I musulmani partecipino alla lotta contro la jihad
Tahar Ben Jelloun, di TAHAR BEN JELLOUN
L’Italia dovrebbe esortare la popolazione musulmana, in maggioranza marocchina, a badare che i suoi figli non si lascino coinvolgere nella deriva dalla propaganda dello “Stato islamico”. L’Italia è ancora in tempo per fare un lavoro che la Francia non ha saputo né potuto fare.
La Francia è uno Stato di diritto, che il terrorismo cerca di spezzare. Ma tutte le risposte della Francia sono state coerenti con lo spirito repubblicano. Per esempio non c’è stato nessun tentativo di creare una Guantanamo alla francese. Qualche voce si è levata per chiedere di istituire dei centri di trattenimento per i ventimila individui classificati come “S” (potenziali minacce per la sicurezza dello Stato) ma questo non è né possibile né auspicabile. Allora che fare? La Francia è un bersaglio permanente di un movimento minato dall’odio per la Repubblica, dal rifiuto delle leggi, dal razzismo anti…
La Francia è uno Stato di diritto, che il terrorismo cerca di spezzare. Ma tutte le risposte della Francia sono state coerenti con lo spirito repubblicano. Per esempio non c’è stato nessun tentativo di creare una Guantanamo alla francese. Qualche voce si è levata per chiedere di istituire dei centri di trattenimento per i ventimila individui classificati come “S” (potenziali minacce per la sicurezza dello Stato) ma questo non è né possibile né auspicabile. Allora che fare? La Francia è un bersaglio permanente di un movimento minato dall’odio per la Repubblica, dal rifiuto delle leggi, dal razzismo anti…
L’Italia dovrebbe esortare la popolazione musulmana, in maggioranza marocchina, a badare che i suoi figli non si lascino coinvolgere nella deriva dalla propaganda dello “Stato islamico”. L’Italia è ancora in tempo per fare un lavoro che la Francia non ha saputo né potuto fare.
La Francia è uno Stato di diritto, che il terrorismo cerca di spezzare. Ma tutte le risposte della Francia sono state coerenti con lo spirito repubblicano. Per esempio non c’è stato nessun tentativo di creare una Guantanamo alla francese. Qualche voce si è levata per chiedere di istituire dei centri di trattenimento per i ventimila individui classificati come “S” (potenziali minacce per la sicurezza dello Stato) ma questo non è né possibile né auspicabile. Allora che fare? La Francia è un bersaglio permanente di un movimento minato dall’odio per la Repubblica, dal rifiuto delle leggi, dal razzismo anticristiano e antiebraico. Il discorso dei jihadisti è semplice: urlando «Allah Akbar» annunciano il colore delle loro azioni. È stato ripetuto loro che quel Paese è «una terra di miscredenti dominata dagli ebrei e ripulirla è un compito dei musulmani». Non c’è nient’altro nella testa di quegli individui, conquistati da una propaganda efficace e insistente dominata da un antisemitismo sempre più virulento.
Bisogna di nuovo dichiarare lo Stato di emergenza? Si può fare ma non serve a molto. La polizia è incessantemente al lavoro. Per mettere fine a questo eterno ritorno della tragedia serve un’altra strategia: bisogna che la popolazione musulmana si impegni concretamente nella lotta e nella prevenzione del terrorismo commesso in suo nome o quanto meno nel nome di una religione mal digerita e deliberatamente deviata.
I musulmani, nella loro diversità, non possono più accontentarsi di indignarsi e di condannare quegli atti di barbarie. Devono partecipare alla lotta della Repubblica contro il terrorismo.
Come? Ci sono due livelli. Il primo esiste già ma non costituisce una forza importante. Sono i giovani musulmani che entrano in polizia. Andrebbero esortati e motivati. Il secondo livello è più complesso, perché si tratta di convincere la maggioranza della popolazione musulmana ad aiutare la nazione nella prevenzione degli attentati. Per questo occorre che la Francia cambi la propria visione dell’Islam e si conquisti la fiducia della comunità islamica, che ora, divisa e diffidente, tende a ripiegarsi su se stessa, a lasciarsi tentare dal silenzio. Bisogna che la comunità islamica si senta coinvolta da questa situazione, che le fa un torto immenso, e che si rafforzi un Islam secolarizzato, compatibile con la laicità. Come agire, come parlare, come organizzarsi? Ci vorranno tempo e immaginazione. Il presidente della Repubblica potrebbe rivolgersi ai musulmani di Francia per chiedere una collaborazione che riguarda il futuro loro e di tutta la nazione. Una partecipazione sincera e profonda dei musulmani del Paese sarebbe un modo per ripulire l’Islam da quei discorsi odiosi che contraddicono i suoi principi in accordo con quelli degli altri due monoteismi.
