Aldo Moro, Craxi si schiera per la trattativa
Giampaolo Pansa , di GIAMPAOLO PANSALo scambio dei prigionieri è tecnicamente impossibile. Ma possono esserci altre vie d’uscita, e quelle vie bisogna esplorarle. Richiamato ad esempio il comportamento del governo tedesco
21 aprile 1978
ROMA - Non si può abbandonare Moro nelle mani delle Brigate rosse e farlo ammazzare. Bisogna cercare una soluzione. Una volta raggiunta la certezza che Moro è vivo, occorre individuare un canale con i terroristi e cominciare a vedere che cosa vogliono. Se chiedono cose ragionevoli si può trattare con loro. Lo scandalo dei prigionieri è tecnicamente impossibile e va escluso. Ma possono esserci altre vie d'uscita e quelle vie debbono essere esplorate.
Questa è la linea decisa del vertice del Psi ieri mattina, dopo l'ultimatum delle Br. È una linea da "colombe"? È la strada del cedimento? Un altissimo dirigente del Psi replica, irritato: "Anche la Germania federale si è comportata così di fronte al caso Schleyer, eppure non è uno stato di pasta frolla. Il governo tedesco non ha trattato con la Baader-Meinohof, ma ha dato incarico al capo della polizia di individuare un canale. Si…
ROMA - Non si può abbandonare Moro nelle mani delle Brigate rosse e farlo ammazzare. Bisogna cercare una soluzione. Una volta raggiunta la certezza che Moro è vivo, occorre individuare un canale con i terroristi e cominciare a vedere che cosa vogliono. Se chiedono cose ragionevoli si può trattare con loro. Lo scandalo dei prigionieri è tecnicamente impossibile e va escluso. Ma possono esserci altre vie d'uscita e quelle vie debbono essere esplorate.
Questa è la linea decisa del vertice del Psi ieri mattina, dopo l'ultimatum delle Br. È una linea da "colombe"? È la strada del cedimento? Un altissimo dirigente del Psi replica, irritato: "Anche la Germania federale si è comportata così di fronte al caso Schleyer, eppure non è uno stato di pasta frolla. Il governo tedesco non ha trattato con la Baader-Meinohof, ma ha dato incarico al capo della polizia di individuare un canale. Si…
21 aprile 1978
ROMA - Non si può abbandonare Moro nelle mani delle Brigate rosse e farlo ammazzare. Bisogna cercare una soluzione. Una volta raggiunta la certezza che Moro è vivo, occorre individuare un canale con i terroristi e cominciare a vedere che cosa vogliono. Se chiedono cose ragionevoli si può trattare con loro. Lo scandalo dei prigionieri è tecnicamente impossibile e va escluso. Ma possono esserci altre vie d'uscita e quelle vie debbono essere esplorate.
Questa è la linea decisa del vertice del Psi ieri mattina, dopo l'ultimatum delle Br. È una linea da "colombe"? È la strada del cedimento? Un altissimo dirigente del Psi replica, irritato: "Anche la Germania federale si è comportata così di fronte al caso Schleyer, eppure non è uno stato di pasta frolla. Il governo tedesco non ha trattato con la Baader-Meinohof, ma ha dato incarico al capo della polizia di individuare un canale. Si è trovato l'avvocato ginevrino Payot. E ci sono stati decine di messaggi tra Payot e i terroristi. ... Lo ripeto: è dovere fondamentale dello Stato italiano salvare la vita di Moro".
In via del Corso, il giovedì dell'ultimatum comincia come un giorno qualunque. Nell'ufficio di Craxi c'è la solita riunione con Signorile, i componenti della segreteria, i membri della direzione presenti a Roma. A metà mattina ecco i primi dispacci d'agenzia con i messaggi falsi. Poi, verso mezzogiorno, la notizia di quello vero, con l'ultimatum. La linea socialista viene decisa rapidamente. Craxi la riassume in questa sua dichiarazione, diffusa verso le due, quando non si sa ancora della nuova foto dell'ostaggio, scattata mercoledì:
"Il susseguirsi confuso dei messaggi determina la più grande incertezza. Occorre che i rapitori dell'onorevole Moro riassumano un'iniziativa che consenta di chiarire in modo certo lo stato reale della situazione. Alla tragedia che è in atto, non può essere aggiunto un inganno infame".
I rapitori continua il segretario del Psi, "dovrebbero consentire a Moro di riprendere il filo del ragionamento centrale che egli aveva iniziato a svolgere nelle sue precedenti lettere. Occorre che egli posa prospettare, nelle condizioni in cui si trova, tutti i termini della questione così come essa è attualmente. Sulla base di questi elementi deve potersi compiere un'analisi e una valutazione approfondita delle vie di soluzione possibili".
Vediamo di capire meglio che cosa significa questo testo, con qualche ulteriore domanda ad un altissimo dirigente socialista. Dice questo leader: "Lo stato ha ieri doveri fondamentali che non sono mai astratti. In questa vicenda, i suoi doveri sono nell'ordine: liberare Moro; raggiungere e punire i colpevoli; rispettare e far rispettare le leggi statali".
