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Guerra in Siria, la manovra diversiva di Trump

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Per Donald, le bombe in Siria per neutralizzare le bombe giudiziarie che gli stanno esplodendo intorno sarebbero la classica “linea rossa” varcata per attenuare le “luci rosse” di scandali
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Tentazione a portata di mano sulla scrivania di noce dello Studio Ovale, perfetta manovra diversiva per l'opinione pubbica, l'azione militare è per i presidenti americani nei guai come Trump la tragica speranza di sfuggire alle crisi interne aprendo fronti di guerra internazionali. Bombe in Siria per neutralizzare le bombe giudiziarie che gli stanno esplodendo intorno sarebbero la classica "linea rossa" varcata per attenuare le "luci rosse" di scandali. Riprenderebbero la formula cinica e violenta che già Bill Clinton adottò per esorcizzare il fantasma della sua stagista, Monica Lewinski, vent'anni or sono. La disperata mossa che il film Sesso e Potere ha descritto con spietata ironia: inventarsi una guerra per abbagliare una nazione.

Il "pugno di morti" in terre lontane è un classico del potere assediato dentro le mura di casa, soprattutto quando il potente nei pasticci ha tra le mani apparati militari giganteschi…
Tentazione a portata di mano sulla scrivania di noce dello Studio Ovale, perfetta manovra diversiva per l'opinione pubbica, l'azione militare è per i presidenti americani nei guai come Trump la tragica speranza di sfuggire alle crisi interne aprendo fronti di guerra internazionali. Bombe in Siria per neutralizzare le bombe giudiziarie che gli stanno esplodendo intorno sarebbero la classica "linea rossa" varcata per attenuare le "luci rosse" di scandali. Riprenderebbero la formula cinica e violenta che già Bill Clinton adottò per esorcizzare il fantasma della sua stagista, Monica Lewinski, vent'anni or sono. La disperata mossa che il film Sesso e Potere ha descritto con spietata ironia: inventarsi una guerra per abbagliare una nazione.

Il "pugno di morti" in terre lontane è un classico del potere assediato dentro le mura di casa, soprattutto quando il potente nei pasticci ha tra le mani apparati militari giganteschi, come Trump, che nella sua prima reazione furiosa all'accerchiamento dell'inchiesta sul Russiagate e ora sul "Pornogate", ha ricordato con stizza che "spendo 700 miliardi di dollari per avere la forza armata più potente del mondo". Non potendo inviare Marines o missili contro l'inquisitore Bob Muller, Trump deve puntarli contro i deserti della Siria per distogliere gli sguardi. C'è anche già una definizione ironica per l'azione punitiva contro Assad: "Desert Stormy", dal nome d'arte della pornostar Stormy Daniels. Versione comica della "Desert Storm" di Bush il Vecchio in Iraq. È il remake della scena che vivemmo nell'estate del 1998 quando Bill Clinton, costretto finalmente a confessare di avere avuto rapporti "con quella donna", tre giorni dopo l'ammissione scatenò un salvo di missili Cruise. Li lanciò sull'Afghanistan, "facendo strage di cammelli", disse il repubblicano Pat Buchanan, e in Sudan, distruggendo uno stabilimento sospettato di produrre armi chimiche che risultò invece una manifattura di acido acetilsalicilico. Di aspirina.

L'efficacia di queste manovre diversive usate come la coda per agitare il cane dell'opinione pubblica è sempre fugace e palliativa. Superato il riflesso condizionato del patriottismo e dello stringersi attorno al Comandante in Capo sceso in guerra, la polvere si deposita e i problemi politici interni restano. Reagan, che "liberò dai comunisti" l'isola tropicale di Grenada occupata da un centinaio di volontari filo cubani in ciabatte infradito, non fermò il caso detto "Iran Contras", i finanziamenti illegali ai controrivoluzionari in Nicaragua, risolto soltanto grazie all'immensa popolarità del vecchio Ronnie. I Cruise su cammelli e aspirine non risparmiarono a Clinton l'impeachment per falsa testimonianza e la Siria non fermerà la marcia dell'inchiesta Russiagate. Il richiamo della guerra è una sirena traditrice e i collaboratori dei Presidenti, i generali che devono pianificare le finte guerra diversive lo sanno. E spesso tremano. Nel 1974, negli ultimi giorni dell'agonia di Richard Nixon, Henry Kissinger, suo massimo consigliere strategico, era terrorizzato dal pensiero che il Comandante in Capo potesse ordinare qualche follia atomica per salvarsi. Aveva dato ordine a tutto lo staff e ai generali di chiedere a lui, a Kissinger, il permesso prima di lanciare operazioni ordinate da Nixon. Fortunatamente, i suoi timori non si concretizzarono.

Ma la sirena canta con voce sempre più alta se la pressione aumenta, come aumenterà su Trump. Per un presidente impulsivo, stizzoso, imperioso, impreparato e, soprattutto, solo come lui che perde o caccia consiglieri importanti alla media di due al mese ed è ora affiancato da uno dei più allucinati falchi della nostra epoca, John Bolton, forte sarà la tentazione di seguire il consiglio che Enrico IV dà al figlio Hal nella tragedia shakespeariana: "Le zuffe internazionali fanno perdere la memoria dei giorni passati". Fortunatamente per il mondo, Trump preferisce i reality show e non legge Shakespeare.