gli altri". Si accalora: "Se tu porti i ragazzi delle medie ai concerti di Muti, gratis, se tu gli insegni a fare teatro dunque a mettere in gioco il loro corpo, la parola, questo genera crescita, sviluppa pensiero. È semplice: funziona", ride. È semplice. Funziona.
È un antidoto alla solitudine, alla paura. "Io non me la prendo con chi ha paura. È irrazionale, i cittadini hanno diritto ad avere paura. Ma se tu guardi in fondo alla paura trovi sempre un bisogno che non ha avuto risposta".
Per esempio, sindaco.
"Per esempio il lavoro. Se dovessi indicare dove si è inabissata la sinistra tradizionale direi: ha voltato le spalle alla generazione degli anni Ottanta. La mia generazione. L'ha proprio persa per strada. Chi ha tra 25 e 40 anni è precario, se ne deve andare dall'Italia, non trova posto. Sono tutti i miei amici, io li sento. È la generazione della frustrazione. Il problema dell'Italia non sono i ragazzi stranieri che arrivano, sono quelli italiani che se ne vanno".
Nell'ultima campagna elettorale l'immigrazione è stata il tema dominante.
"Appunto. Che tristezza. Il mio bisnonno è morto annegato nell'Atlantico andando in Argentina. È caduto dalla nave. Non era un barcone, era la Duca d'Abruzzo ma è lo stesso. L'abbiamo vissuto, lo sappiamo cosa vuol dire andare in cerca di una prospettiva migliore. Lasciare a casa la famiglia, morire nel viaggio. Io non ho sentito una parola, in questa campagna elettorale, sui nostri bisogni: la sanità, l'assistenza ai non autosufficienti, gli asili nido. Torno ai miei coetanei, faccio un esempio: l'innalzamento dell'età pensionabile ha tolto di scena i nonni. Se tu hai trent'anni, e sei precario, e hai un figlio ecco che non ti puoi neppure affidare ai nonni. La società affonda, così".
I suoi nonni cosa facevano?
"Uno, democristiano, era segretario generale del comune: un funzionario dello Stato. L'altro, comunista, faceva il bagnino. Paolo. Mio padre era repubblicano, invece. Dipendente di banca. Quando D'Alema fece il capital gain aveva messo la sua foto sul bersaglio e gli tirava le freccette. Un giorno gli ho detto: papà, mi candido con il Pd. Mi ha risposto: meglio di sinistra che milanista".
Lei ha sostenuto Bersani alle primarie del 2013, poi Renzi al congresso. Come mai?
"Renzi era in quel momento una grande speranza di cambiamento".
Poi?
"Non ha saputo aggregare. Non è stato inclusivo. Il momento del successo deve essere quello della generosità. Non devi vendicarti, se ogni giorno ti fai un nemico prima o poi il nemico torna da te".
Mi faccia un esempio.
"Gliene faccio due. Se ti scagli contro il sindacato per attirare consensi a destra perdi uno e non guadagni l'altro. Se ti circondi solo di collaboratori ultra fidati selezionati con la garanzia che non rompano le scatole paghi pegno. Ma questo è un difetto congenito. Dagli anni Novanta, non ricordo nessun leader di sinistra per la straordinarietà dei suoi collaboratori. E soprattutto: è stata totalmente sbagliata la politica di governo, che è apparsa solo tesa al mantenimento del consenso personale. Le alleanze, gli accordi, le figurine".
Cosa sono le figurine?
"Far coincidere le scelte politiche con amici e nemici. L'affondamento di Prodi nascondeva un'ambizione personale. Alfano: aveva dietro più parlamentari che voti. La scissione dei dalemiani: questioni private, rese dei conti tra loro. Una sinistra che non ha voluto, prima che saputo, leggere il mutamento della società. Per i ragazzi oggi destra e sinistra non significano quasi niente: vogliono sapere di opportunità, meriti, bisogni. Ormai hanno in mano solo l'arma della protesta. Bisognava tenere insieme, non dividere. Hanno diviso e basta".
Lei non è stato tentato, essendoci politicamente nato, dal partito di Bersani e D'Alema?
