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(afp)

Non avere paura dei vecchi riti della politica

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Esploratori, pontieri, traghettatori. Governi di scopo minoranza, di transizione. Lo stallo ha già riportato in vita un repertorio di metodi e figure che pareva seppellito da anni. È il proporzionale, bellezza, tagliano corto i nostalgici della Seconda Repubblica - incredibile a dirsi, esistono - senza spiegare però quale sistema elettorale avrebbe potuto esprimere una maggioranza in Parlamento con il voto espresso il 4 marzo, a parte l'Italicum bocciato dalla Consulta ovvero il suo principio base, cioè il lancio della monetina.

Gli anti-passatisti - chiamiamoli così - deplorano il ritorno di una grammatica in cui vedono il morto che afferra il vivo. E nella loro componente dietrologica spiegano che è stato il sistema stesso a scegliere consapevolmente il ritorno alla palude attraverso il varo del Rosatellum (ma i dietrologi in casacca del Movimento 5 stelle, che si ritiene vittima dell'intrigo, tendono a sorvolare sul fatto che la pr…
Esploratori, pontieri, traghettatori. Governi di scopo minoranza, di transizione. Lo stallo ha già riportato in vita un repertorio di metodi e figure che pareva seppellito da anni. È il proporzionale, bellezza, tagliano corto i nostalgici della Seconda Repubblica - incredibile a dirsi, esistono - senza spiegare però quale sistema elettorale avrebbe potuto esprimere una maggioranza in Parlamento con il voto espresso il 4 marzo, a parte l'Italicum bocciato dalla Consulta ovvero il suo principio base, cioè il lancio della monetina.

Gli anti-passatisti - chiamiamoli così - deplorano il ritorno di una grammatica in cui vedono il morto che afferra il vivo. E nella loro componente dietrologica spiegano che è stato il sistema stesso a scegliere consapevolmente il ritorno alla palude attraverso il varo del Rosatellum (ma i dietrologi in casacca del Movimento 5 stelle, che si ritiene vittima dell'intrigo, tendono a sorvolare sul fatto che la proposta grillina originale era il ritorno al proporzionale puro). Insomma, secondo questa lettura, anche le facce nuove non disdegnerebbero i tanto vituperati vecchi metodi. Eppure faticano non poco a maneggiarli, come dimostra lo stallo post elettorale del quale non si intravvede la via d'uscita. E arrivati a questo punto bisognerebbe rispondere alla vera domanda chiave: la disabitudine dei nuovi leader a servirsi dei vecchi metodi è una virtù, che testimonia la loro distanza dagli stantii rituali del Palazzo, oppure la prova della loro inadeguatezza a muoversi sul terreno della politica, che è stata e sempre sarà mediazione, compromesso e visione strategica? Il sospetto è che si possa optare per la seconda risposta, a costo di passare per nostalgici.

Nei vecchi metodi non c'era solo il barocchismo che è sempre stato una eccellenza della nostra politica. Ma anche la virtù di una politica che non concepiva l'esercizio del potere e la rappresentanza degli interessi come un continuo giro di roulette al termine del quale c'è sempre un vincitore o un vinto. Una politica che aveva nel Parlamento il suo tempio, e che ne tollerava le lungaggini sapendo che ne avrebbe avuto in cambio una legittimazione più solida che una messe di "mi piace" su Facebook. Da tre decenni il Parlamento è diventato invece, nel dibattito pubblico, solo l'impaccio al dispiegarsi dell'azione dell'esecutivo. E tre lustri di eletti a colpi di nomine dall'alto, grazie alle blindature dei sistemi elettorali, non hanno certo accentuato prestigio e funzione delle Camere. In fondo, è questo strano animale - la centralità del Parlamento - che i capi di partito 2.0 guardano con sospetto e meraviglia. Al punto di inventare torsioni lessicali - vedi Di Maio che parla di "contratto di governo" perché non accetta l'idea di fare "alleanze" - al cui confronto le "convergenze parallele" di epoca democristiana erano concetti limpidi e chiari. Gli aspiranti fondatori della Terza Repubblica sono abituati a pensare che tutto o quasi possa risolversi con un post fatto bene e al momento giusto, come Salvini che appena è in difficoltà apre una diretta social e lancia un sondaggio tra i follower. Hanno imparato dai padri della Seconda, convinti che un sondaggio ben interpretato o un'ospitata tv valesse più della fatica di costruire il consenso con la fatica delle idee e dell'organizzazione.

I tempi cambiano. Indietro non si torna mai, ed è un bene, ma chissà che un bagno di vecchi metodi non aiuti anche i nuovi leader a riscoprire una politica meno effimera. Una politica nella quale, per esempio, non sia naturale pensare di governare 5 anni un Paese mettendosi indifferentemente al fianco la sinistra o la destra.