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Daphne, Malta e il patto col diavolo

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Ubbidendo a un copione che impone di dissimulare normalità lì dove quanto accaduto nell’ultima settimana non ne lascia intravedere neppure l’ombra, e di ridurre il “caso Malta” a chiassosa e partigiana faccenda insulare, il premier laburista maltese Joseph Muscat e gli uomini del suo governo investiti dalle rivelazioni dell’inchiesta del Daphne Project (il capo di Gabinetto Keith Schembri, il ministro dell’Economia Chris Cardona, quello del Turismo Konrad Mizzi) scommettono sull’antico adagio di farsi incudine ora che il martello picchia, perché “la notte passerà”. Cardona posa dunque a uomo smanioso di collaborare con la polizia, che, dopo aver evitato come la peste per sei mesi la pista politica dell’omicidio, è ora costretta a verificare l’asserito incontro del ministro con due degli assassini di Daphne Caruana Galizia. Schembri e Mizzi si affidano a comunicati stampa lunari in cui …
Ubbidendo a un copione che impone di dissimulare normalità lì dove quanto accaduto nell’ultima settimana non ne lascia intravedere neppure l’ombra, e di ridurre il “caso Malta” a chiassosa e partigiana faccenda insulare, il premier laburista maltese Joseph Muscat e gli uomini del suo governo investiti dalle rivelazioni dell’inchiesta del Daphne Project (il capo di Gabinetto Keith Schembri, il ministro dell’Economia Chris Cardona, quello del Turismo Konrad Mizzi) scommettono sull’antico adagio di farsi incudine ora che il martello picchia, perché “la notte passerà”. Cardona posa dunque a uomo smanioso di collaborare con la polizia, che, dopo aver evitato come la peste per sei mesi la pista politica dell’omicidio, è ora costretta a verificare l’asserito incontro del ministro con due degli assassini di Daphne Caruana Galizia. Schembri e Mizzi si affidano a comunicati stampa lunari in cui sostengono di non vedere dove sia il problema nelle loro società offshore, nel milione e 600 mila dollari triangolati tra l’Azerbaijan, Dubai e le Bahamas, nelle menzogne al Parlamento europeo. Muscat, a Londra per la riunione della presidenza dei Paesi del Commonwealth, si presenta venerdì sera in abito scuro alla Drapers’ Hall, dove Henley&Partners, l’agenzia inglese che colloca in esclusiva i passaporti maltesi sul mercato delle cleptocrazie e dei nuovi oligarchi, ha organizzato l’ennesimo gala per milionari cui vendere un passaporto maltese a un milione a esemplare.
E sembra infischiarsene delle urla («Vergognati!») degli attivisti in strada che lo accompagnano all’asta.

Insomma, non diversamente da un baro sorpreso a truccare la partita della crescita economica del proprio Paese con il doping della vendita dei passaporti, la tolleranza verso le centrali del riciclaggio sull’isola (la Pilatus Bank), il conflitto di interesse permanente della nuova classe dirigente, la piccola e grande corruzione dei funzionari pubblici, Muscat mostra il sorriso beffardo di chi sfida Bruxelles e le cancellerie europee a sostenere di non aver saputo da sempre che la partita era truccata. E nel farlo, implicitamente, rassicura ed eccita la propria base elettorale con forme di sciovinismo e revanscismo insulare che cancellano le questioni poste dall’omicidio di Daphne, sostituendole con la difesa del proprio onore. E di un new deal “socialista” che, finalmente, ha fatto conoscere il paradiso a un Paese di pescatori, operai, bottegai a lungo sotto il tallone dei Popolari e di una borghesia dalle nostalgie inglesi tanto colta quanto minoritaria e classista.

È una scommessa esiziale. Perché il patto sistemico con il Diavolo stretto da Muscat, con i nuovi e impresentabili ricchi del pianeta, con le sue criminalità organizzate, somiglia tanto alla parabola dell’apprendista stregone. Una volta venduta la propria sovranità, a un Paese non resta nulla. Chi ne rappresenta le istituzioni non potrà che essere il ventriloquo di chi, con il suo denaro, lo tiene in vita e dovrà ad esempio accettare che diventi normale che si elimini una giornalista con un’autobomba. Come in un’anticipazione di un futuro distopico, una piccola isola nel cuore dell’Europa mostra al Continente cosa accade se viene superata la soglia invalicabile che rende una democrazia degna di essere chiamata con questo nome. È quello che Daphne Caruana Galizia aveva cominciato a raccontare. Che il Daphne Project e con lui Repubblica che ne fa parte (stasera alle 21.15 sui canali Sky Atlantic e Sky Tg24 sarà trasmesso il documentario Daphne) stanno continuando a fare. E che Muscat, sciaguratamente, e la cattiva coscienza dell’Europa non vogliono, non sanno o, peggio, non possono vedere.