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Gessa: “Il Pd ha cavalcato l’illusione della democrazia del web e ha cancellato la sua identità”

Ottantasei anni, lo scienziato Gianluigi Gessa ha lavorato negli Stati Uniti e oggi è professore emerito all’Università di Cagliari. "Quando ti vesti con il giubotto da Fonzie non fai il bullo, lo sei. La forma è sostanza: lo immaginate Berlinguer con una maglia con le scritte davanti?"
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Qui si parla di politica dicendo d'altro. Di neurotrasmettitori e di Dna, di realtà virtuale e di dipendenze. Di democrazia del web e di populismo, infine. Gianluigi Gessa, 86 anni, è uno scienziato. Se non fosse tornato in Sardegna per amore (di una donna, della sua terra, della sua barca a vela e del suo vento) negli Stati Uniti avrebbe di certo vinto il Nobel. Ride sonoro, e con un accento sardo che cerca le parole dall'inglese risponde: "È più o meno quel che mi disse il capo del mio dipartimento quando gli comunicai che tornavo in Italia. Che lo avremmo vinto. Ma non c'è controprova. E comunque non desideravo altro premio che questo: vedere giovani scienziati al lavoro qui, nel posto dove sono nato". Dotato di formidabile ironia, volto da attore hollywoodiano, professore emerito all'università di Cagliari. Ha fondato una scuola che miete successi nel mondo. Ha dedicato la sua vita allo studio delle dipendenze: gl…
Qui si parla di politica dicendo d'altro. Di neurotrasmettitori e di Dna, di realtà virtuale e di dipendenze. Di democrazia del web e di populismo, infine. Gianluigi Gessa, 86 anni, è uno scienziato. Se non fosse tornato in Sardegna per amore (di una donna, della sua terra, della sua barca a vela e del suo vento) negli Stati Uniti avrebbe di certo vinto il Nobel. Ride sonoro, e con un accento sardo che cerca le parole dall'inglese risponde: "È più o meno quel che mi disse il capo del mio dipartimento quando gli comunicai che tornavo in Italia. Che lo avremmo vinto. Ma non c'è controprova. E comunque non desideravo altro premio che questo: vedere giovani scienziati al lavoro qui, nel posto dove sono nato". Dotato di formidabile ironia, volto da attore hollywoodiano, professore emerito all'università di Cagliari. Ha fondato una scuola che miete successi nel mondo. Ha dedicato la sua vita allo studio delle dipendenze: gli effetti sul cervello di droghe, videogiochi, porno. Internet, adesso. La dipendenza dalla Rete. Ha pubblicato ovunque, persino su Playboy ("Ma era uno studio sull'effetto di certe droghe sui freni inibitori, non creda: niente di più attraente"). Ha militato sempre a sinistra.

Come sta, professore?
"Benissimo. Si direbbe: immortale, come Berlusconi. Ma diverso dentro".

Vorrei parlare con lei di politica.
"Ottimo. Me ne sto occupando da un punto di vista un po' più vasto del caso italiano. Seguo la mutazione nel nostro Dna provocata dalla tecnologia. In altri termini: la disumanazione dell'uomo di fronte alla realtà virtuale. Cioè di quanto l'umanità stia travolgendo i limiti che nella mia esperienza ho conosciuto, e con quali conseguenze".

La tecnologia cambia il nostro Dna? A che punto è lo studio?
"È a buon punto. Sono molto interessato al tema del controllo della rete, della cosiddetta democrazia del web. È anche a questa che si deve il successo dei nuovi movimenti politici, tra l'altro. Molto appassionante".

Cosiddetta democrazia?
"La rete fornisce una quantità immensa di informazioni e può essere utilizzata per ingannare. L'uomo del resto da quando è nato ha creduto a tutto. Le fake news sono bufale, ma dietro le bufale ci sono ideologie: dati usati per scopi di indottrinamento politico. È un potere così straordinario che vale molto più dei soldi. I soldi servono ancora, ma per manipolare le idee. I manipolatori possono entrare nel mio computer, cioè diciamo pure in quello ho di più intimo, ed educarmi".

Il computer è davvero ciò che abbiamo di più intimo?
"I rapporti umani di tipo emotivo fondati sulla relazione reale dei corpi stanno scomparendo. Le faccio un esempio. La piaga devastante oggi si chiama porno internet. Con un clic un giovane può avere più donne di quante suo nonno poteva averne nel corso della vita. Questo cosa significa? Esiste, come per le droghe, un'escalation. Quello che ti dà il primo clic dopo poco non ti fa più godere. Come nei videogiochi: devi salire di livello per restare eccitato. E dopo il livello supremo, cosa c'è?".

Cosa c'è?
"Internet addiction. Non solo nel sesso. Nei bambini, per esempio, riguarda la violenza. Certi videogiochi procurano il piacere immenso di sparare contro il nemico. Tutti i tuoi gusti saranno soddisfatti: puoi tagliare la testa a chissà quanti nemici. Si osserva una mutazione della struttura cerebrale".

Il cervello cambia in modo permanente?
"Permanente e ereditario. Il cervello si costruisce con gli impulsi. Sto osservando che soprattutto negli adolescenti, nel momento in cui il cervello assorbe - avido di sensazioni - ogni impulso che riceve lo modifica. Poi si struttura. È una strada che conduce alla mutazione del Dna. Torniamo per un momento ai comportamenti sessuali".

Torniamoci.
"La riproduzione per esempio. Possiamo avere gravidanze senza sesso, senza utero. Il mio atteggiamento di scienziato è di meraviglia, non di giudizio. In Usa stanno costruendo incubatori dove potrai mettere il prodotto del concepimento: così non si affeziona, non si trasmettono malattie, puoi guardarlo durante la gravidanza da uno spioncino illuminato. Gli incubatori costano meno di una madre in affitto. Il progresso è meraviglioso. Ma dipende dall'uso che l'uomo ne fa. Dipende dalle politiche che governano i comportamenti degli uomini. Veniamo alla politica. Parliamo di gioco d'azzardo?".

