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Voto di scambio leghista, trasformismo alla padana

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Senza farsi troppi scrupoli, il partito del Nord ha imboccato la scorciatoia dei riciclati e dei gattopardi
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C'è tutta la perfidia della sorte in questo Salvino di Monreale che inguaia il Salvini di Milano, in questo Caputo luogotenente sudista della Lega che si fa arrestare per voto di scambio proprio mentre il suo capo nordista sta scegliendo il vestito per salire al Quirinale.

Ma il leader della Lega non può prendersela, come Saragat, con il destino cinico e baro, perché l'indagine della Procura di Termini Imerese ha semplicemente tolto il velo alla spregiudicata operazione di chirurgia politica grazie alla quale il Carroccio si è insediato in quella Sicilia che è sempre stata un grande serbatoio di voti a rendere, un pascolo sempreverde dove greggi di clientes trasmigrano di elezione in elezione guidati da astuti pastori specializzati nel fiutare in anticipo l'odore del prossimo vincitore. E naturalmente nessuno, a cominciare dallo stesso Salvini, credeva che Salvino Caputo dicesse tutta la verità, quando lui - emigrato da Alleanza D…
C'è tutta la perfidia della sorte in questo Salvino di Monreale che inguaia il Salvini di Milano, in questo Caputo luogotenente sudista della Lega che si fa arrestare per voto di scambio proprio mentre il suo capo nordista sta scegliendo il vestito per salire al Quirinale.

Ma il leader della Lega non può prendersela, come Saragat, con il destino cinico e baro, perché l'indagine della Procura di Termini Imerese ha semplicemente tolto il velo alla spregiudicata operazione di chirurgia politica grazie alla quale il Carroccio si è insediato in quella Sicilia che è sempre stata un grande serbatoio di voti a rendere, un pascolo sempreverde dove greggi di clientes trasmigrano di elezione in elezione guidati da astuti pastori specializzati nel fiutare in anticipo l'odore del prossimo vincitore. E naturalmente nessuno, a cominciare dallo stesso Salvini, credeva che Salvino Caputo dicesse tutta la verità, quando lui - emigrato da Alleanza Democratica ad Alleanza Nazionale, poi convertitosi al berlusconismo e alla fine folgorato dalla Lega - spiegava che aveva cambiato per la quarta volta casacca solo perché lo aveva colpito e persino appassionato "la voglia di Matteo di stare in mezzo alla gente".

Sapevano tutti, a cominciare dallo stesso Salvini, che quell'ex deputato regionale siciliano costretto alle dimissioni dalla legge Severino per una condanna a un anno e cinque mesi per abuso d'ufficio, non era un candido paladino del leghismo alla siciliana ma una vecchia volpe del potere palermitano. E dunque non ha destato né meraviglia né stupore, l'accusa della Procura di aver rastrellato voti promettendo ai disoccupati siciliani un posto di lavoro o almeno il superamento del test d'ingresso alla facoltà che laurea gli infermieri.

La verità è che Salvino Caputo, l'ex sindaco di Monreale che aveva perso il seggio all'Assemblea regionale perché pretendeva di far sparire le multe all'arcivescovo e ai suoi assessori, e l'anno scorso aveva tentato di riconquistarlo usando il fratello come prestanome, era stato scelto come commissario straordinario della Lega per Palermo e provincia perché aveva un suo personalissimo pacchetto di voti. Un tesoretto che uno dei due coordinatori di "Noi con Salvini", Alessandro Pagano, non voleva assolutamente perdere, e infatti gli diceva al telefono che "non possiamo buttare al macero sei-settemila voti", suggerendogli anche il trucco per riciclarli: "Male che va candidi a tuo figlio, Caputo senza fotografia, "detto Salvino", punto e basta: così funziona".

E non ci si può stupire neanche di Pagano, che prima di convertirsi al salvinismo era assessore berlusconiano di Totò Cuffaro, e oggi è indagato insieme all'altro coordinatore siciliano leghista, quell'Angelo Attaguile che ha nel cassetto le tessere della Dc, del Ccd, dell'Udc e dell'Mpa di Raffaele Lombardo.

Perché i guai di Caputo, Pagano e Attaguile non sono tre macchie spuntate a sorpresa su una veste immacolata. Sono solo il prevedibile risultato dello svelto lavoro di sartoria compiuto da Salvini quando decise di varcare i confini della detestata Sudania. Non era facile incollare la rabbia di un Sud che si crede derubato dal Nord con quella di un Nord che accusa il Sud di succhiargli il sangue. Non essendo riuscito nell'impresa compiuta invece alla perfezione dai Cinquestelle - che in Campania e in Sicilia hanno toccato la vetta del 49 per cento - Salvini ha scelto la via del trasformismo, affidando la raccolta dei voti alla serie B della vecchia classe dirigente, appunto i Caputo, i Pagano e gli Attaguile. Senza farsi troppi scrupoli, ha imboccato la scorciatoia dei riciclati e dei gattopardi di cartapesta. E oggi ne paga le inevitabili conseguenze.