Ancora la Francia sotto attacco. Fatto, purtroppo, che non sorprende. Perché, nonostante il tracollo territoriale dell'Isis in Siria e Iraq, non sono venuti meno i fattori che alimentano il radicalismo islamista dentro e fuori il Medioriente; perché, come rivela il profilo dell'attentatore di Carcassonne e Trèbes, il bacino di reclutamento jihadista è ancora molto vasto. Solo una certa stanchezza mediatica, motivata anche dal prepotente ritorno degli Stati come principali attori della scena mediorientale dopo la fine statuale del Califfato, ha momentaneamente oscurato il fenomeno. Un declino che, però, non vale per la realtà europea, e per quella francese in particolare, nella quale la radicalizzazione non mostra segni di arretramento ma, semmai, una drammatica coazione a ripetere.
Biografia e modalità d'azione fanno di Redouane Lakdim un tipico jihadista emulativo. Ventisei anni, marocchino, noto alla polizia per reati com…
Biografia e modalità d'azione fanno di Redouane Lakdim un tipico jihadista emulativo. Ventisei anni, marocchino, noto alla polizia per reati com…
Ancora la Francia sotto attacco. Fatto, purtroppo, che non sorprende. Perché, nonostante il tracollo territoriale dell'Isis in Siria e Iraq, non sono venuti meno i fattori che alimentano il radicalismo islamista dentro e fuori il Medioriente; perché, come rivela il profilo dell'attentatore di Carcassonne e Trèbes, il bacino di reclutamento jihadista è ancora molto vasto. Solo una certa stanchezza mediatica, motivata anche dal prepotente ritorno degli Stati come principali attori della scena mediorientale dopo la fine statuale del Califfato, ha momentaneamente oscurato il fenomeno. Un declino che, però, non vale per la realtà europea, e per quella francese in particolare, nella quale la radicalizzazione non mostra segni di arretramento ma, semmai, una drammatica coazione a ripetere.
Biografia e modalità d'azione fanno di Redouane Lakdim un tipico jihadista emulativo. Ventisei anni, marocchino, noto alla polizia per reati comuni come possesso e spaccio di stupefacenti, un passaggio in carcere, in Francia come altrove principale luogo di reclutamento di giovani che nutrono risentimento verso il Paese che li ha visti nascere, crescere, o nei quali sono residenti. Giovani, in prevalenza di origine magrebina o africana, assai numerosi nelle celle, che nell'islam in versione radicale riscoperto dietro le sbarre trovano una concezione totalizzante e antagonista del mondo che offre loro un'identità forte e un salvifico, anche nella morte, strumento di riscatto.
Secondo il ministro dell'Interno francese Collombe, nonostante altre fonti sostengano il contrario, Lakdim non era sospettato di radicalizzazione e sarebbe passato all'azione "improvvisamente". Ma la radicalizzazione ha una dimensione processuale, matura nel tempo, nelle contraddittorie vicende della vita così come nell'andamento del ciclo politico, interno e internazionale. E, come mostrano altre biografie di radicalizzati, non si manifesta sempre attraverso percorsi tanto "classici" quanto sorvegliati, e perciò abbandonati, in chiave mimetica. E proprio il mimetismo costituisce un serio problema di prevenzione.
L'attacco in Occitania conferma la diffusione dello jihadismo nella République, che non si manifesta soltanto nelle banlieue parigine o nei grandi agglomerati industriali del Nord, ma anche nella Francia mediterranea o rurale. A dimostrazione che il messaggio radicale attecchisce ovunque: nel grigio del Pas de Calais come nell'azzurro del Midì. Non a caso uno dei nuclei di primo piano dello jihadismo transalpino è stato quello di Tolosa e Albi, guidato da Essid Sabri, recentemente scomparso in Siria e mentore di Mohammed Merah, l'attentatore di Mountaban. Un gruppo, cresciuto attorno all'"Emiro bianco" Olivier Corel, nel villaggio di Artigat nell'Ariège, del quale erano membri anche i fratelli Clain. Proprio Fabien Clain ha rivendicato dalla Siria, per conto dell'Isis, l'attacco del Bataclan che, tra i suoi efferati protagonisti, ha visto Abdeslam Salah, del quale, prima di essere abbattuto, Lakdim ha chiesto la liberazione. Richiesta che mai sarebbe stata esaudita ma significativa. Perché, nella mentalità radicale, ristabiliva la continuità ideale del jihad contro la Francia.