Non può sorgere un conflitto fra il primo e il terzo dovere dello Stato? "Si, e bisogna esaminare in concreto il modo di conciliarli. Ma per far questo occorre trovare un canale che consenta di stabilire come si pone davvero la questione".
Come si pone la questione lo dice l'ultimatum: uno scambio di prigionieri... "io non credo che le Br vogliano davvero uno scambio. Vogliono soltanto trovare una vita d'uscita. Ad ogni modo, lo scambio degli ostaggi è tecnicamente irrealizzabile. Quanti detenuti liberare? E dove li mandiamo? Restano in Italia? Li trasferiamo in qualche Paese? Insomma, lo scambio mi sembra impossibile. Il rischio è troppo alto, nel senso che finirebbero per morire tutti, gli uni e gli altri".
E allora? "Allora bisogna sentire che cosa dicono i rapitori. Senza un contatto non possiamo sapere niente. Stare fermi, non fare nulla, significa ammazzare Moro. Io invece sostengo che dobbiamo muoverci nel modo seguente capire bene la situazione, trovare un canale, avere la certezza che Moro è vivo e averla attraverso una sua lettera. Le Brigate rosse devono aver far parlare Moro. Lui deve parlare attraverso una nuova lettera!".
E poi? Che cosa proponete? Di aprire una trattativa? "Se chiedono una cosa ragionevole si può trattare. Perché escludere in linea di principio una trattativa? Lo abbiamo già detto un'altra volta: lo Stato deve perseguire il suo dovere fondamentale di salvare la vita dei cittadini!".
Il dirigente socialista ha un moto di asprezza: "Loro sanno soltanto fare appelli e preparare i funerali a Moro!". Chi sono questi "loro"? "Loro, loro... si parla di linea dura. Ma di quale durezza è capace questa linea? Solanto la durezza che si arresta dinanzi ad una porta chiusa come è accaduto nel covo di via Gradoli...".
Lei pensa che gli iscritti al Psi possano condividere questa posizione? "La nostra non è la decisione di pochissimi dirigenti di un gruppo ristretto. Tutto il partito è unanime su questa posizione. E questa posizione è coerente con le nostre tradizioni, che sono civili e di rigorosa difesa dei principali della democrazia".
Non temete che questa linea provochi una polemica molto pericolosa con altri partiti della maggioranza di governo? "Polemiche? Chiacchiere... È un fumo che poi passa. Una cosa sola conta: che di qui a qualche giorno non si vada ad un nuovo funerale. Sono andato a troppi funerali. E non voglio andare ad un altro".
È certo che questa linea sia quella giusta? "Bisogna fare le cose di cui si è convinti. E io sono convinto che bisogna fare così. Se venissi a sapere che Moro è stato ucciso perché noi non abbiamo fatto niente, non sarei più tranquillo. Anzi: mi domando se fino ad oggi ci siamo comportati nel modo giusto".
Non sentite il rischio che la linea "della trattativa" provochi reazioni pericolose fra agenti e carabinieri? Loro, in via Fani, hanno avuto cinque morti... "non mi sono certi dimenticato di quella strage. Ma se abbiamo avuto cinque morti, non capisco perché dobbiamo averne uno in più. Il dovere delle forze dello Stato resta quello di prendere i terroristi".
Questa, oggi è la linea socialista. È facile prevedere che la polemica con altri partiti sarà rovente. Per questo, forse un dirigente che assiste al colloquio conclude: "Pensiamo che sia giusto fare così. Ma non vogliamo farlo da soli. Vogliamo convincere le altre forze politiche a farlo con noi".
ROMA - Non si può abbandonare Moro nelle mani delle Brigate rosse e farlo ammazzare. Bisogna cercare una soluzione. Una volta raggiunta la certezza che Moro è vivo, occorre individuare un canale con i terroristi e cominciare a vedere che cosa vogliono. Se chiedono cose ragionevoli si può trattare con loro. Lo scandalo dei prigionieri è tecnicamente impossibile e va escluso. Ma possono esserci altre vie d'uscita e quelle vie debbono essere esplorate.
Questa è la linea decisa del vertice del Psi ieri mattina, dopo l'ultimatum delle Br. È una linea da "colombe"? È la strada del cedimento? Un altissimo dirigente del Psi replica, irritato: "Anche la Germania federale si è comportata così di fronte al caso Schleyer, eppure non è uno stato di pasta frolla. Il governo tedesco non ha trattato con la Baader-Meinohof, ma ha dato incarico al capo della polizia di individuare un canale. Si è trovato l'avvocato ginevrino Payot. E ci sono stati decine di messaggi tra Payot e i terroristi. ... Lo ripeto: è dovere fondamentale dello Stato italiano salvare la vita di Moro".
