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Sequestro Moro, tragico 18 aprile a piazza del Gesù

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19 aprile 1978

Roma - Doveva arrivare, questo 18 aprile a piazza del Gesù, ma nessuno lo immaginava così carico d'angoscia, così straziato fra notizie vere e notizie incerte, così' crudele nell'alternarsi dei messaggi di morte e dei lampi di speranza. La prima telefonata alle 10.30, è di Lettieri, sottosegretario all'Interno: c'è l'ultimo comunicato delle Brigate Rosse, Moro è stato assassinato. Zaccagnini ascolta con lui c'è soltanto Pisanu, il capo della sua segreteria politica. E noi, adesso, siamo tutti qui col taccuino in mano, a torchiare Pisanu, per sapere le solite cose inutili e un po' feroci. Com'era Zac? Che cosa ha fatto Zac? Che cosa ha mormorato Zac? Pisanu ci fissa senza vederci, poi replica: "Zaccagnini non ha detto niente".

Subito dopo, il segretario della Dc chiama gli amici che in quel momento stanno a piazza del Gesù: Bodrato, Galloni, Belci, Cabina. Ed &e…
19 aprile 1978

Roma - Doveva arrivare, questo 18 aprile a piazza del Gesù, ma nessuno lo immaginava così carico d'angoscia, così straziato fra notizie vere e notizie incerte, così' crudele nell'alternarsi dei messaggi di morte e dei lampi di speranza. La prima telefonata alle 10.30, è di Lettieri, sottosegretario all'Interno: c'è l'ultimo comunicato delle Brigate Rosse, Moro è stato assassinato. Zaccagnini ascolta con lui c'è soltanto Pisanu, il capo della sua segreteria politica. E noi, adesso, siamo tutti qui col taccuino in mano, a torchiare Pisanu, per sapere le solite cose inutili e un po' feroci. Com'era Zac? Che cosa ha fatto Zac? Che cosa ha mormorato Zac? Pisanu ci fissa senza vederci, poi replica: "Zaccagnini non ha detto niente".

Subito dopo, il segretario della Dc chiama gli amici che in quel momento stanno a piazza del Gesù: Bodrato, Galloni, Belci, Cabina. Ed è su di loro che cade la prima mezza conferma del Viminale: gli esperti dicono che quel foglio ricevuto dal "Messaggero" può essere autentico. È la notizia che apprendono anche Salvi e il Ministro della sanità, Tina Anselmi, accorsi dopo le prime voci.

Si mette in moto un frenetico meccanismo di accertamento, e intanto l'Anselmi corre dalla famiglia Moro. La vediamo uscire stravolta, non vuol dire nulla, sale in silenzio su di un tassì che parte per via del Forte Trionfale. Alle 12,30 anche Zaccagnini lascia piazza del Gesù per la casa dell'amico. È terreo, entra nell'Alfetta e si abbandona sullo schienale, a occhi chiusi. Con lui ci sono Salvi e il medico personale di Moro , il professor Mario Giacovazzo. Qualcuno di noi dice: "Forse il corpo è stato trovato, oppure il Viminale ha una prova che l'assassinio è avvenuto".

In realtà, non esistono né prove né conferme. I capi democristiani che in questo tragico 18 aprile accorrono alla sede del partito, ne sanno quanto noi. Arriva Emilio Colombo e allarga le braccia in un gesto disperato: "Ho saputo soltanto che esiste un volantino". Forlani: "non so niente". Rumor: "Ho ascoltato la radio e mi sono precipitato qui". Dall'ufficio del segretario scende Mario Segni, deputato sardo: "Non ci sono prove, ma la tendenza è di credere a quel messaggio".

Poco dopo l'una, esce anche Evangelisti, cupo come mai l'avevano visto: "Abbiamo questa drammatica certezza nel cuore. Ma fino a quando i sommozzatori nn saranno scesi sul fondo di quel lago, la certezza matematica non ci sarà". Passano Andreatta e Grassini, e non domandano nulla.

Trascorre un'ora vuota. Poi Pisanu dice: "Vi ripeto che quel volantino sembra autentico. Aspettiamo un riscontro certo di questa sciagurata notizie a viviamo tutti nell'angoscia". Il centralino è sovraccarico di telefonate, la periferia del partito ha saputo e da tutta Italia chiamano Roma. Ma Roma non è in grado di dire nulla. E nulla dice Zaccagnini al suo ritorno da casa Moro: una visita brevissima, non più di dieci minuti. Lo vediamo uscire dall'auto un po' barcollante e viene freddo a pensare che cosa il segretario deve aver visto e sentito in quella casa.

