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Sorrentino: il mio Silvio, un torero ambizioso e deluso

Il film racconta fatti "verosimili o inventati" sull'Italia tra il 2006 e il 2010 ma l'ex premier interpretato da Toni Servillo compare dopo un'ora. Secondo capitolo il 10
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di ARIANNA FINOS

Loro1 s'apre su una pecorella nel paesaggio bucolico di Villa Certosa, Sardegna. Attirata dalla frescura del salotto deserto, finirà stecchita, congelata dal condizionatore sotto lo sguardo televisivo di Mike Bongiorno (Ugo Pagliai). Ci vorrà oltre un'ora di film, finalmente svelto alla stampa dopo un anno di attesa e molte polemiche preventive) per tornare alla villa e veder comparire Silvio Berlusconi (Toni Servillo) abbigliato da odalisca che tenta invano di far ridere e riconquistare una Veronica Lario (Elena Sofia Ricci) persa nei libri di Saramago. Nel frattempo, nel primo dei due film in sala oggi (l'altro si vedrà il 10 maggio), si racconta di "Loro": quelli che contano e quelli che vorrebbero entrare nel grande giro di "Lui". Tra questi l'imprenditore barese Morra (Scamarcio-Tarantini?), che si allea con una delle favorite del Cavaliere (Kasia Smutniak), arruola una schiera di escort e le piazza davant…
di ARIANNA FINOS

Loro1 s'apre su una pecorella nel paesaggio bucolico di Villa Certosa, Sardegna. Attirata dalla frescura del salotto deserto, finirà stecchita, congelata dal condizionatore sotto lo sguardo televisivo di Mike Bongiorno (Ugo Pagliai). Ci vorrà oltre un'ora di film, finalmente svelto alla stampa dopo un anno di attesa e molte polemiche preventive) per tornare alla villa e veder comparire Silvio Berlusconi (Toni Servillo) abbigliato da odalisca che tenta invano di far ridere e riconquistare una Veronica Lario (Elena Sofia Ricci) persa nei libri di Saramago. Nel frattempo, nel primo dei due film in sala oggi (l'altro si vedrà il 10 maggio), si racconta di "Loro": quelli che contano e quelli che vorrebbero entrare nel grande giro di "Lui". Tra questi l'imprenditore barese Morra (Scamarcio-Tarantini?), che si allea con una delle favorite del Cavaliere (Kasia Smutniak), arruola una schiera di escort e le piazza davanti a Villa Certosa. A personaggi con nomi reali (Naomi Letizia, Mike Bongiorno)se ne affiancano altri inventati: il film è atteso dal pubblico ma anche da una schiera di avvocati, mentre scemano le speranze di vederlo al Festival di Cannes.

Berlusconi - Servillo canta 'Malafemmena. 'Loro 1' in sala il 24 aprile

Per il regista Loro, ambientato tra la Roma dei Fori e la Sardegna di Villa Certosa, è "un racconto di finzione che mette in scena fatti verosimili, o inventati, avvenuti in Italia tra il 2006 e il 2010. Un momento storico ormai chiuso "amorale, decadente, ma anche straordinariamente vitale". Le escort, faccendieri, i politici profittatori rappresentano "una certa tipologia di italiano nuovo e al tempo stesso antico: anime di un purgatorio che aspirano a quel paradiso in carne e ossa che è Silvio Berlusconi".
Toni Servillo
È un Berlusconi ripiegato sul privato, la politica viene liquidata in poche battute (ansa)
Il cavaliere, in questo primo film, guarda solo da lontano il circo del sesso, la politica è liquidata in poche battute, spesso sui comunisti, in primo piano c'è la vita personale: i rapporti con la moglie, il nipotino, il cantore Apicella, il politico poeta e traditore (Fabrizio Bentivoglio. "Per me un uomo è il risultato dei suoi sentimenti più che la somma biografica dei fatti. Quindi in questa storia la scelta dei fatti da raccontare non segue un principio di rilevanza dettata dalla cronaca di quei giorni, ma ha l'unico fine di provare a scavare a tentoni nella coscienza dell'uomo". E poiché il Cavaliere - "mistero avvicinabile" e formidabile cantore di se stesso è anche molto altro - per sintetizzarne la figura Sorrentino s'affida a Hemingway per cui "non c'è nessuno che vive la propria vita fino in fondo eccetto i toreri": "L'immagine più compendiaria che si può avere di Berlusconi - è forse questa, un torero".
(ansa)

