Donne oltre l’orlo
Concita De Gregorio , di CONCITA DE GREGORIOA quasi 15 anni dal debutto riecco le Mitipretese e le tre storie che hanno segnato la loro piccola (grande) storia: rigorosamente al femminile
Quando siete felici fateci caso. Quando quattro donne, quattro artiste, quattro grandi attrici decidono, poco più che ragazze, di continuare sì a fare le loro luminose e difficili carriere con i grandi registi di teatro, ritagliandosi però uno spazio per fare teatro loro sole, senza nessuno che dica come e quando, ora alza la voce ora solleva le braccia ora fai più piano, ecco, quando questo accade segnatevelo. E quando, quasi quindici anni dopo, le ritrovate donne adulte ancora lì, insieme, a dirigere se stesse e immaginare il futuro come cosa loro e cosa vostra: godetevi lo spettacolo. Fra tante storie di donne di grandi tormenti, rivalità, femminili rivendicazioni, questa è la storia piccola delle Mitipretese, una parola sola.
Pretese miti, passo costante, tenacia e condivisione. Se le vedi insieme, se le ascolti parlare dei loro progetti Sandra Toffolatti, Alvia Reale, Manuela Mandracchia e Mariángeles Torres…
Pretese miti, passo costante, tenacia e condivisione. Se le vedi insieme, se le ascolti parlare dei loro progetti Sandra Toffolatti, Alvia Reale, Manuela Mandracchia e Mariángeles Torres…
Quando siete felici fateci caso. Quando quattro donne, quattro artiste, quattro grandi attrici decidono, poco più che ragazze, di continuare sì a fare le loro luminose e difficili carriere con i grandi registi di teatro, ritagliandosi però uno spazio per fare teatro loro sole, senza nessuno che dica come e quando, ora alza la voce ora solleva le braccia ora fai più piano, ecco, quando questo accade segnatevelo. E quando, quasi quindici anni dopo, le ritrovate donne adulte ancora lì, insieme, a dirigere se stesse e immaginare il futuro come cosa loro e cosa vostra: godetevi lo spettacolo. Fra tante storie di donne di grandi tormenti, rivalità, femminili rivendicazioni, questa è la storia piccola delle Mitipretese, una parola sola.
Pretese miti, passo costante, tenacia e condivisione. Se le vedi insieme, se le ascolti parlare dei loro progetti Sandra Toffolatti, Alvia Reale, Manuela Mandracchia e Mariángeles Torres sembrano una famiglia. Così diverse, così sorelle. È successo tutto, in questi quindici anni - le città gli amori i figli le vite - tutto ma non abbastanza per spegnere quel bisogno di cura, autonomia, ascolto reciproco, ricerca.
E così, come quando si fa un passo indietro per prendere la rincorsa e saltare più in alto, prima di partire con un nuovo progetto insieme a Lucia Calamaro, in autunno, le Mitipretese riprendono da dove sono partite, nel 2006: rimettono in scena i loro primi tre spettacoli, riavvolgono il nastro. Storie di donne, naturalmente.
La prima è Roma Ore 11 di Elio Petri. Regia collettiva, come da statuto. "Signorina giovane intelligente volonterosissima attiva conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego cercasi". Da questo annuncio apparso sul Messaggero il 14 gennaio 1951 Petri sviluppa la sua indagine sulle miserie, i sogni, gli orizzonti delle donne di allora e di oggi. La seconda storia è Troiane, frammenti di tragedia. Madri, figlie, sorelle, spose. Vittime di guerra, della guerra di Troia proprio come delle guerre di adesso, tutto attorno a noi. Ecuba, Cassandra, Andromaca e Elena nelle parole di Omero, Euripide, Seneca, Licofrone, Ovidio e Sartre potrebbero essere, sono le donne senza nome delle cronache dai fronti delle nostre chirurgiche battaglie: quelle foto, quei volti ogni giorno sugli schermi e sui giornali. La sorgente di tutte le parole soffocate, censurate, in lingue ignote. L'ultima storia, Festa di famiglia, è una magia che Andrea Camilleri ha generato dai testi di Pirandello.
Solo e sempre le sue parole, sorprendenti, cucite a raccontare quanta sopraffazione e quale violenza si possa scatenare in famiglia. In ogni famiglia. Per il sessantesimo compleanno della madre, le tre figlie a festeggiarla. Senza mai perdere il sorriso, mai, nel dolore. Senza mai dimenticare quanta tenacia, ostinazione, quanta sempre nuova e appassionata dedizione servano a trovare il tempo rubato che nell'arte, come nell'amore, genera la luce che illumina e fa vivere il resto.
Pretese miti, passo costante, tenacia e condivisione. Se le vedi insieme, se le ascolti parlare dei loro progetti Sandra Toffolatti, Alvia Reale, Manuela Mandracchia e Mariángeles Torres sembrano una famiglia. Così diverse, così sorelle. È successo tutto, in questi quindici anni - le città gli amori i figli le vite - tutto ma non abbastanza per spegnere quel bisogno di cura, autonomia, ascolto reciproco, ricerca.
E così, come quando si fa un passo indietro per prendere la rincorsa e saltare più in alto, prima di partire con un nuovo progetto insieme a Lucia Calamaro, in autunno, le Mitipretese riprendono da dove sono partite, nel 2006: rimettono in scena i loro primi tre spettacoli, riavvolgono il nastro. Storie di donne, naturalmente.
La prima è Roma Ore 11 di Elio Petri. Regia collettiva, come da statuto. "Signorina giovane intelligente volonterosissima attiva conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego cercasi". Da questo annuncio apparso sul Messaggero il 14 gennaio 1951 Petri sviluppa la sua indagine sulle miserie, i sogni, gli orizzonti delle donne di allora e di oggi. La seconda storia è Troiane, frammenti di tragedia. Madri, figlie, sorelle, spose. Vittime di guerra, della guerra di Troia proprio come delle guerre di adesso, tutto attorno a noi. Ecuba, Cassandra, Andromaca e Elena nelle parole di Omero, Euripide, Seneca, Licofrone, Ovidio e Sartre potrebbero essere, sono le donne senza nome delle cronache dai fronti delle nostre chirurgiche battaglie: quelle foto, quei volti ogni giorno sugli schermi e sui giornali. La sorgente di tutte le parole soffocate, censurate, in lingue ignote. L'ultima storia, Festa di famiglia, è una magia che Andrea Camilleri ha generato dai testi di Pirandello.
Solo e sempre le sue parole, sorprendenti, cucite a raccontare quanta sopraffazione e quale violenza si possa scatenare in famiglia. In ogni famiglia. Per il sessantesimo compleanno della madre, le tre figlie a festeggiarla. Senza mai perdere il sorriso, mai, nel dolore. Senza mai dimenticare quanta tenacia, ostinazione, quanta sempre nuova e appassionata dedizione servano a trovare il tempo rubato che nell'arte, come nell'amore, genera la luce che illumina e fa vivere il resto.