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L’Europa non può aspettare l’Italia

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"L'Italia non può permettersi di restare fuori della dinamica che disegna il futuro dell'Ue e l'Ue non si può permettere di affrontare il dibattito senza l'Italia. Serve una soluzione politica in tempi rapidi che dia certezza del ruolo dell'Italia". Da Bucarest, Paolo Gentiloni lancia un appello ad una rapida soluzione della crisi politica.  Il presidente del Consiglio dice una cosa apparentemente ovvia. La tensione su Siria e Iran, il dibattito sulla revisione degli accordi di Dublino per l'accoglienza dei rifugiati, quelli sulla riforma della governance dell'Eurozona, le discussioni sull'allargamento ai Balcani occidentali e sul nuovo bilancio pluriennale della Ue sono tutte questioni che toccano gli interessi italiani e che richiederebbero un governo forte, in grado di difenderli con piena legittimazione politica. 

Ma, con i suoi soliti toni felpati, Gentiloni solleva anche una questione che ovvia non è …
"L'Italia non può permettersi di restare fuori della dinamica che disegna il futuro dell'Ue e l'Ue non si può permettere di affrontare il dibattito senza l'Italia. Serve una soluzione politica in tempi rapidi che dia certezza del ruolo dell'Italia". Da Bucarest, Paolo Gentiloni lancia un appello ad una rapida soluzione della crisi politica.  Il presidente del Consiglio dice una cosa apparentemente ovvia. La tensione su Siria e Iran, il dibattito sulla revisione degli accordi di Dublino per l'accoglienza dei rifugiati, quelli sulla riforma della governance dell'Eurozona, le discussioni sull'allargamento ai Balcani occidentali e sul nuovo bilancio pluriennale della Ue sono tutte questioni che toccano gli interessi italiani e che richiederebbero un governo forte, in grado di difenderli con piena legittimazione politica. 

Ma, con i suoi soliti toni felpati, Gentiloni solleva anche una questione che ovvia non è per niente. Perché quella "certezza del ruolo dell'Italia" non è affatto scontata, visti i risultati delle elezioni. Nè è scontato che il prossimo governo possa svolgere il suo ruolo "insieme a paesi che hanno visioni comuni", come ha auspicato ancora il premier uscente.

In politica estera le simpatie filo-russe di Salvini e l'atteggiamento ondivago dei 5Stelle non danno alcuna garanzia sulla futura sintonia con la Nato e con la politica estera della Ue. Nè c'è certezza sulla continuazione della linea umanitaria sulle migrazioni. Se si avvicinerà alle posizioni del gruppo di Visegrad, cui vanno le simpatie della Lega, il nostro Paese potrebbe anche cambiare le proprie posizioni in materia di allargamento e perfino di bilancio Ue. Ma è sulla governance dell'Eurozona, il dossier più caldo sul tavolo dei leader europei, che le posizioni di Salvini e Di Maio potrebbero portare il governo italiano ad una inversione ad U rispetto al passato. Nel braccio di ferro tra la Francia, che vuole più solidarietà, e la Germania, che pretende più responsabilità, Roma potrebbe trovarsi in una posizione antitetica a entrambi. E comunque rischia di dover combattere per garantirsi il semplice diritto di restare nella moneta unica: sempre ammesso che ci voglia davvero restare. 

In tutto questo, a 45 giorni dal voto, il dibattito italiano si è incentrato esclusivamente sui soliti giochetti dei veti personali, senza la minima discussione sui programmi delle varie forze politiche e sulla loro eventuale (e assai improbabile) compatibilità. Forse davvero, come dice Gentiloni, l'Italia "non può permettersi di restare fuori dalla dinamica europea". Ma è esattamente quello che si sta preparando a fare.