Serve dunque la tragedia di una guerra ad accelerare l’uscita dalla palude post- elettorale. Servono le immagini terrificanti di Douma e i bambini soffocati dal Sarin, a riportare sulla terra i “non vincitori” del 4 marzo. Servono i tweet farneticanti di Trump e gli abbracci mortali di Putin, a ricordare al Paese senza memoria che l’Italia ha bisogno urgente di un governo. E soprattutto che questo governo non può tradire un secolo di Storia “dimettendosi” dall’Occidente. Dobbiamo essere grati a Sergio Mattarella, che di fronte alla drammatica escalation militare in Siria ha messo tutti i partiti di fronte alle loro responsabilità. Si può discutere su tutto. Sulla Flat tax o sulla legge Fornero, sulla gestione dei migranti o sullo ius soli.
L’unica cosa sulla quale non ci si può dividere è la collocazione internazionale del Paese, la sua adesione al Patto Atlantico, la sua fedeltà all&rsquo…
L’unica cosa sulla quale non ci si può dividere è la collocazione internazionale del Paese, la sua adesione al Patto Atlantico, la sua fedeltà all&rsquo…
Serve dunque la tragedia di una guerra ad accelerare l’uscita dalla palude post- elettorale. Servono le immagini terrificanti di Douma e i bambini soffocati dal Sarin, a riportare sulla terra i “non vincitori” del 4 marzo. Servono i tweet farneticanti di Trump e gli abbracci mortali di Putin, a ricordare al Paese senza memoria che l’Italia ha bisogno urgente di un governo. E soprattutto che questo governo non può tradire un secolo di Storia “dimettendosi” dall’Occidente. Dobbiamo essere grati a Sergio Mattarella, che di fronte alla drammatica escalation militare in Siria ha messo tutti i partiti di fronte alle loro responsabilità. Si può discutere su tutto. Sulla Flat tax o sulla legge Fornero, sulla gestione dei migranti o sullo ius soli.
L’unica cosa sulla quale non ci si può dividere è la collocazione internazionale del Paese, la sua adesione al Patto Atlantico, la sua fedeltà all’Unione Europea. Questo è il “vincolo esterno” irrinunciabile, al quale deve aderire chiunque pensi di entrare a Palazzo Chigi dopo Gentiloni. Il Capo dello Stato ha fatto bene a imporlo a tutte le delegazioni salite al Quirinale per le consultazioni. Ma c’è da chiedersi quali garanzie possano offrire forze politiche che per mesi hanno preferito Mosca a Bruxelles. Lega e Cinque Stelle sono considerati in tutte le cancellerie del mondo “i migliori amici dell’orso russo”. Salvini combatte da mesi una battaglia in difesa di Putin, sulla Crimea, sull’Ucraina, sulle sanzioni. Ieri è stato obbligato dal presidente della Repubblica a ribadire “la lealtà all’Alleanza Atlantica”. Ma quel riferimento allo “spirito di Pratica di Mare”, cioè al vertice organizzato dall’allora premier Berlusconi per legittimare Putin di fronte agli alleati occidentali, tradisce un’ambiguità di fondo non più tollerabile per chi si candida a guidare il Paese.
La stessa cosa vale per Di Maio. Oggi si propone come il vero “garante” dell’atlantismo italiano, anche alla guida di un eventuale governo grillo-leghista. Ma il passato più recente del Movimento parla per lui. Le intemerate di Beppe Grillo contro la Nato parlano per lui. I viaggi di Alessandro Di Battista a Mosca per i congressi di Russia Unita parlano per lui. E sono parole che pesano, anche per chi oggi dichiara al mondo di voler restare ”al fianco degli alleati occidentali”. Su queste basi un governo Di Maio-Salvini è un salto nel buio. Intendiamoci. Oggi il Patto Atlantico riposa nelle mani peggiori che in questa parte di mondo si ricordino. Donald Trump che annuncia cinguettando i suoi missili “belli, nuovi e intelligenti” contro le milizie siriane sostenute dai russi è un oltraggio all’umano. È comprensibile che il capo leghista ricordi all’irresponsabile presidente americano che i missili “non sono polli arrosto né’ patatine”. Perché dopo aver ignorato per due anni quel disastro oggi la Casa Bianca ha tutta questa fretta di colpire in Siria? Si può giustificare una guerra solo perche il presidente americano deve distogliere l’opinione pubblica dal Russiagate o dalla sua tresca con una pornostar?
