Michele De Pascale ha 33 anni. Sul volto aperto e bello di ragazzo che canta alle feste porta i segni di un incidente stradale gravissimo. Era il 2011. Aveva accompagnato a casa la sua ragazza, ora sua moglie e madre di Giacomo, 3 anni. In un incidente stradale è morto il suo miglior amico e candidato sindaco Pd alle comunali di Ravenna, Enrico Liverani. Era il 2015. "Non credevo possibile, proprio mi pareva inconcepibile prendere il suo posto". Lo ha fatto, ha vinto. Sorride sempre. Governa da due anni, molto amato, una città dove i cattolici i repubblicani e gli eredi del Pci hanno circoli aperti sulla strada fianco a fianco: Acli, Arci, Endas. I repubblicani esistono ancora? "Abbassi la voce, non si faccia sentire dal mio vicesindaco": Esistono, sono al governo della città. (Continua)
Maurizio Maggiani vive tra Genova e Faenza dove a 67 anni, dice con fiero piccolo sorriso, si è trasferito per amore. È nato povero, è stato anarchico, ha venduto pompe idrauliche, ha scritto romanzi premiati coi premi maggiori, ha ascoltato storie e raccontato utopie. Nel Romanzo della Nazione ha descritto che Paese avrebbe potuto essere l'Italia se solo, se magari, se invece. "Mio nonno era anarchico. Poco prima di morire, io avevo 16 anni ed era il '68, mi ha detto: "Ricordati che siamo tutti uguali. Ma non perché siamo servi come dicono quelli là. Siamo uguali perché siamo tutti dei signori". Ecco, io ci penso spesso a questa frase. Mi ha insegnato la cosa più importante". (Continua)
Quando non è in giacca e cravatta, nella sua tenuta da prof, Arturo Lorenzoni sembra subito di nuovo l'apertura delle giovanili del Petrarca: polo e palla ovale sottobraccio, sorriso solidale, a chi bisogna dare sostegno oggi, dai ragazzi, c'è un compagno da mandare in meta. Solo più stempiato, certo: 50 anni. "Ho imparato tutto lì. Quello che non so dai libri l'ho imparato sul campo dei gesuiti, il Tre Pini. Che oggi non c'è più, ma io quando devo ragionare torno a sedermi qui, su questa panca". In meta l'anno scorso è andato lui. Nuovo alla politica, ha preso il 22,8 per cento dei voti. Lista: Coalizione civica. Oggi fa il vicesindaco di Sergio Giordani, Pd, che in campagna elettorale ha avuto un ictus e ha vinto (non solo, ma anche) grazie all'onda emotiva di sostegno popolare. A Padova. Un ictus. In campagna elettorale. Non c'è stato chi non abbia pensato a Berlinguer. (Continua)
"Renzi da una parte ha tutto il diritto di defilarsi, dall'altra ha il dovere di esser generoso e di dare una mano a una nuova stagione. Se lui si mette di traverso quel che resta del Pd si rompe tutto". Con Paolo Virzì, sul set del suo prossimo film, a parlare di politica. Una passione che come tutte procura gioie e sofferenze. "Per esempio la campagna elettorale è stata una grande sofferenza". La campagna? La vigilia del voto? "Sì. Solo messaggi di propaganda, dai più subdoli ai più sfacciati. Non c'è stata una proposta politica che trasmettesse sicurezza, empatia, che accendesse passioni. Non era un compito facile, va bene: si trattava di dire cose complicate. Prendi il tema dell'immigrazione: da una parte fuori i negri, portano la malaria e subito la giravolta opportunista, da pura azienda di marketing elettorale, dagli attacchi di Di Maio alle Ong in nome di una legalità che più sordida e ottusa non si può". (Continua)
Marilù Chiofalo arriva all'appuntamento in bicicletta, pazienza se piove. Una ragazza di 49 anni, molto bella. Scienziata, assessore comunale a Pisa ancora per due mesi, fino alle prossime elezioni che - nessuno lo dice, tutti lo pensano - il Pd è destinato a perdere. Salvo colpi di scena, naturalmente: alle politiche Pisa ha eletto all'uninominale due parlamentari della Lega, e il centrosinistra non ha ancora un candidato sindaco. "La mia è una storia piccola. A chi può interessare?". La storia piccola è questa: laureata in Fisica, perfezionata alla Normale. Terza di tre sorelle, nata a Reggio Calabria nell'autunno del '68, è arrivata a Pisa per studiare e come moltissimi ragazzi del Sud ci è rimasta. Insegna all'università Fisica della materia condensata. Mi scusi, cioè? "Fisica dei liquidi e dei solidi quantistici: costruisco teorie che servono per predire dei fenomeni". (Continua)