"Nemmeno un attimo, niente di personale. Era evidente il ritorno a una stagione passata. In nessun modo è sembrata una pagina nuova. Un gruppo di ex dirigenti politici di primo livello della sinistra e di giovani cresciuti con loro animati da uno spirito vendicativo. Non è che dopo aver sbagliato tutto ti puoi mettere alla guida di un partito che spiega dove andare".
E adesso?
"Delrio, Calenda e Zingaretti sono credibili. Se non si facessero guerra, se riuscissero a collaborare si potrebbe ripartire da lì. Sono molto diversi, ma abbiamo bisogno di un posto che tenga insieme i diversi. Sempre premesso che Papa Francesco non è disponibile".
Sempre premesso.
"Ecco, sì. Hastag #noMessia. Torniamo nelle scuole. Parliamo ai ragazzi ma soprattutto: ascoltiamoli".
Lei se tornasse a scuola che carriera sceglierebbe?
"Medicina. Avrei voluto fare lo psichiatra. Ma ora penso che quando lascerò la politica farò il bagnino, come mio nonno Paolo. È il mestiere più generoso e romantico del mondo".
Michele De Pascale ha 33 anni. Sul volto aperto e bello di ragazzo che canta alle feste porta i segni di un incidente stradale gravissimo. Era il 2011. Aveva accompagnato a casa la sua ragazza, ora sua moglie e madre di Giacomo, 3 anni. In un incidente stradale è morto il suo miglior amico e candidato sindaco Pd alle comunali di Ravenna, Enrico Liverani. Era il 2015. "Non credevo possibile, proprio mi pareva inconcepibile prendere il suo posto". Lo ha fatto, ha vinto.
Sorride sempre. Governa da due anni, molto amato, una città dove i cattolici i repubblicani e gli eredi del Pci hanno circoli aperti sulla strada fianco a fianco: Acli, Arci, Endas. I repubblicani esistono ancora? "Abbassi la voce, non si faccia sentire dal mio vicesindaco": Esistono, sono al governo della città.
Ravenna, 170 mila abitanti, la piccola Venezia. Una città che guarda a Oriente, spalle all'Occidente. Gli ostrogoti, i bizantini. Sant'Apollinare, i mosaici che incantavano Dante. I Ferruzzi, i Gardini. Il Moro di Venezia in darsena. "Raul ci ha lasciato in eredità il mare, e la capacità di pensare in grande". Il PalaDeAndrè, intitolato al fratello di Fabrizio, Mauro. Riccardo Muti, la grande musica, il teatro - teatri dappertutto. "Qui è nata la non-scuola e il teatro delle Albe di Mario Martinelli ed Ermanna Montanari. Hanno fatto un lavoro capillare, per decenni. Tutti hanno recitato a Ravenna. Non c'è nessuno che non abbia fatto teatro a scuola, me compreso. Qualcosa vuol dire. La cultura parla anche a chi non vuol sentire".
Difatti, se a Michele De Pascale chiedi da dove dovrebbe ripartire la sinistra per ritrovare contatto con la realtà ti risponde: dai ragazzi. Dalla scuola, che "ti insegna tre volte la fotosintesi e l'antico Egitto e non l'educazione civica, che vuol dire fare le cose insieme: per sé stessi solo se anche per gli altri". Si accalora: "Se tu porti i ragazzi delle medie ai concerti di Muti, gratis, se tu gli insegni a fare teatro dunque a mettere in gioco il loro corpo, la parola, questo genera crescita, sviluppa pensiero. È semplice: funziona", ride. È semplice. Funziona.
È un antidoto alla solitudine, alla paura. "Io non me la prendo con chi ha paura. È irrazionale, i cittadini hanno diritto ad avere paura. Ma se tu guardi in fondo alla paura trovi sempre un bisogno che non ha avuto risposta".
Per esempio, sindaco.
"Per esempio il lavoro. Se dovessi indicare dove si è inabissata la sinistra tradizionale direi: ha voltato le spalle alla generazione degli anni Ottanta. La mia generazione. L'ha proprio persa per strada. Chi ha tra 25 e 40 anni è precario, se ne deve andare dall'Italia, non trova posto. Sono tutti i miei amici, io li sento. È la generazione della frustrazione. Il problema dell'Italia non sono i ragazzi stranieri che arrivano, sono quelli italiani che se ne vanno".
