Eguaglianza piena. È questa la rivoluzione di Niccolò Pietro, così piccolo e già così famoso. Il cui atto di nascita segna per l'Italia un traguardo fino a ieri impensabile sulla strada dei diritti civili, ma in particolare dei diritti dei bambini. La sua iscrizione all'anagrafe di Torino come figlio di due mamme, senza sentenze di tribunali o pratiche di adozione, dimostra che è possibile nel nostro paese tutelare i più piccoli "comunque siano venuti al mondo". Buttando giù la discriminazione (odiosa) tra figli di serie A, nati da coppie eterosessuali, e figli di serie B, nati da coppie omosessuali. Arrivando quindi a quell'eguaglianza piena tra bambini da sempre obiettivo delle Famiglie Arcobaleno e dei movimenti Lgbt. Un'eguaglianza di vite, storie e amori che la società ha già da tempo acquisito. Antidoto, si spera, a movimenti antistorici, che provano a rimettere in discussione leggi c…
Eguaglianza piena. È questa la rivoluzione di Niccolò Pietro, così piccolo e già così famoso. Il cui atto di nascita segna per l'Italia un traguardo fino a ieri impensabile sulla strada dei diritti civili, ma in particolare dei diritti dei bambini. La sua iscrizione all'anagrafe di Torino come figlio di due mamme, senza sentenze di tribunali o pratiche di adozione, dimostra che è possibile nel nostro paese tutelare i più piccoli "comunque siano venuti al mondo". Buttando giù la discriminazione (odiosa) tra figli di serie A, nati da coppie eterosessuali, e figli di serie B, nati da coppie omosessuali. Arrivando quindi a quell'eguaglianza piena tra bambini da sempre obiettivo delle Famiglie Arcobaleno e dei movimenti Lgbt. Un'eguaglianza di vite, storie e amori che la società ha già da tempo acquisito. Antidoto, si spera, a movimenti antistorici, che provano a rimettere in discussione leggi come la 194 ma anche le stesse unioni civili.
La decisione della sindaca Chiara Appendino, favorita dal coraggio politico delle due mamme di Niccolò, Chiara e Micaela, segna davvero la caduta di una diga ideologica e burocratica. Su più fronti. Che abbracciano i diritti delle famiglie gay ma "smascherano" anche alcune radicatissime ipocrisie della macchina-Stato. L'iscrizione di Niccolò Pietro all'anagrafe di Torino afferma che per dare due genitori a un bimbo nato da una coppia gay, non c'è più, necessariamente, bisogno di chiedere una stepchild adoption. Se un Comune (virtuoso) decide di registrare il neonato, può farlo, in piena legittimità. Fino ad oggi, invece, il genitore non biologico per diventare effettivamente "genitore" poteva unicamente chiedere l'adozione del figlio del partner. Come se dietro quella culla non ci fosse stato un progetto d'amore comune. E quindi servizi sociali, giudici, perizie, molte sentenze positive, ma anche tante negative.
Adesso le cose possono cambiare, pur nella discrezionalità dei comuni. Così le trascrizioni in Italia dei certificati di nascita di bimbi nati all'estero da coppie gay, oggi ottenute in gran parte grazie ai tribunali, potrebbero diventare sulla scia di Torino ciò che devono essere: atti formali e non battaglie.
Ma la rivoluzione di Niccolò Pietro ha svelato un aspetto grottesco della nostra burocrazia, eredità di un concetto di "famiglia naturale" che negli atti pubblici sembra resistere a ogni cambiamento. In Italia, hanno svelato Chiara e Micaela, è impossibile dichiarare che un bimbo è venuto al mondo grazie a una fecondazione eterologa. Perché l'ufficiale di anagrafe traduce quel concetto nella formula, "nato da unione naturale con un uomo". Dunque in questi anni centinaia di donne single, di coppie gay ed etero sono state, di fatto, obbligate a mentire, come se le tecniche di Pma non esistessero, e così l'infinito esercito di bimbi nati in provetta. Un po' triste, un po' assurdo. La scelta di Torino racconta invece che "è l'amore che crea una famiglia", rubando le parole alle Famiglie Arcobaleno. Burocrazia a parte.
La decisione della sindaca Chiara Appendino, favorita dal coraggio politico delle due mamme di Niccolò, Chiara e Micaela, segna davvero la caduta di una diga ideologica e burocratica. Su più fronti. Che abbracciano i diritti delle famiglie gay ma "smascherano" anche alcune radicatissime ipocrisie della macchina-Stato. L'iscrizione di Niccolò Pietro all'anagrafe di Torino afferma che per dare due genitori a un bimbo nato da una coppia gay, non c'è più, necessariamente, bisogno di chiedere una stepchild adoption. Se un Comune (virtuoso) decide di registrare il neonato, può farlo, in piena legittimità. Fino ad oggi, invece, il genitore non biologico per diventare effettivamente "genitore" poteva unicamente chiedere l'adozione del figlio del partner. Come se dietro quella culla non ci fosse stato un progetto d'amore comune. E quindi servizi sociali, giudici, perizie, molte sentenze positive, ma anche tante negative.
Adesso le cose possono cambiare, pur nella discrezionalità dei comuni. Così le trascrizioni in Italia dei certificati di nascita di bimbi nati all'estero da coppie gay, oggi ottenute in gran parte grazie ai tribunali, potrebbero diventare sulla scia di Torino ciò che devono essere: atti formali e non battaglie.
Ma la rivoluzione di Niccolò Pietro ha svelato un aspetto grottesco della nostra burocrazia, eredità di un concetto di "famiglia naturale" che negli atti pubblici sembra resistere a ogni cambiamento. In Italia, hanno svelato Chiara e Micaela, è impossibile dichiarare che un bimbo è venuto al mondo grazie a una fecondazione eterologa. Perché l'ufficiale di anagrafe traduce quel concetto nella formula, "nato da unione naturale con un uomo". Dunque in questi anni centinaia di donne single, di coppie gay ed etero sono state, di fatto, obbligate a mentire, come se le tecniche di Pma non esistessero, e così l'infinito esercito di bimbi nati in provetta. Un po' triste, un po' assurdo. La scelta di Torino racconta invece che "è l'amore che crea una famiglia", rubando le parole alle Famiglie Arcobaleno. Burocrazia a parte.