Nicola Sartor, accento sulla o come si addice "al figlio di un vicentino concepito a Trieste e partorito a Bolzano", è rettore dell'Università di Verona. 65 anni, economista. Nella città delle due destre, la Lega di Tosi e l'altra destra, l'Ateneo è indicato come una roccaforte - culturale - della sinistra. "È il segno dei tempi", sorride, e spiega: "Sono un uomo di cultura liberale. Cattolico. Ho prestato servizio da indipendente come sottosegretario nel secondo governo Prodi. Ero in Banca d'Italia, mi chiamò Padoa Schioppa. Il mio compito era banale. Portare l'Italia fuori dalle procedure di deficit. Dovevo solo difendere il rigore finanziario. Le scelte politiche non competono a chi deve far tornare i conti. Non ero eletto, cosa che dà il grande vantaggio di non avere un collegio elettorale con interessi da difendere". (Continua)
Paola Natalicchio, 40 anni, consigliere comunale di opposizione a Molfetta, Bari, fa politica "da quando era minorenne", ride. È stata sindaco della sua città, 60 mila abitanti: a 34 anni ha sconfitto la destra con una lista il cui simbolo era un sorriso. "Non si può fare politica senza allegria". Nata nel paese di Gaetano Salvemini e Don Tonino Bello, a cinque chilometri da quello di Nichi Vendola: figlia della primavera pugliese, bollente spirito. Sinistra sinistra, cattolicesimo di base. Movimento studentesco. I social forum e Pax Christi. Mentre marciava nelle piazze, da ragazza, ha preso il dottorato in Studi politici, tesi scritta sotto la supervisione di Norberto Bobbio. "I giorni più belli della mia giovinezza li ho passati nella sua casa-biblioteca di via Sacchi, a Torino". (Continua)
Ogni volta che ci vediamo le chiedo di raccontarmelo, sperando che non si ricordi di averlo già fatto. Quindi: eri una ragazza, volevi che Pier Paolo Pasolini vedesse il tuo documentario e l'hai chiamato. "Sì". Come facevi ad avere il suo numero? "Ho cercato sull'elenco del telefono alla lettera P". C'era, cognome e nome? "Certo". E allora? "Ho chiamato, ha risposto lui. Mi sono presentata, ho detto quello che dovevo. Lui ha chiesto: dove posso venire? Ha preso l'autobus ed è arrivato". Dove? "In moviola. Il documentario era ancora coi segnacci, le giunte, muto. Ci stavo lavorando. Lui ha detto, alla fine: lo posso rivedere? Poi è andato via". E dopo? "Dopo due o tre giorni ha richiamato. Ha detto il testo è pronto, te lo posso portare in moviola? Ma te l'ho già raccontato: come mai non ti ricordi?". (Continua)
Roberto Morgantini ha 71 anni, a Bologna lo conoscono tutti. Barba e capelli bianchi, voce bassa. Una di quelle persone che quando entra in una stanza si sente. Una vita nel sindacato, Cgil ufficio stranieri, poi nell'associazione "Piazza Grande". Lo incontro in via del Battiferro, quartiere Navigli, nella vecchia sede di una casa del Popolo, alle pareti le foto ridenti di Enrico Berlinguer. Ha aperto qui una delle sue Cucine popolari. Nella città di Fico, Morgantini ha deciso di provare a far funzionare una rete di almeno sei centri di "social food", cucina del riuso destinata a chi non ha soldi per fare la spesa. Per ora le cucine sono tre, in zone diverse della città: ci lavorano cento volontari, preparano 2800 pasti al mese. Le persone che vengono a mangiare sono per metà italiane e per metà straniere. "Non di rado gli italiani sono di più". (Continua)
