Il test Molise e le zavorre sul governo
Stefano Cappellini, di STEFANO CAPPELLINI
Non sarà l'Ohio italiano, come si è ironizzato in campagna elettorale, ma anche il responso di una regione piccola come il Molise pesa sullo stallo politico. E certo non ne aiuta la soluzione, perché a pagare dazio sono proprio i due sedicenti vincitori delle elezioni del 4 marzo: Di Maio e Salvini.
Lo stop al M5S non aiuta la pretesa di Di Maio di tenere al centro di tutto, inamovibile e indiscutibile, la sua candidatura alla premiership. Ancora una volta il Movimento deve rinviare il suo appuntamento con la conquista della prima regione italiana e fa segnare anche un arretramento rispetto ai voti delle politiche: nulla di drammatico, pochi punti percentuali. Ma stavolta il M5S sperava di sfruttare un effetto scia che invece non c'è stato. Il calo fisiologico di molte tornate amministrative e locali si è ripresentato anche ora che i grillini aspirano a Palazzo Chigi. Ma il risultato molisano zavorra anche i movimenti di Salvini.
Vince il c…
Lo stop al M5S non aiuta la pretesa di Di Maio di tenere al centro di tutto, inamovibile e indiscutibile, la sua candidatura alla premiership. Ancora una volta il Movimento deve rinviare il suo appuntamento con la conquista della prima regione italiana e fa segnare anche un arretramento rispetto ai voti delle politiche: nulla di drammatico, pochi punti percentuali. Ma stavolta il M5S sperava di sfruttare un effetto scia che invece non c'è stato. Il calo fisiologico di molte tornate amministrative e locali si è ripresentato anche ora che i grillini aspirano a Palazzo Chigi. Ma il risultato molisano zavorra anche i movimenti di Salvini.
Vince il c…
Non sarà l'Ohio italiano, come si è ironizzato in campagna elettorale, ma anche il responso di una regione piccola come il Molise pesa sullo stallo politico. E certo non ne aiuta la soluzione, perché a pagare dazio sono proprio i due sedicenti vincitori delle elezioni del 4 marzo: Di Maio e Salvini.
Lo stop al M5S non aiuta la pretesa di Di Maio di tenere al centro di tutto, inamovibile e indiscutibile, la sua candidatura alla premiership. Ancora una volta il Movimento deve rinviare il suo appuntamento con la conquista della prima regione italiana e fa segnare anche un arretramento rispetto ai voti delle politiche: nulla di drammatico, pochi punti percentuali. Ma stavolta il M5S sperava di sfruttare un effetto scia che invece non c'è stato. Il calo fisiologico di molte tornate amministrative e locali si è ripresentato anche ora che i grillini aspirano a Palazzo Chigi. Ma il risultato molisano zavorra anche i movimenti di Salvini.
Vince il centrodestra unito, e la Lega resta dietro a Forza Italia. Senza i voti berlusconiani, nel sud del Paese il partito di Salvini è una minoranza tra le minoranze e difficilmente il quadro può cambiare in prospettiva dopo una rottura traumatica con Forza Italia. Se l'intento principale di Salvini è stabilizzarsi come capo del centrodestra, il divorzio da Berlusconi appare sempre più come un salto nel buio.
Domenica si vota in Friuli, e dopo quel passaggio il leader leghista potrebbe trovare il coraggio per smarcarsi. Ma la probabilità di una mossa simile, dopo il Molise, scende. Poi c'è il capitolo Pd: l'ennesima rovinosa sconfitta che, per ora, rischia solo di arricchire il già corposo dossier di rovesci elettorali di cui i dem discuteranno in un altro momento, ammesso che il partito ci sia ancora quando si decideranno finalmente a farlo.
Lo stop al M5S non aiuta la pretesa di Di Maio di tenere al centro di tutto, inamovibile e indiscutibile, la sua candidatura alla premiership. Ancora una volta il Movimento deve rinviare il suo appuntamento con la conquista della prima regione italiana e fa segnare anche un arretramento rispetto ai voti delle politiche: nulla di drammatico, pochi punti percentuali. Ma stavolta il M5S sperava di sfruttare un effetto scia che invece non c'è stato. Il calo fisiologico di molte tornate amministrative e locali si è ripresentato anche ora che i grillini aspirano a Palazzo Chigi. Ma il risultato molisano zavorra anche i movimenti di Salvini.
Vince il centrodestra unito, e la Lega resta dietro a Forza Italia. Senza i voti berlusconiani, nel sud del Paese il partito di Salvini è una minoranza tra le minoranze e difficilmente il quadro può cambiare in prospettiva dopo una rottura traumatica con Forza Italia. Se l'intento principale di Salvini è stabilizzarsi come capo del centrodestra, il divorzio da Berlusconi appare sempre più come un salto nel buio.
Domenica si vota in Friuli, e dopo quel passaggio il leader leghista potrebbe trovare il coraggio per smarcarsi. Ma la probabilità di una mossa simile, dopo il Molise, scende. Poi c'è il capitolo Pd: l'ennesima rovinosa sconfitta che, per ora, rischia solo di arricchire il già corposo dossier di rovesci elettorali di cui i dem discuteranno in un altro momento, ammesso che il partito ci sia ancora quando si decideranno finalmente a farlo.