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(ansa)

Diplomatici russi espulsi: la solidarietà limitata

Bisogna mirare ai veri punti deboli di Putin. Si dovrebbero inasprire le sanzioni e boicottare i Mondiali di Calcio
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È una crisi senza precedenti nella lunga storia del confronto Est-Ovest, bizzarra sotto certi aspetti perché esce dagli schemi consueti delle schermaglie diplomatiche. Altro che ritorno alla guerra fredda, qui siamo quasi alla guerra calda. Perché è come se gli Stati Uniti, il Canada e i Paesi dell'Unione europea che fanno parte della Nato avessero attivato l'articolo 5 del Trattato del 1949, che costituì l'Alleanza atlantica.

Recita l'articolo che un attacco contro uno degli Stati firmatari costituisce "un attacco contro tutte (le parti contraenti)" e di conseguenza "ognuna di esse... assisterà la parte attaccata, intraprendendo immediatamente, individualmente o di concerto conle altre parti, l'azione che giudicherà necessaria". È a questo spirito di solidarietà occidentale (non alla lettera, perché l'articolo si riferisce ad attacchi armati) che si sono rifatte le cance…
È una crisi senza precedenti nella lunga storia del confronto Est-Ovest, bizzarra sotto certi aspetti perché esce dagli schemi consueti delle schermaglie diplomatiche. Altro che ritorno alla guerra fredda, qui siamo quasi alla guerra calda. Perché è come se gli Stati Uniti, il Canada e i Paesi dell'Unione europea che fanno parte della Nato avessero attivato l'articolo 5 del Trattato del 1949, che costituì l'Alleanza atlantica.

Recita l'articolo che un attacco contro uno degli Stati firmatari costituisce "un attacco contro tutte (le parti contraenti)" e di conseguenza "ognuna di esse... assisterà la parte attaccata, intraprendendo immediatamente, individualmente o di concerto conle altre parti, l'azione che giudicherà necessaria". È a questo spirito di solidarietà occidentale (non alla lettera, perché l'articolo si riferisce ad attacchi armati) che si sono rifatte le cancellerie europee dopo le conclusioni del Consiglio Ue della scorsa settimana, come conferma la nota diffusa dalla Farnesina.

Che si è tenuta, con due espulsioni, sotto lo standard degli alleati principali: una prudenza dovuta all'incerta fase politica interna, come dimostra la reazione contraria di Matteo Salvini. Il segnale che la Nato, travestita da Ue (finora sempre molto timida e scoordinata nella politica estera) con l'appoggio esterno dell'Ucraina, invia a Putin è forte, anche se non altrettanto chiaro. Almeno da parte europea. Perché da parte americana è stentoreo, per quantità e qualità di misure, e sembra indicare un definitivo cambio di rotta nei rapporti con Mosca dopo i lunghi tentennamenti di Trump.

Come se a Washington i falchi avessero improvvisamente preso a volare, liberati dai nuovi arrivati: Pompeo al Dipartimento di Stato, Haspel alla Cia, e soprattutto Bolton al National Security Council della Casa Bianca. La Russia sembra essere tornata "l'Impero del Male", come aveva detto Ronald Reagan dell'Urss prima di Gorbaciov.

Le misure europee hanno, invece, un suono meno nitido. Sembrano prese più per compiacere Theresa May, che per mettere in un angolo Vladimir Putin e isolare la Russia come fosse uno "Stato canaglia" (e per quanto riguarda l'Italia questa sensazione è fortissima). Una certa ambiguità sussiste anche da parte britannica, al di là delle sparate retoriche di Boris Johnson, che ha paragonato Putin a Hitler e i Mondiali di calcio in Russia alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Perché, ad esempio, Londra non ha ancora richiamato il suo ambasciatore a Mosca, come si fa in caso di grave crisi diplomatica (lo ha fatto l'Italia con l'Egitto per l'assassinio di Regeni)? O perché il governo inglese non ha ancora preso di mira gli asset degli oligarchi russi, che vivono e fanno prosperare le loro immense ricchezze a Londra, come hanno chiesto tutti i più autorevoli giornali inglesi, dal Financial Times all'Economist? Molti di loro sono legati a Putin, sono in affari con lui o con i boiardi di Stato russi suoi sodali: da Abramovich a Deripaska, per citare due tra i più ricchi e famosi.

Colpire loro vorrebbe dire far davvero male all'economia russa. Ma forse anche a quella inglese, specie in tempo di Brexit. Theresa May si è finora limitata a vaghe minacce. La stessa preoccupazione per i rapporti economici e gli interessi delle grandi aziende nazionali, per non parlare delle forniture energetiche, le hanno anche, e forse di più, gli europei. Perciò solidarietà sì a Theresa May, che l'ha invocata a più riprese anche all'ultimo vertice a Bruxelles.

Ma con un manzoniano "adelante Pedro, con juicio", come diceva al suo cocchiere il gran cancelliere Antonio Ferrer (l'Ucraina, che non ha nulla da perdere, è andata giù molto più pesante).
Perché se si vuole davvero creare problemi a Putin, dopo la sua trionfale rielezione alla presidenza, bisogna mirare ai suoi veri punti deboli: le difficoltà dell'economia, che non riesce a crescere e a modernizzarsi (il tragico incendio di Kemerovo, in Siberia, è un esempio dell'arretratezza del Paese); e l'immagine che vuole proiettare di sé e della Russia nel mondo. Dunque, occorrerebbe inasprire le sanzioni, decise dopo l'intervento in Ucraina e l'annessione della Crimea; e addirittura boicottare i Mondiali di calcio, altra grande vetrina del "putinismo" dopo le Olimpiadi di Sochi del 2014. Espellere diplomatici, o presunti tali, è decisamente più semplice per tutti. Mosca ha già detto che farà rappresaglie. La guerra delle spie può continuare a lungo, senza fare davvero male a nessuno.