Perché Salah, unico superstite del commando stragista del 2015, ha ritrovato la sua aura dopo che molti, anche tra i detenuti del carcere di Fleury-Merogis dov'era rinchiuso, non avevano accettato che si fosse dato alla fuga, senza "immolarsi nel martirio" a Parigi come, al momento della cattura, a Molenbeek. Abdeslam è tornato un'icona spendibile dopo aver contrapposto al Tribunale belga che lo sta giudicando la sola legittimità del giudizio divino. Una mitologia combattente e una dichiarazione di fedeltà ai principi quella sottolineata da Lakdim, che l'Isis ha voluto celebrare rendendo, come sempre in questi casi, onore al suo "soldato".
Biografia e modalità d'azione fanno di Redouane Lakdim un tipico jihadista emulativo. Ventisei anni, marocchino, noto alla polizia per reati comuni come possesso e spaccio di stupefacenti, un passaggio in carcere, in Francia come altrove principale luogo di reclutamento di giovani che nutrono risentimento verso il Paese che li ha visti nascere, crescere, o nei quali sono residenti. Giovani, in prevalenza di origine magrebina o africana, assai numerosi nelle celle, che nell'islam in versione radicale riscoperto dietro le sbarre trovano una concezione totalizzante e antagonista del mondo che offre loro un'identità forte e un salvifico, anche nella morte, strumento di riscatto.
Secondo il ministro dell'Interno francese Collombe, nonostante altre fonti sostengano il contrario, Lakdim non era sospettato di radicalizzazione e sarebbe passato all'azione "improvvisamente". Ma la radicalizzazione ha una dimensione processuale, matura nel tempo, nelle contraddittorie vicende della vita così come nell'andamento del ciclo politico, interno e internazionale. E, come mostrano altre biografie di radicalizzati, non si manifesta sempre attraverso percorsi tanto "classici" quanto sorvegliati, e perciò abbandonati, in chiave mimetica. E proprio il mimetismo costituisce un serio problema di prevenzione.
L'attacco in Occitania conferma la diffusione dello jihadismo nella République, che non si manifesta soltanto nelle banlieue parigine o nei grandi agglomerati industriali del Nord, ma anche nella Francia mediterranea o rurale. A dimostrazione che il messaggio radicale attecchisce ovunque: nel grigio del Pas de Calais come nell'azzurro del Midì. Non a caso uno dei nuclei di primo piano dello jihadismo transalpino è stato quello di Tolosa e Albi, guidato da Essid Sabri, recentemente scomparso in Siria e mentore di Mohammed Merah, l'attentatore di Mountaban. Un gruppo, cresciuto attorno all'"Emiro bianco" Olivier Corel, nel villaggio di Artigat nell'Ariège, del quale erano membri anche i fratelli Clain. Proprio Fabien Clain ha rivendicato dalla Siria, per conto dell'Isis, l'attacco del Bataclan che, tra i suoi efferati protagonisti, ha visto Abdeslam Salah, del quale, prima di essere abbattuto, Lakdim ha chiesto la liberazione. Richiesta che mai sarebbe stata esaudita ma significativa. Perché, nella mentalità radicale, ristabiliva la continuità ideale del jihad contro la Francia.
Perché Salah, unico superstite del commando stragista del 2015, ha ritrovato la sua aura dopo che molti, anche tra i detenuti del carcere di Fleury-Merogis dov'era rinchiuso, non avevano accettato che si fosse dato alla fuga, senza "immolarsi nel martirio" a Parigi come, al momento della cattura, a Molenbeek. Abdeslam è tornato un'icona spendibile dopo aver contrapposto al Tribunale belga che lo sta giudicando la sola legittimità del giudizio divino. Una mitologia combattente e una dichiarazione di fedeltà ai principi quella sottolineata da Lakdim, che l'Isis ha voluto celebrare rendendo, come sempre in questi casi, onore al suo "soldato".