È altrettanto giusto dubitare della fretta con la quale un Macron ansioso di mandare i suoi caccia nel Ghouta dice “abbiamo le prove dell’uso dei gas”. Quali sono queste prove? Chi le ha prodotte? Non possiamo dimenticare la “Yellow Cake” di Blair o le “provette” di Colin Powell, “prove patacca” che servirono alla Coalition of the Willing di Bush per giustificare l’invasione dell’Iraq e “l’esportazione della democrazia”, dalla quale sono nate tutte le tragedie contemporanee nel quadante mediorientale. Dunque è legittimo è giusto esigere dagli alleati prudenza e senso di responsabilità, per non ripetere con Assad l’errore disastroso commesso nel nel 2011 con Gheddafi, che oggi l’Occidente e soprattutto il Medioriente sta lagand9 con gli interessi. È la posizione assunta ora dalla Germania, che rifiuta ogni intervento unilaterale, e ribadita anche dal premier uscente Gentiloni. Ma un conto è assumere una posizione pragmatica come quella della Merkel, tutt’altro conto è spostare l’Italia a fianco delle “democrature” di Putin, insieme alla Turchia di Erdogan all’Iran di Rohani. Con un governo Di Maio-Salvini questo rischio esiste, e le rassicurazioni di rito pronunciate ieri davanti al Salone della Vetrata non fugano i dubbi. Che farebbe un governo grillo-leghista della nostra politica estera? È una domanda che al momento non ha risposta. Solo frasi sconnesse e contraddittorie. O peggio silenzi. Gli stessi assordanti silenzi che sulla guerra in Siria, purtroppo, si sentono dal Pd. Troppo preso a discutere di assemblee, primarie e congressi per occuparsi anche dei destini del Paese e del pianeta.
L’unica cosa sulla quale non ci si può dividere è la collocazione internazionale del Paese, la sua adesione al Patto Atlantico, la sua fedeltà all’Unione Europea. Questo è il “vincolo esterno” irrinunciabile, al quale deve aderire chiunque pensi di entrare a Palazzo Chigi dopo Gentiloni. Il Capo dello Stato ha fatto bene a imporlo a tutte le delegazioni salite al Quirinale per le consultazioni. Ma c’è da chiedersi quali garanzie possano offrire forze politiche che per mesi hanno preferito Mosca a Bruxelles. Lega e Cinque Stelle sono considerati in tutte le cancellerie del mondo “i migliori amici dell’orso russo”. Salvini combatte da mesi una battaglia in difesa di Putin, sulla Crimea, sull’Ucraina, sulle sanzioni. Ieri è stato obbligato dal presidente della Repubblica a ribadire “la lealtà all’Alleanza Atlantica”. Ma quel riferimento allo “spirito di Pratica di Mare”, cioè al vertice organizzato dall’allora premier Berlusconi per legittimare Putin di fronte agli alleati occidentali, tradisce un’ambiguità di fondo non più tollerabile per chi si candida a guidare il Paese.
La stessa cosa vale per Di Maio. Oggi si propone come il vero “garante” dell’atlantismo italiano, anche alla guida di un eventuale governo grillo-leghista. Ma il passato più recente del Movimento parla per lui. Le intemerate di Beppe Grillo contro la Nato parlano per lui. I viaggi di Alessandro Di Battista a Mosca per i congressi di Russia Unita parlano per lui. E sono parole che pesano, anche per chi oggi dichiara al mondo di voler restare ”al fianco degli alleati occidentali”. Su queste basi un governo Di Maio-Salvini è un salto nel buio. Intendiamoci. Oggi il Patto Atlantico riposa nelle mani peggiori che in questa parte di mondo si ricordino. Donald Trump che annuncia cinguettando i suoi missili “belli, nuovi e intelligenti” contro le milizie siriane sostenute dai russi è un oltraggio all’umano. È comprensibile che il capo leghista ricordi all’irresponsabile presidente americano che i missili “non sono polli arrosto né’ patatine”. Perché dopo aver ignorato per due anni quel disastro oggi la Casa Bianca ha tutta questa fretta di colpire in Siria? Si può giustificare una guerra solo perche il presidente americano deve distogliere l’opinione pubblica dal Russiagate o dalla sua tresca con una pornostar?
È altrettanto giusto dubitare della fretta con la quale un Macron ansioso di mandare i suoi caccia nel Ghouta dice “abbiamo le prove dell’uso dei gas”. Quali sono queste prove? Chi le ha prodotte? Non possiamo dimenticare la “Yellow Cake” di Blair o le “provette” di Colin Powell, “prove patacca” che servirono alla Coalition of the Willing di Bush per giustificare l’invasione dell’Iraq e “l’esportazione della democrazia”, dalla quale sono nate tutte le tragedie contemporanee nel quadante mediorientale. Dunque è legittimo è giusto esigere dagli alleati prudenza e senso di responsabilità, per non ripetere con Assad l’errore disastroso commesso nel nel 2011 con Gheddafi, che oggi l’Occidente e soprattutto il Medioriente sta lagand9 con gli interessi. È la posizione assunta ora dalla Germania, che rifiuta ogni intervento unilaterale, e ribadita anche dal premier uscente Gentiloni. Ma un conto è assumere una posizione pragmatica come quella della Merkel, tutt’altro conto è spostare l’Italia a fianco delle “democrature” di Putin, insieme alla Turchia di Erdogan all’Iran di Rohani. Con un governo Di Maio-Salvini questo rischio esiste, e le rassicurazioni di rito pronunciate ieri davanti al Salone della Vetrata non fugano i dubbi. Che farebbe un governo grillo-leghista della nostra politica estera? È una domanda che al momento non ha risposta. Solo frasi sconnesse e contraddittorie. O peggio silenzi. Gli stessi assordanti silenzi che sulla guerra in Siria, purtroppo, si sentono dal Pd. Troppo preso a discutere di assemblee, primarie e congressi per occuparsi anche dei destini del Paese e del pianeta.