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I soldi oscuri della politica

Continuiamo a votare ignorando chi paga  le campagne elettorali ai politici. Per venirlo a sapere quando è tardi
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Non dovrebbe scandalizzare nessuno che un privato finanzi un'associazione politica. Ma sempre che questo avvenga nel rispetto di regole precise e nella più totale trasparenza. Proprio quello che invece manca in Italia. La storia che raccontano su L'Espresso di domani Giovanni Tizian e Stefano Vergine a proposito dei soldi versati da alcuni imprenditori a un'associazione riconducibile alla galassia leghista ripropone con forza il problema dell'opacità dei sistemi con cui oggi la politica si finanzia, soprattutto in vista delle campagne elettorali.

Con la complicità di norme che sembrano studiate apposta per rendere ancora più densa la coltre di nebbia che li avvolge, i rapporti fra finanziatori privati e la politica hanno varcato ormai da anni una nuova frontiera: grazie al proliferare di associazioni e fondazioni. Tutto legale, ovviamente. Peccato soltanto che le regole più stringenti introdotte per il finanziamento dei partiti, per …
Non dovrebbe scandalizzare nessuno che un privato finanzi un'associazione politica. Ma sempre che questo avvenga nel rispetto di regole precise e nella più totale trasparenza. Proprio quello che invece manca in Italia. La storia che raccontano su L'Espresso di domani Giovanni Tizian e Stefano Vergine a proposito dei soldi versati da alcuni imprenditori a un'associazione riconducibile alla galassia leghista ripropone con forza il problema dell'opacità dei sistemi con cui oggi la politica si finanzia, soprattutto in vista delle campagne elettorali.

Con la complicità di norme che sembrano studiate apposta per rendere ancora più densa la coltre di nebbia che li avvolge, i rapporti fra finanziatori privati e la politica hanno varcato ormai da anni una nuova frontiera: grazie al proliferare di associazioni e fondazioni. Tutto legale, ovviamente. Peccato soltanto che le regole più stringenti introdotte per il finanziamento dei partiti, per questi strani organismi non lo siano altrettanto. E una ragione c'è. Le associazioni e fondazioni di cui parliamo generalmente non sono emanazioni dei partiti, ma di singoli politici o capicorrente. Che si riforniscono così di munizioni per combattere battaglie politiche personali.

Quanto la pratica sia diffusa e la faccenda delicata lo sta a testimoniare il fatto che nel 2012, quando l'opinione pubblica costrinse il Parlamento al primo taglio dei rimborsi elettorali e furono con l'occasione introdotte norme sui controlli dei bilanci dei partiti, un emendamento di Linda Lanzillotta e Salvatore Vassallo, teso a equiparare le fondazioni personali ai partiti, venne sonoramente cassato.

Due anni più tardi, con l'approvazione della legge sulla presunta abolizione del finanziamento pubblico, la norma invece passò. Ma con una serie di paletti facilmente aggirabili. Per esempio gli stessi obblighi di trasparenza imposti ai partiti sono applicabili alle fondazioni che hanno organi direttivi in tutto o in parte nominati dal partito. Il che esclude tutte quelle esistenti. Quanto alle somme incassate dai singoli finanziatori e alle identità dei contribuenti privati restano quasi sempre avvolte nel mistero più fitto. La legge prevede che l'obbligo di rendere noti questi dati, sia pure con limitazioni, riguardi anche le associazioni le quali destinano più del 10 per cento dei proventi all'attività politica. Ma il problema sono ovviamente i controlli. Inesistenti.

E si capisce perché. È sufficiente una rapida visita nelle pagine web per verificare che nessuna fondazione pubblica gli elenchi dei sottoscrittori. A parte qualche rarissimo caso, come quello della renziana Fondazione Open: che tuttavia premette di pubblicare esclusivamente i dati di chi ha permesso di pubblicarli. Una trasparenza piuttosto curiosa.

Come non è difficile comprendere la ragione per cui da anni gli appelli del presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone rimangano inascoltati. L'ultimo risale alla fine di ottobre dello scorso anno. Le sue parole: "I finanziamenti non passano più dai partiti, ma dalle fondazioni e dalle associazioni. Qui si è spostata molta dell'attività della politica. Stiamo andando verso una campagna elettorale particolarmente delicata e sarebbe, per questo, giusto che come regola morale chi riceve finanziamenti tramite associazioni e fondazioni ne faccia adeguata pubblicità. Anche in assenza di una normativa specifica".

Ma a quella nessuno ha sentito il bisogno di mettere mano. Così continuiamo ad andare a votare ignorando del tutto chi paga sul serio le campagne elettorali ai nostri politici. Salvo venirlo a sapere quando è troppo tardi, nella migliore delle ipotesi, e solo grazie a una inchiesta giornalistica. Il che, per una democrazia che voglia definirsi tale, non è proprio il massimo.