Nell'ultima campagna elettorale l'immigrazione è stata il tema dominante.
"Appunto. Che tristezza. Il mio bisnonno è morto annegato nell'Atlantico andando in Argentina. È caduto dalla nave. Non era un barcone, era la Duca d'Abruzzo ma è lo stesso. L'abbiamo vissuto, lo sappiamo cosa vuol dire andare in cerca di una prospettiva migliore. Lasciare a casa la famiglia, morire nel viaggio. Io non ho sentito una parola, in questa campagna elettorale, sui nostri bisogni: la sanità, l'assistenza ai non autosufficienti, gli asili nido. Torno ai miei coetanei, faccio un esempio: l'innalzamento dell'età pensionabile ha tolto di scena i nonni. Se tu hai trent'anni, e sei precario, e hai un figlio ecco che non ti puoi neppure affidare ai nonni. La società affonda, così".
I suoi nonni cosa facevano?
"Uno, democristiano, era segretario generale del comune: un funzionario dello Stato. L'altro, comunista, faceva il bagnino. Paolo. Mio padre era repubblicano, invece. Dipendente di banca. Quando D'Alema fece il capital gain aveva messo la sua foto sul bersaglio e gli tirava le freccette. Un giorno gli ho detto: papà, mi candido con il Pd. Mi ha risposto: meglio di sinistra che milanista".
Lei ha sostenuto Bersani alle primarie del 2013, poi Renzi al congresso. Come mai?
"Renzi era in quel momento una grande speranza di cambiamento".
Poi?
"Non ha saputo aggregare. Non è stato inclusivo. Il momento del successo deve essere quello della generosità. Non devi vendicarti, se ogni giorno ti fai un nemico prima o poi il nemico torna da te".
Mi faccia un esempio.
"Gliene faccio due. Se ti scagli contro il sindacato per attirare consensi a destra perdi uno e non guadagni l'altro. Se ti circondi solo di collaboratori ultra fidati selezionati con la garanzia che non rompano le scatole paghi pegno. Ma questo è un difetto congenito. Dagli anni Novanta, non ricordo nessun leader di sinistra per la straordinarietà dei suoi collaboratori. E soprattutto: è stata totalmente sbagliata la politica di governo, che è apparsa solo tesa al mantenimento del consenso personale. Le alleanze, gli accordi, le figurine".
Cosa sono le figurine?
"Far coincidere le scelte politiche con amici e nemici. L'affondamento di Prodi nascondeva un'ambizione personale. Alfano: aveva dietro più parlamentari che voti. La scissione dei dalemiani: questioni private, rese dei conti tra loro. Una sinistra che non ha voluto, prima che saputo, leggere il mutamento della società. Per i ragazzi oggi destra e sinistra non significano quasi niente: vogliono sapere di opportunità, meriti, bisogni. Ormai hanno in mano solo l'arma della protesta. Bisognava tenere insieme, non dividere. Hanno diviso e basta".
Lei non è stato tentato, essendoci politicamente nato, dal partito di Bersani e D'Alema?
"Nemmeno un attimo, niente di personale. Era evidente il ritorno a una stagione passata. In nessun modo è sembrata una pagina nuova. Un gruppo di ex dirigenti politici di primo livello della sinistra e di giovani cresciuti con loro animati da uno spirito vendicativo. Non è che dopo aver sbagliato tutto ti puoi mettere alla guida di un partito che spiega dove andare".
E adesso?
"Delrio, Calenda e Zingaretti sono credibili. Se non si facessero guerra, se riuscissero a collaborare si potrebbe ripartire da lì. Sono molto diversi, ma abbiamo bisogno di un posto che tenga insieme i diversi. Sempre premesso che Papa Francesco non è disponibile".
Sempre premesso.
"Ecco, sì. Hastag #noMessia. Torniamo nelle scuole. Parliamo ai ragazzi ma soprattutto: ascoltiamoli".
Lei se tornasse a scuola che carriera sceglierebbe?
"Medicina. Avrei voluto fare lo psichiatra. Ma ora penso che quando lascerò la politica farò il bagnino, come mio nonno Paolo. È il mestiere più generoso e romantico del mondo".