Politica e gioco d'azzardo, sì.
"Perché le case da gioco - le macchine, i luoghi - vengono detassati, considerate pozzi legali? Se sai che darà dipendenza perché consideri quell'attività legale? Perché chi le gestisce è una lobby potente quanto quella delle armi. Ma se è il governo, che gestisce il gioco d'azzardo? Come può la sinistra non impedirlo?".

Qualunque governo dovrebbe arginare le dipendenze, non solo quelli di sinistra.
"Naturalmente, ma la sinistra ha come compito strutturale, fondativo quello di portare al maggior numero di persone possibile la conoscenza, il sapere: la democrazia delle possibilità. Ciò che ci rende liberi. Le dipendenze ci rendono schiavi. Di chi, in questo caso? Dello Stato. E per cosa? Per denaro? La sinistra può rinunciare alla democrazia del sapere in nome del guadagno? Ecco l'Origine dei suoi mali".

Dove nasce il populismo?
"Quello che chiamiamo populismo non è altro che omologazione di emozioni costruite. Il controllo dell'informazione è lo strumento principe dell'omologazione. Pensiamo alla Rete. Accessibile a chiunque, senza filtri. Se conosco le identità dei miei fruitori posso intervenire nella costruzione delle loro emozioni. Quando vivevo in America fuori da certe case c'era un cartello che avvisava: Arm defended. Sei avvisato. Se entri spariamo. Dalla tentazione di armarci tutti io sono in salvo non solo per l'età, ma perché ho la fortuna di riflettere. Un ragazzino non ha la mia fortuna. Guarda quanti bei video, vieni a giocare. Un giorno potrai sparare anche tu, se ci lasci fare".

Che cosa pensa del risultato elettorale?
"Ho sentito tante persone di sinistra dire: oh, finalmente gliele abbiamo date a quel bullo".

Quel bullo?
"Quando tu ti vesti col giubbotto da Fonzie non fai il bullo: lo sei. La forma è sostanza. È il messaggio che vuoi comunicare. Lei se lo immagina Che Guevara senza camicia militare? Oppure: il nostro Berlinguer con una maglia con le scritte davanti? L'esteriorità è la vetrina dell'anima. O almeno, non esageriamo: delle intenzioni. Se ti atteggi ad adolescente un po' prepotente finisce che le persone credono che tu lo sia. Ammesso che tu ti sia solo atteggiato, è ovvio".

Ma quel sollievo per la sconfitta di cui parlava, lo condivide?
"Certo che no. Ma ne vedo l'origine. L'ansia di essere protagonisti degli schermi - della tv, del web - per 'far passare un messaggio' finisce per assecondare il populismo. E sul terreno del populismo vince chi ha cominciato a giocare prima e non ha remore".

La Lega ha vinto a Nord.
"Ha alimentato un razzismo ideologico contro ogni tipo di meridionale, di straniero. Persino antropologico. Voi siete più bassi, più neri, puzzate. Noi siamo efficienti voi profittatori. Ladri. Noi vogliamo solo gli emigrati che sono già garantiti, gli altri non ci servono".

E il Movimento 5 Stelle a Sud.
"C'era la promessa dell'elemosina, il reddito di cittadinanza. I nuovi 80 euro. C'è stato scoraggiamento, nei confronti della sinistra. Ha perso l'estrema timidezza ideologica del Partito democratico".

Timidezza ideologica?
"Si è vergognato di essere di sinistra. Ha mormorato, ha cancellato la sua identità. Ha cavalcato la grande illusione della democrazia del web, la scomparsa dei corpi intermedi, uno vale uno, tutti possono informarsi e decidere da soli. Ma se non hai gli strumenti per discernere il web è una trappola mortale al servizio di chi lo governa. E qualcuno lo governa sempre. Non esiste niente di gratuito. Lo sanno tutti oramai: se è gratis, il prezzo sei tu. Ti manipolo, ti prendo".

Mi faccia un esempio di incapacità di discernere.
"Parliamo di droghe. Quante volte ha sentito dire: si passa inevitabilmente dalle droghe leggere alle droghe pesanti. Chi fa uso di cannabis finisce per consumare cocaina, o altro? Ecco. Un ingenuo ci crede. Perché tutti quelli che prendono cocaina hanno nel passato una storia di cannabis, gli dicono. Una persona dotata di capacità critica invece si chiede: ma c'è un rapporto di causalità o è solo un'osservazione di una banalità disarmante usata in modo errato? Non sarà come la bici e la motocicletta, forse?".

In che senso?
"Andare in bici ti porta ad usare la moto? No. Non c'è relazione di causa ed effetto. Tutti quelli che vanno in moto hanno imparato prima usare la bici, è vero. Ma non tutti quelli che vanno in bici finiranno inevitabilmente per desiderare una moto. In politica: quante volte ha sentito dire che destra e sinistra non esistono più?".

Tante.
"Ecco. Esistono invece. Dai tempi di Menenio Agrippa: esiste chi pensa e chi lavora. Esiste chi sfrutta e chi è sfruttato. Chi conosce e domina e chi ignora ed è dominato. E la nuova vulgata sa a cosa serve? A mantenere ciascuno esattamente al suo posto. Intanto, per distrarlo, gli si danno slot machine di governo, evasione e porno (apparentemente) gratis. Macchine da dipendenza. Che servono, lo dice la parola, a far dipendere. A non pensare. A lasciare in mano d'altri i propri destini".