Come in un brutto giallo, il bianco e il nero s'intrecciano, si sovrappongono, si annullano. Evengelisti, di ritorno da palazzo Chigi, dice: "Il luogo indicato dal messaggio è impervio. Ci vorranno ore per raggiungerlo". Bartolomei, il presidente dei senatori, s'aggrappa ad una speranza: "Alla procura della Repubblica hanno dei dubbi. E se fosse soltanto una beffa crudele?". Evangelisti: "Dubbi? Magari, magari". Piccoli: "il volantino sembra autentico. Gli elicotteri sono sul posto, ma c'è molta neve e non possono atterrare accanto al lago".

La stessa notizia ci dà alle 14,30, Andreotti: "Sarà un lavoro di ricerca piuttosto lungo". Si rifiuta di rispondere ad altre domande e sale nell'ufficio di Zac. Due minuti dopo, entrano a Piazza del Gesù, Berlinguer e Chiaromonte. Al secondo piano, c'è un incontro fra gli esponenti comunisti e Andreotti, Galloni e il segretario democristiano.

Il colloquio dura una ventina di minuti, poi il segretario del Pci ridiscende. Dice: "Siamo venuti qui a portare la nostra solidarietà a Zaccagnini e alla Dc". Poi, con Chiaromonte, si fa largo tra la gente e s'incammina per via d'Aracoeli, diretto alle vicinissime Botteghe Oscure. Cinque uomini del servizio d'ordine comunista lo circondano e lo accompagnano, passo dopo passo. Inutile fare altre domande. Il viso di Berlinguer è una maschera tesa, silenziosa.

Il pomeriggio si consuma senza novità. Il lago della Duchessa sembra un posto lontanissimo e irraggiungibile, Vito Napoli, deputato della Calabria, mormora: "Non facciamoci illusioni. Moro è lassù ed è morto. Qui non c'è aria di scoramento, ma dolore e rabbia, questo sì". Evangelisti: "Il lago è gelato e le ricerche sono difficili". Da casa Moro rientra l'Anselmi e passa tra la gente piangendo.

Poco prima delle 17, un portavoce della segreteria dice: "Sino a questo momento, piazza del Gesù non ha la certezza che Moro sia morto". Non è possibile che il volantino sia un diversivo delle Brigate rosse per potere "operare" con calma in un'altra zona? "È un'ipotesi. Ma che cosa possiamo saperne?". Pisanu riferisce di una telefonata del vice-segretario Gaspari, da due ore sul luogo indicato nel messaggio: "la lastra di ghiaccio che copre il lago sembra intatta, e non presenta gibbosità. Sembra escludere che un corpo di un certo pesa possa esservi stato gettato fra ieri e oggi".

Le stesse cose Zaccagnini dice a La Malfa e al segretario repubblicano Biasini che in quel momento arrivano alla sede Dc. E poco dopo, questo 18 aprile ci offre una delle immagini più laceranti: il vecchio La Malfa, vestito di nero, magrissimo, sparuto, gli occhi dilatati, che piange. "Nessun commento -  mormora - Soltanto angoscia e attesa". Poi duro: "È un momento di estrema gravità. E a mio giudizio questa situazione sin dal primo istante , è stata presa troppo alla leggera".

A spallate, due agenti di polizia in tuta gli fanno strada tra la folla che ormai occupa Piazza del Gesù. Il traffico sembra impazzito. Paurosi ingorghi stradali bloccano il centro. Roma si avvia ad una sera fra le più tragiche. Una donna grida a Forlani: "Fate una legge forte, che noi vi appoggiamo!" Sul fianco del palazzo, sfilano pullman di turisti stranieri che guardano senza capire. Tutt'intorno, nel triangolo fra piazza Venezia, il Senato e Montecitorio, sono comparse pattuglie di agenti e carabinieri anche in luoghi prima dora mai presidiati.

Verso le 19, entrano a palazzo del Gesù Craxi e Signorile. E mentre i due esponenti sociali vanno a colloquio con Zaccagnini, Pisanu annuncia che tutti i comitati provinciali e le sezioni della dc sono convocati nelle loro sedi per le 21,30. Un comunicato dice: "Nell'assoluta incertezza sulla sorte di Moro, non verrà promossa alcuna manifestazione pubblica. La direzione della Dc ritiene non del tutto esaurito il tenue filo di speranza per la vita del suo presidente".