In via del Corso, il giovedì dell'ultimatum comincia come un giorno qualunque. Nell'ufficio di Craxi c'è la solita riunione con Signorile, i componenti della segreteria, i membri della direzione presenti a Roma. A metà mattina ecco i primi dispacci d'agenzia con i messaggi falsi. Poi, verso mezzogiorno, la notizia di quello vero, con l'ultimatum. La linea socialista viene decisa rapidamente. Craxi la riassume in questa sua dichiarazione, diffusa verso le due, quando non si sa ancora della nuova foto dell'ostaggio, scattata mercoledì:
"Il susseguirsi confuso dei messaggi determina la più grande incertezza. Occorre che i rapitori dell'onorevole Moro riassumano un'iniziativa che consenta di chiarire in modo certo lo stato reale della situazione. Alla tragedia che è in atto, non può essere aggiunto un inganno infame".
I rapitori continua il segretario del Psi, "dovrebbero consentire a Moro di riprendere il filo del ragionamento centrale che egli aveva iniziato a svolgere nelle sue precedenti lettere. Occorre che egli posa prospettare, nelle condizioni in cui si trova, tutti i termini della questione così come essa è attualmente. Sulla base di questi elementi deve potersi compiere un'analisi e una valutazione approfondita delle vie di soluzione possibili".
Vediamo di capire meglio che cosa significa questo testo, con qualche ulteriore domanda ad un altissimo dirigente socialista. Dice questo leader: "Lo stato ha ieri doveri fondamentali che non sono mai astratti. In questa vicenda, i suoi doveri sono nell'ordine: liberare Moro; raggiungere e punire i colpevoli; rispettare e far rispettare le leggi statali".
Non può sorgere un conflitto fra il primo e il terzo dovere dello Stato? "Si, e bisogna esaminare in concreto il modo di conciliarli. Ma per far questo occorre trovare un canale che consenta di stabilire come si pone davvero la questione".
Come si pone la questione lo dice l'ultimatum: uno scambio di prigionieri... "io non credo che le Br vogliano davvero uno scambio. Vogliono soltanto trovare una vita d'uscita. Ad ogni modo, lo scambio degli ostaggi è tecnicamente irrealizzabile. Quanti detenuti liberare? E dove li mandiamo? Restano in Italia? Li trasferiamo in qualche Paese? Insomma, lo scambio mi sembra impossibile. Il rischio è troppo alto, nel senso che finirebbero per morire tutti, gli uni e gli altri".
E allora? "Allora bisogna sentire che cosa dicono i rapitori. Senza un contatto non possiamo sapere niente. Stare fermi, non fare nulla, significa ammazzare Moro. Io invece sostengo che dobbiamo muoverci nel modo seguente capire bene la situazione, trovare un canale, avere la certezza che Moro è vivo e averla attraverso una sua lettera. Le Brigate rosse devono aver far parlare Moro. Lui deve parlare attraverso una nuova lettera!".
E poi? Che cosa proponete? Di aprire una trattativa? "Se chiedono una cosa ragionevole si può trattare. Perché escludere in linea di principio una trattativa? Lo abbiamo già detto un'altra volta: lo Stato deve perseguire il suo dovere fondamentale di salvare la vita dei cittadini!".
Il dirigente socialista ha un moto di asprezza: "Loro sanno soltanto fare appelli e preparare i funerali a Moro!". Chi sono questi "loro"? "Loro, loro... si parla di linea dura. Ma di quale durezza è capace questa linea? Solanto la durezza che si arresta dinanzi ad una porta chiusa come è accaduto nel covo di via Gradoli...".
Lei pensa che gli iscritti al Psi possano condividere questa posizione? "La nostra non è la decisione di pochissimi dirigenti di un gruppo ristretto. Tutto il partito è unanime su questa posizione. E questa posizione è coerente con le nostre tradizioni, che sono civili e di rigorosa difesa dei principali della democrazia".
Non temete che questa linea provochi una polemica molto pericolosa con altri partiti della maggioranza di governo? "Polemiche? Chiacchiere... È un fumo che poi passa. Una cosa sola conta: che di qui a qualche giorno non si vada ad un nuovo funerale. Sono andato a troppi funerali. E non voglio andare ad un altro".
È certo che questa linea sia quella giusta? "Bisogna fare le cose di cui si è convinti. E io sono convinto che bisogna fare così. Se venissi a sapere che Moro è stato ucciso perché noi non abbiamo fatto niente, non sarei più tranquillo. Anzi: mi domando se fino ad oggi ci siamo comportati nel modo giusto".
Non sentite il rischio che la linea "della trattativa" provochi reazioni pericolose fra agenti e carabinieri? Loro, in via Fani, hanno avuto cinque morti... "non mi sono certi dimenticato di quella strage. Ma se abbiamo avuto cinque morti, non capisco perché dobbiamo averne uno in più. Il dovere delle forze dello Stato resta quello di prendere i terroristi".
Questa, oggi è la linea socialista. È facile prevedere che la polemica con altri partiti sarà rovente. Per questo, forse un dirigente che assiste al colloquio conclude: "Pensiamo che sia giusto fare così. Ma non vogliamo farlo da soli. Vogliamo convincere le altre forze politiche a farlo con noi".