La lotta dello Stato contro la barbarie è una battaglia asimmetrica. L’obiettivo dei jihadisti è proprio quello di spingere le democrazie ad abbandonare il diritto e a utilizzare le loro stesse armi. La Francia resiste, certo, ma resisterà meglio se i sei milioni di musulmani che ci vivono accetteranno di partecipare alla lotta per sconfiggere il terrorismo.
(traduzione di Elda Volterrani)
La Francia è uno Stato di diritto, che il terrorismo cerca di spezzare. Ma tutte le risposte della Francia sono state coerenti con lo spirito repubblicano. Per esempio non c’è stato nessun tentativo di creare una Guantanamo alla francese. Qualche voce si è levata per chiedere di istituire dei centri di trattenimento per i ventimila individui classificati come “S” (potenziali minacce per la sicurezza dello Stato) ma questo non è né possibile né auspicabile. Allora che fare? La Francia è un bersaglio permanente di un movimento minato dall’odio per la Repubblica, dal rifiuto delle leggi, dal razzismo anticristiano e antiebraico. Il discorso dei jihadisti è semplice: urlando «Allah Akbar» annunciano il colore delle loro azioni. È stato ripetuto loro che quel Paese è «una terra di miscredenti dominata dagli ebrei e ripulirla è un compito dei musulmani». Non c’è nient’altro nella testa di quegli individui, conquistati da una propaganda efficace e insistente dominata da un antisemitismo sempre più virulento.
Bisogna di nuovo dichiarare lo Stato di emergenza? Si può fare ma non serve a molto. La polizia è incessantemente al lavoro. Per mettere fine a questo eterno ritorno della tragedia serve un’altra strategia: bisogna che la popolazione musulmana si impegni concretamente nella lotta e nella prevenzione del terrorismo commesso in suo nome o quanto meno nel nome di una religione mal digerita e deliberatamente deviata.
I musulmani, nella loro diversità, non possono più accontentarsi di indignarsi e di condannare quegli atti di barbarie. Devono partecipare alla lotta della Repubblica contro il terrorismo.
Come? Ci sono due livelli. Il primo esiste già ma non costituisce una forza importante. Sono i giovani musulmani che entrano in polizia. Andrebbero esortati e motivati. Il secondo livello è più complesso, perché si tratta di convincere la maggioranza della popolazione musulmana ad aiutare la nazione nella prevenzione degli attentati. Per questo occorre che la Francia cambi la propria visione dell’Islam e si conquisti la fiducia della comunità islamica, che ora, divisa e diffidente, tende a ripiegarsi su se stessa, a lasciarsi tentare dal silenzio. Bisogna che la comunità islamica si senta coinvolta da questa situazione, che le fa un torto immenso, e che si rafforzi un Islam secolarizzato, compatibile con la laicità. Come agire, come parlare, come organizzarsi? Ci vorranno tempo e immaginazione. Il presidente della Repubblica potrebbe rivolgersi ai musulmani di Francia per chiedere una collaborazione che riguarda il futuro loro e di tutta la nazione. Una partecipazione sincera e profonda dei musulmani del Paese sarebbe un modo per ripulire l’Islam da quei discorsi odiosi che contraddicono i suoi principi in accordo con quelli degli altri due monoteismi.
La lotta dello Stato contro la barbarie è una battaglia asimmetrica. L’obiettivo dei jihadisti è proprio quello di spingere le democrazie ad abbandonare il diritto e a utilizzare le loro stesse armi. La Francia resiste, certo, ma resisterà meglio se i sei milioni di musulmani che ci vivono accetteranno di partecipare alla lotta per sconfiggere il terrorismo.
(traduzione di Elda Volterrani)