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(ap)

Le fake news? Hanno tremila anni

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Lo scrisse persino Platone, padre della democrazia, nelle "Leggi": in politica si può mentire
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Lo scrisse perfino Platone: in politica si può mentire. Ebbene sì: nel secondo libro delle Leggi, il padre nobile della democrazia occidentale ammette la distorsione della verità fra le armi di chi governa. E già mi immagino la gioia con cui molti dei nostri politici si definiranno da sempre platonici. Eppure sarebbe irrispettoso addebitare solo a un costume nostrano questa equazione fra politici e bugiardi. Anzi: scorrendo l'album del passato, viene da sorprendersi di quante volte il potere abbia scomodato il teatro per allestire le più incredibili sceneggiate. Non per nulla Dante Alighieri sprofonda all'inferno - fra i falsari, appunto - quel Sinone che a detta di Omero si era fatto catturare proprio per convincere il nemico ad accettare il cavallo di Troia: una perfetta mascherata. E d'altra parte come stupirsi, se erano gli stessi dei dell'Olimpo a travestirsi di continuo nelle loro scorribande erotiche, raggirando i comuni mortal…
Lo scrisse perfino Platone: in politica si può mentire. Ebbene sì: nel secondo libro delle Leggi, il padre nobile della democrazia occidentale ammette la distorsione della verità fra le armi di chi governa. E già mi immagino la gioia con cui molti dei nostri politici si definiranno da sempre platonici. Eppure sarebbe irrispettoso addebitare solo a un costume nostrano questa equazione fra politici e bugiardi. Anzi: scorrendo l'album del passato, viene da sorprendersi di quante volte il potere abbia scomodato il teatro per allestire le più incredibili sceneggiate. Non per nulla Dante Alighieri sprofonda all'inferno - fra i falsari, appunto - quel Sinone che a detta di Omero si era fatto catturare proprio per convincere il nemico ad accettare il cavallo di Troia: una perfetta mascherata. E d'altra parte come stupirsi, se erano gli stessi dei dell'Olimpo a travestirsi di continuo nelle loro scorribande erotiche, raggirando i comuni mortali: il potere godeva già un mondo nel darcela a bere.

Mi si dirà che i colleghi di Zeus erano una combriccola allegra, e che l'esempio è dunque inattendibile. E sia. Ma andando a ritroso nella storia della menzogna, cosa dire della regina Giaele che nella Bibbia si guadagna la fiducia del nemico per poi trafiggergli nottetempo il cranio? E oltre tremila anni fa il faraone Ramsete II, all'indomani della Battaglia di Qadesh, non si fece celebrare in mezzo Egitto per aver umiliato le truppe ittite, laddove niente rispondeva al vero? La sua fu un'autentica mossa mediatica, di quelle che avrebbero fatto felice Niccolò Machiavelli, pronto a cantare le lodi di re Ferdinando II - detto il Cattolico - per il modo in cui recitò davanti ai sudditi la parte del Re Conquistatore (in realtà aveva solo cacciato i Mori da Granada). Insomma, se sulle rive del Nilo o nella reggia d'Aragona fosse già stato attivo Twitter, il tono di questi signori avrebbe fatto concorrenza a Trump sulla Scala Mercalli delle autocelebrazioni taroccate. Se poi ci spostiamo nella classifica delle falsità, non c'è competizione: chiunque sarebbe surclassato dalla più squassante balla nella storia della politica, quell'atto furbissimo con cui l'imperatore Costantino dichiarava di donare al Papa le chiavi del potere temporale (e con esse la caterva dei beni derivanti). Una bugia, né più né meno, sulle cui implicazioni si è però edificata per secoli l'intera civiltà europea.

E se così era nella storia antica, è evidente che i fatti non migliorano coi moderni mezzi di informazione: Napoleone diceva di avere più paura dell'offensiva di un quotidiano che non di centomila baionette, e difatti egli stesso fu vittima dell'ennesima fake news ante litteram, stavolta da parte di un frate - l'abbé Guillon - che si intestardì a spargere in giro un Principe di Machiavelli con false annotazioni del Bonaparte, assortite coi peggiori intenti. E vi fu perfino un episodio di panico in Borsa, quando nel 1814 fu messa là la voce che l'imperatore fosse passato a miglior vita. Erano i primi vagiti di quello stupro dell'opinione pubblica che oggi si perpetua senza sosta, e che ha contraddistinto le pagine più tragiche del secolo scorso: l'intera campagna antisemita era costruita su menzogne, a partire dai Protocolli dei Savi di Sion di cui già nel 1921 il Times dimostrò la falsità, senza poter tuttavia evitare che la propaganda nazifascista li spacciasse per veri. Ed è impressionante scoprire come molti accadimenti storici che segnarono il declino di quei regimi fossero legati a menzogne politico-militari. In pochi hanno ben presente la pagliacciata messa in piedi da Adolf Hitler per giustificare la sua invasione della Polonia, come egli diede ordine ai suoi di travestirsi con uniformi polacche, e di dare l'assalto a una stazione radio tedesca lungo il confine (ci furono anche dei morti).

Ma chi ferisce di spada, poi fa analoga fine: alla resa dei conti furono gli Alleati a servirsi della menzogna per depistare quel che restava del Terzo Reich, al punto che si decise di schierare un esercito di aerei gonfiabili e cingolati in cartapesta, le cui manovre dovevano convincere il Fuhrer di un imminente D-Day sulle coste scandinave. Poi è chiaro che da questo nostro catalogo politico di raggiri non può non emergere una sostanziale differenza: in tutti questi casi era il potere a manovrare le leve dell'inganno, laddove viceversa - con l'imporsi dei social - siamo noi stessi a seminare e diffondere il virus. Platone sarebbe inorridito. Durante l'ultima campagna presidenziale americana, qualcuno lanciò online il cosiddetto pizzagate, secondo il quale una pizzeria di Washington D.C. sarebbe stata centro di traffici umani orditi da Hillary Clinton. Era una colossale frottola, ma un fanatico si presentò comunque armato di fucile per far fuoco fra pomodoro e mozzarella. Morale della favola: dite a Pinocchio di non mentire, perché il rischio - oltre a crescergli il naso - è che oggigiorno c'è sempre qualcuno che ti prende sul serio. E aggiungo: generalmente è armato.