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I grillini e la camicia di forza elegante

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Questo regolamento degno di un Circolo dei Signori è un’occasione mancata per un partito che vuole governare 
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Solo un monaco tornato a valle dopo un lungo eremitaggio potrebbe stupirsi, leggendo il cavilloso regolamento che i nuovi parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno dovuto approvare l'altra notte senza fiatare, e persino sorridendo, con disciplina nordcoreana. Che la regola "uno vale uno" era stata sepolta da un pezzo, lo sapevamo già. Che ormai fosse in vigore il principio "uno vale tutti", messo nero su bianco per blindare legalmente il potere formalmente consegnato a Luigi Di Maio, lo sospettavamo dal giorno delle finte primarie online. E la storia della scorsa legislatura, con il lungo elenco di deputati e senatori grillini precipitosamente espulsi al primo segno di dissenso, non lasciava spazio alle illusioni sulla vivacità democratica - chiamiamola così - dei gruppi che oggi sono i più numerosi di questo Parlamento.

Eppure ha qualcosa di affascinante, questo tentativo di rendere presentabile e persino elegante la camicia di for…
Solo un monaco tornato a valle dopo un lungo eremitaggio potrebbe stupirsi, leggendo il cavilloso regolamento che i nuovi parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno dovuto approvare l'altra notte senza fiatare, e persino sorridendo, con disciplina nordcoreana. Che la regola "uno vale uno" era stata sepolta da un pezzo, lo sapevamo già. Che ormai fosse in vigore il principio "uno vale tutti", messo nero su bianco per blindare legalmente il potere formalmente consegnato a Luigi Di Maio, lo sospettavamo dal giorno delle finte primarie online. E la storia della scorsa legislatura, con il lungo elenco di deputati e senatori grillini precipitosamente espulsi al primo segno di dissenso, non lasciava spazio alle illusioni sulla vivacità democratica - chiamiamola così - dei gruppi che oggi sono i più numerosi di questo Parlamento.

Eppure ha qualcosa di affascinante, questo tentativo di rendere presentabile e persino elegante la camicia di forza che gli avvocati della Casaleggio Associati hanno preparato per le nuove reclute dell'armata pentastellata. A cominciare dal capitolo "principi e indirizzi", nel quale si afferma solennemente che il gruppo parlamentare del M5S "concorre con metodo democratico a determinare la politica nazionale". È un copia-e-incolla dell'articolo 49 della Costituzione, che però ha come soggetto "i cittadini, liberamente associati in partiti" e non i gruppi. L'idea è nobile: peccato che dalla teoria alla pratica il "metodo democratico" evapori rapidissimamente.

Perché è davvero inutile prevedere assemblee, presidenti, comitati direttivi e tutto l'organigramma di un vero partito, se poi lo stesso regolamento consegna tutti i poteri che contano a una sola persona, il Capo Politico del movimento, che al Senato non fa neanche parte del gruppo. Eppure è lui, Di Maio, che nomina e revoca i capigruppo (i parlamentari "ratificano"), è lui che sceglie i vicecapigruppo, i segretari, il tesoriere e naturalmente il capo del potentissimo Ufficio Comunicazione, l'uomo che ogni giorno decide chi va in tv (e cosa deve dire).

E suona beffardo, quell'articolo che riconosce a ogni parlamentare il diritto di "concorrere all'elaborazione unitaria delle iniziative parlamentari", ma non quello di esprimere una critica, un dubbio, un dissenso, perché si renderebbe immediatamente colpevole del crimine previsto dal codice militare pentastellato (articolo 21, comma 1, lettera G): "Comportamenti suscettibili di pregiudicare l'immagine o l'azione politica del Movimento, o di avvantaggiare i partiti", definizione volutamente vaghissima che può comprendere di tutto, dall'alito cattivo in su. E il traditore che avrà osato dissentire, oltre a essere espulso con disonore - su proposta del Capo Politico, naturalmente - "sarà obbligato a pagare a titolo di penale entro 10 giorni la somma di euro 100.000,00", punizione senza precedenti nelle democrazie dell'Occidente, anche se sarebbe interessante sapere quale giudice e quale tribunale, sulla base di una norma che forse andrebbe bene per la compravendita di un terzino, costringerebbe mai un parlamentare a pagare una simile "penale".

L'intero regolamento è in realtà un elenco di bei principi enunciati in un articolo e negati in quello successivo. La "trasparenza" declamata all'articolo 2, per esempio, è accuratamente ingabbiata dall'articolo 23, in base al quale per poter leggere gli atti del gruppo è indispensabile un'autorizzazione, "previa deliberazione del Comitato direttivo", come se bisognasse custodire pericolosi segreti. E persino la severità pecuniaria verso chi esce, astutamente presentata come punizione per i voltagabbana, si dissolve in una nuvoletta rosa quando si tratta di aprire la porta ai transfughi degli altri partiti, le cui adesioni saranno benevolmente valutate, purché siano incensurati, non siano iscritti ad altri partiti, eccetera. C'è il divieto d'uscita, dunque, ma non il cartello "Vietato l'ingresso".

Nulla di veramente nuovo, per chi conosca la camaleontica coerenza dei grillini. Più che un pasticcio giuridico, più che uno scivolone politico, questo regolamento degno di un Circolo dei Signori è soprattutto un'occasione mancata, per un partito che vuole governare il Paese. Se questa è la loro idea di democrazia, non è affatto rassicurante.