M5s, un contratto per tutti i gusti
Sebastiano Messina, di SEBASTIANO MESSINA
Il miracolo forse no, ma la magia è riuscita. Sei cattedratici, una studiosa del Koalitionsvertrag e sette "esperti indipendenti", capitanati dal professor Giacinto della Cananea hanno finalmente consegnato all'aspirante premier Luigi Di Maio il loro contratto-tipo che può essere firmato indifferentemente dal reggente del Pd o dal leader della Lega. E già questo va senz'altro considerato un capolavoro di illusionismo politico. Ma il numero più spettacolare del pool di studiosi a cinque stelle, una magia che lascia a bocca aperta, è di sicuro il dissolvimento del reddito di cittadinanza: un gioco di prestigio di fronte al quale la sparizione contemporanea di tredici spettatori che il mago Copperfield metteva in scena a Las Vegas diventa improvvisamente robetta da dilettanti.
Provate voi stessi a cercare queste tre parole - "reddito di cittadinanza" - nelle 28 pagine che il Comitato Scientifico pentastellato ha solennemente…
Provate voi stessi a cercare queste tre parole - "reddito di cittadinanza" - nelle 28 pagine che il Comitato Scientifico pentastellato ha solennemente…
Il miracolo forse no, ma la magia è riuscita. Sei cattedratici, una studiosa del Koalitionsvertrag e sette "esperti indipendenti", capitanati dal professor Giacinto della Cananea hanno finalmente consegnato all'aspirante premier Luigi Di Maio il loro contratto-tipo che può essere firmato indifferentemente dal reggente del Pd o dal leader della Lega. E già questo va senz'altro considerato un capolavoro di illusionismo politico. Ma il numero più spettacolare del pool di studiosi a cinque stelle, una magia che lascia a bocca aperta, è di sicuro il dissolvimento del reddito di cittadinanza: un gioco di prestigio di fronte al quale la sparizione contemporanea di tredici spettatori che il mago Copperfield metteva in scena a Las Vegas diventa improvvisamente robetta da dilettanti.
Provate voi stessi a cercare queste tre parole - "reddito di cittadinanza" - nelle 28 pagine che il Comitato Scientifico pentastellato ha solennemente consegnato al capo politico del Movimento. Non le troverete. Sono bastate due riunioni del comitato per farle evaporare. Al loro posto troverete formule passepartout scritte in burocratese stretto. Come "politiche attive di sostegno al reddito". Oppure "iniziative volte a contrastare la povertà".
Parole che nel contratto-tipo con i nomi in bianco assumono persino la forma fumosissima di una dichiarazione di buoni propositi: "Le parti condividono la necessità di associare il sostegno al reddito alla promozione dell'attivazione, di ripensare le politiche attive del lavoro in vista di una migliore qualificazione del capitale umano e della facilitazione dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro". La sintassi sarà pure zoppicante, ma leggendo queste frasi si vede chiaramente in controluce lo sforzo delle illustri meningi nel trovare una parafrasi così neutra e così insapore da poter essere firmata senza difficoltà sia da Matteo Salvini che da Maurizio Martina.
Perché quando la scienza e la sapienza si applicano su quella materia scivolosa e mutevole chiamata politica possono venire alla luce scoperte stupefacenti. La più importante è così clamorosa che il professor Giacinto della Cananea non resiste al desiderio di comunicarla a Di Maio - "Caro Luigi..." - già nella prima delle 28 pagine. Dopo aver messo a confronto i programmi elettorali di M5S, Pd e Lega, così come aveva chiesto l'impaziente candidato premier, l'illustre giurista comunica infatti che il comitato "è giunto alla conclusione che in alcuni casi esistono significative convergenze", mentre "in altri casi le divergenze sono molto accentuate, se non radicali". Una realtà sorprendente che - diciamo la verità - nessuno avrebbe mai immaginato. Ora però sappiamo che i tre partiti non troverebbero un'intesa nemmeno sulla pena per lo stupro, eppure dopo aver pazientemente messo a confronto i quattro programmi (quello del Pd, quello della Lega e i due del Movimento 5 Stelle: quello prima e quello dopo le elezioni) gli autorevoli professori hanno trovato i punti in comune, e li hanno esposti in una tavola sinottica. Dalla quale si scopre che grillini, dem e leghisti saranno pure in totale disaccordo sulle pensioni, sull'Europa, sulla giustizia e sulle alleanze internazionali, ma sono pronti a combattere alcune battaglie fondamentali. Quali? "Contrastare il bullismo", per esempio. O "combattere la discriminazione uomo-donna". Ma anche "difendere il made in Italy" e "sostenere la green economy". Se poi aggiungiamo la speranza nella pace nel mondo, si capisce che la convergenza è davvero a portata di mano.
E infatti il Comitato Scientifico ha già stilato il contratto, con due righe per le firme: la prima sarà quella di Di Maio, la seconda si vedrà. In attesa di sapere il nome dell'altro contraente, il documento annuncia con gioiosa solennità che "questo accordo segna una svolta" e, passando bruscamente a un lessico notarile, precisa che "le parti hanno deciso di stipulare un accordo allo scopo di dare un governo forte per il cambiamento dell'Italia".
