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(ansa)

I tempi lunghi dei negoziati sui dazi non aiutano la Casa Bianca

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State calmi che per adesso non cambia nulla. E i dazi su 1.300 prodotti made in China potrebbero anche non entrare mai in vigore, se Pechino ci concede quello che ci spetta. Il messaggio viene dalla Casa Bianca. Si vuole rassicurante. Sul protezionismo, la guerra-lampo non ci sarà. Semmai una guerra di trincea.

La natura dello scontro Usa-Cina sta trasformandosi, i tempi si dilatano, la parola passa ai negoziatori. Ma questo sviluppo "ragionevole", auspicato da molti, rischia di indebolire la posizione di Donald Trump. Scegliendo di non attivare i dazi subito, e annunciando per il 15 maggio una grande consultazione delle categorie economiche americane, la Casa Bianca aveva già indicato di considerare i dazi come una spada di Damocle da far pendere su Pechino per indurre Xi Jinping a concessioni sostanziali. L'obiettivo proclamato da Trump è una riduzione del deficit commerciale americano pari a 100 miliardi, più di un quarto del totale visto …
State calmi che per adesso non cambia nulla. E i dazi su 1.300 prodotti made in China potrebbero anche non entrare mai in vigore, se Pechino ci concede quello che ci spetta. Il messaggio viene dalla Casa Bianca. Si vuole rassicurante. Sul protezionismo, la guerra-lampo non ci sarà. Semmai una guerra di trincea.

La natura dello scontro Usa-Cina sta trasformandosi, i tempi si dilatano, la parola passa ai negoziatori. Ma questo sviluppo "ragionevole", auspicato da molti, rischia di indebolire la posizione di Donald Trump. Scegliendo di non attivare i dazi subito, e annunciando per il 15 maggio una grande consultazione delle categorie economiche americane, la Casa Bianca aveva già indicato di considerare i dazi come una spada di Damocle da far pendere su Pechino per indurre Xi Jinping a concessioni sostanziali. L'obiettivo proclamato da Trump è una riduzione del deficit commerciale americano pari a 100 miliardi, più di un quarto del totale visto che nel 2017 l'avanzo cinese ha toccato i 375 miliardi di dollari. Non è poco. Sul terreno economico l'asimmetria della relazione commerciale tra Usa e Cina gioca a favore della nazione deficitaria: una spirale dei dazi può infliggere un danno molto superiore a chi esporta di più.

I tempi lunghi però non lavorano a favore della forza contrattuale americana, perché esaltano la differenza tra i due sistemi politici. In una democrazia come gli Usa tutte le voci di dissenso, gli interessi colpiti (come gli agricoltori e tante multinazionali), useranno questo periodo per farsi sentire e cercheranno di piegare la posizione della Casa Bianca. Al contrario Xi Jinping ha un controllo autoritario sia sulla propria opinione pubblica, sia sui media, sia sugli attori economici gran parte dei quali sono aziende di Stato o dipendenti da finanziamenti pubblici. L'asimmetria politica bilancia l'asimmetria economica e rende più incerto l'esito.

Infine c'è un'ultima debolezza "culturale" dell'Amministrazione Usa, già evidente nella prima versione dei dazi sull'acciaio: l'incapacità di progettare una strategia delle alleanze. La Cina bara al gioco e le sue vittime non sono solo in America. Logica vorrebbe che a imporre un patto più equo sia un asse Usa-Ue. Ma Washington non sta facendo quasi nulla per evidenziare la convergenza d'interessi e costruire questo genere di fronte unito.