Qui si parla di politica dicendo d'altro. Di neurotrasmettitori e di Dna, di realtà virtuale e di dipendenze. Di democrazia del web e di populismo, infine. Gianluigi Gessa, 86 anni, è uno scienziato. Se non fosse tornato in Sardegna per amore (di una donna, della sua terra, della sua barca a vela e del suo vento) negli Stati Uniti avrebbe di certo vinto il Nobel. Ride sonoro, e con un accento sardo che cerca le parole dall'inglese risponde: "È più o meno quel che mi disse il capo del mio dipartimento quando gli comunicai che tornavo in Italia. Che lo avremmo vinto. Ma non c'è controprova. E comunque non desideravo altro premio che questo: vedere giovani scienziati al lavoro qui, nel posto dove sono nato". Dotato di formidabile ironia, volto da attore hollywoodiano, professore emerito all'università di Cagliari. (Continua)
Isaia Sales
Isaia Sales, 67 anni, è nato a Pagani in provincia di Salerno. Laureato in filosofia, si è iscritto giovanissimo al Pci, negli anni Novanta è stato deputato Pds per due legislature, sottosegretario all'Economia (con delega al Mezzogiorno) nel primo governo Prodi. Il suo primo libro, del 1988, si intitola La camorra, le camorre. "Le mafie non sono storia a parte, non sono storia criminale: fanno parte a pieno titolo della storia della Nazione. Non si spiegherebbe il successo delle mafie se interlocutori privilegiati della storia nazionale non avessero avuto relazioni con loro". Insegna Storia delle mafie all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. "Ancora oggi, sempre: l'omertà o è condivisione o è paura. Spesso le due cose insieme". (continua)
Sara Biagiotti e Matteo Renzi si sono conosciuti nel 2004, quattordici anni fa. "Io ero consigliere provinciale per i Ds, lui presidente della Provincia". Nella famosa foto delle tre ragazze ridenti, all'alba del renzismo, Sara è quella di sinistra: al centro Maria Elena Boschi, a destra Simona Bonafè. Nel 2012 era sul camper del segretario. Nel 2014 è stata eletta sindaco di Sesto Fiorentino, la sua città. Epicentro di interessi importanti. La costruzione della nuova pista aeroportuale (Matteo Carrai è presidente di Toscana aeroporti), il termovalorizzatore regionale. Dopo un anno appena, il 21 luglio 2015, quella che lei chiama "una congiura di palazzo" l'ha sfiduciata. L'ala dalemiana del partito, molto tempo dopo confluita in LeU, ha fatto cadere la giunta. Ha formato una lista civica che, dopo un lungo commissariamento, insieme a Sinistra italiana ha vinto le elezioni. (Continua)
TORNA ALL'INDICEGiuseppe Provenzano (a destra) con Maurizio Martina
Giuseppe Provenzano, 35 anni, è nato a Milena in provincia di Caltanissetta, padre fabbro madre maestra. Laureato e dottorato alla scuola Sant'Anna di Pisa in Diritto Pubblico, al centro dei suoi studi le politiche per il Sud. È vicedirettore di Svimez, l'istituto per lo sviluppo del Mezzogiorno, ha due figli piccoli. La notte del 26 gennaio 2018 ha rinunciato alla candidatura nel Pd. Proposto da Andrea Orlando per le sue competenze sul Mezzogiorno, il suo nome è stato inserito da Matteo Renzi al secondo posto dopo quello di Daniela Cardinale, figlia dell'ex ministro Salvatore (eletta poi col proporzionale).(Continua)
Giuseppe Provenzano, 35 anni, è nato a Milena in provincia di Caltanissetta, padre fabbro madre maestra. Laureato e dottorato alla scuola Sant'Anna di Pisa in Diritto Pubblico, al centro dei suoi studi le politiche per il Sud. È vicedirettore di Svimez, l'istituto per lo sviluppo del Mezzogiorno, ha due figli piccoli. La notte del 26 gennaio 2018 ha rinunciato alla candidatura nel Pd. Proposto da Andrea Orlando per le sue competenze sul Mezzogiorno, il suo nome è stato inserito da Matteo Renzi al secondo posto dopo quello di Daniela Cardinale, figlia dell'ex ministro Salvatore (eletta poi col proporzionale).(Continua)