Seguono dieci capitoli che chiunque, ma proprio chiunque, potrebbe sottoscrivere dalla prima all'ultima parola. Chi non è d'accordo, per dire, sul "salario minimo per legge"? Chi non vuole "rimuovere gli squilibri territoriali"? Chi si oppone al "miglioramento dell'offerta di giustizia"? Chi non desidera "garantire sicurezza e legalità"? Chi rifiuta la "tutela del paesaggio"? Chi è contrario a "un fisco più trasparente"? Chi contesta la "lotta a sprechi e corruzione"? Nessuno, ovviamente. Dunque davvero un accordo è vicino, poi si vedrà con chi.
E se qualcosa non dovesse funzionare? I professori ingaggiati da Di Maio hanno pensato anche a questo. Una volta firmato il contratto, i due partiti nomineranno dieci gruppi di lavoro, dieci comitati, che seguiranno l'applicazione di ciascun punto. E al primo screzio entrerà in azione l'arbitro, un Comitato di Conciliazione che nel giro di dieci giorni suggerirà la soluzione. Un accordo. Un contratto. Un governo. Sarebbe uno scenario fantastico ("Meraviglioso", direbbe Beppe Grillo) se non fosse che fa venire in mente un vecchio aforisma: "Un cammello è un cavallo disegnato da un comitato".
Provate voi stessi a cercare queste tre parole - "reddito di cittadinanza" - nelle 28 pagine che il Comitato Scientifico pentastellato ha solennemente consegnato al capo politico del Movimento. Non le troverete. Sono bastate due riunioni del comitato per farle evaporare. Al loro posto troverete formule passepartout scritte in burocratese stretto. Come "politiche attive di sostegno al reddito". Oppure "iniziative volte a contrastare la povertà".
Parole che nel contratto-tipo con i nomi in bianco assumono persino la forma fumosissima di una dichiarazione di buoni propositi: "Le parti condividono la necessità di associare il sostegno al reddito alla promozione dell'attivazione, di ripensare le politiche attive del lavoro in vista di una migliore qualificazione del capitale umano e della facilitazione dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro". La sintassi sarà pure zoppicante, ma leggendo queste frasi si vede chiaramente in controluce lo sforzo delle illustri meningi nel trovare una parafrasi così neutra e così insapore da poter essere firmata senza difficoltà sia da Matteo Salvini che da Maurizio Martina.
Perché quando la scienza e la sapienza si applicano su quella materia scivolosa e mutevole chiamata politica possono venire alla luce scoperte stupefacenti. La più importante è così clamorosa che il professor Giacinto della Cananea non resiste al desiderio di comunicarla a Di Maio - "Caro Luigi..." - già nella prima delle 28 pagine. Dopo aver messo a confronto i programmi elettorali di M5S, Pd e Lega, così come aveva chiesto l'impaziente candidato premier, l'illustre giurista comunica infatti che il comitato "è giunto alla conclusione che in alcuni casi esistono significative convergenze", mentre "in altri casi le divergenze sono molto accentuate, se non radicali". Una realtà sorprendente che - diciamo la verità - nessuno avrebbe mai immaginato. Ora però sappiamo che i tre partiti non troverebbero un'intesa nemmeno sulla pena per lo stupro, eppure dopo aver pazientemente messo a confronto i quattro programmi (quello del Pd, quello della Lega e i due del Movimento 5 Stelle: quello prima e quello dopo le elezioni) gli autorevoli professori hanno trovato i punti in comune, e li hanno esposti in una tavola sinottica. Dalla quale si scopre che grillini, dem e leghisti saranno pure in totale disaccordo sulle pensioni, sull'Europa, sulla giustizia e sulle alleanze internazionali, ma sono pronti a combattere alcune battaglie fondamentali. Quali? "Contrastare il bullismo", per esempio. O "combattere la discriminazione uomo-donna". Ma anche "difendere il made in Italy" e "sostenere la green economy". Se poi aggiungiamo la speranza nella pace nel mondo, si capisce che la convergenza è davvero a portata di mano.
E infatti il Comitato Scientifico ha già stilato il contratto, con due righe per le firme: la prima sarà quella di Di Maio, la seconda si vedrà. In attesa di sapere il nome dell'altro contraente, il documento annuncia con gioiosa solennità che "questo accordo segna una svolta" e, passando bruscamente a un lessico notarile, precisa che "le parti hanno deciso di stipulare un accordo allo scopo di dare un governo forte per il cambiamento dell'Italia".
Seguono dieci capitoli che chiunque, ma proprio chiunque, potrebbe sottoscrivere dalla prima all'ultima parola. Chi non è d'accordo, per dire, sul "salario minimo per legge"? Chi non vuole "rimuovere gli squilibri territoriali"? Chi si oppone al "miglioramento dell'offerta di giustizia"? Chi non desidera "garantire sicurezza e legalità"? Chi rifiuta la "tutela del paesaggio"? Chi è contrario a "un fisco più trasparente"? Chi contesta la "lotta a sprechi e corruzione"? Nessuno, ovviamente. Dunque davvero un accordo è vicino, poi si vedrà con chi.
E se qualcosa non dovesse funzionare? I professori ingaggiati da Di Maio hanno pensato anche a questo. Una volta firmato il contratto, i due partiti nomineranno dieci gruppi di lavoro, dieci comitati, che seguiranno l'applicazione di ciascun punto. E al primo screzio entrerà in azione l'arbitro, un Comitato di Conciliazione che nel giro di dieci giorni suggerirà la soluzione. Un accordo. Un contratto. Un governo. Sarebbe uno scenario fantastico ("Meraviglioso", direbbe Beppe Grillo) se non fosse che fa venire in mente un vecchio aforisma: "Un cammello è un cavallo disegnato da un comitato".