In quel corpo c'è la seduzione del potere

Truccato, evocato, nel film è Silvio il più umano e insieme il più detestabile
di MARCO BELPOLITI

Dopo la macelleria dei corpi femminili - natiche, seni, gambe, tatuaggi in bella vista - , il sesso ambito e quello praticato - niente fellatio e molto sesso pecoreccio - , la droga - cocaina ed ecstasy - , dopo il ministro Santino, traditore, dopo Sergio Morra, alias Tarantini, puttaniere e corruttore, dopo l'Ape Regina, l'albanese Kira, e la giovane Noemi Letizia, dopo la corte di megere e madamazze, il tutto uscito dalle pagine di Cafonal e dalla matita di Mannelli, Paolo Sorrentino ci consegna il corpo di Berlusconi. Impersonato da un magnifico Toni Servillo truccato da Silvio, il quale, come si sa, è già truccato di suo, appare perfetto sotto ogni punto di vista. Il corpo del Capo è qualcosa di riposante in mezzo a tutti Loro. Silvio è Lui, e nella prima scena in cui compare, dopo essere stato lungamente evocato, veste abiti da odalisca. Truccato vistosamente da donna rivela l'aspetto transessuale della sua personalità.
Kasia Smutniak
Kira, bella e dura, potente ape regina che ricorda Sabina Began (ansa)
Lo fa per scherzo, per sedurre nuovamente Veronica, di cui ha perso l'amore. Lui è il vero lubrificante, quello che fa girare il mondo dei Loro. La corte degli accoliti è un caos inverecondo e lubrico al limite del post-human, cui si contrappone invece il mondo sereno della villa sarda dove sta Silvio, l'uomo del Fare, deciso a conquistare la moglie intellettuale che non guarda la tv e tiene i nipoti lontano dal regno di Colpo Grosso, dove invece pare vivere tutto il resto dell'Italia. La villa con i suoi prati all'inglese rasati da robot e vegliata da camerieri e attendenti è un angolo di quiete e distensione al confronto del Luna Park di corpi femminili e maschili della prima parte. La rivelazione arriva qui. Non attraverso i corpi ammassati delle scene precedenti, e mediante le parole e le citazioni del Capo, che come un Talleyrand postmoderno istruisce il nipote sull'arte della menzogna e della politica pro domo sua. Sorrentino possiede la capacità di rendere umani i suoi personaggi attraverso il modo visionario che ha di raccontarli. L'unico che il regista non ha alcuna necessità di umanizzare è proprio Lui, Berlusconi, perché è il più umano di tutti, e insieme anche il più detestabile e orrendo in questa versione cinematografica.
Riccardo Scamarcio
Il personaggio si chiama Morra ma ricorda Tarantini (ansa)
Gli occhi malandrini, i denti bianchissimi, la fronte alta, i capelli formato moquette: il corpo del Capo è proprio come lo conosciamo, e come lo rivediamo ogni giorno, o quasi, da oltre due decenni in qua. La seduzione è la sua arma migliore, fatta di sguardi e parole, alimentata dal potere che esercita, e dall'avidità del mondo intorno a lui, che l'osanna. Il potere è Lui, un potere eterno e intramontabile, che sembra andare ben al di là del suo stesso corpo, per quanto non pare possa farne a meno. Nella presentazione della prima parte del film Sorrentino scrive che il suo racconto si riferisce a "un momento storico definitivamente chiuso".

Le prime immagini di 'Loro', il film di Sorrentino su Berlusconi

Sarà anche così, nel senso che il film ci racconta l'eclisse di Silvio, tuttavia ci presenta anche un'umanità che è sempre identica a sé stessa, dalla corte di Re Sole alle stanze di Mussolini, fino a scendere nei sotterranei bui e osceni del sottopotere. L'eterno italiano è impersonato da Sergio Morra, interpretato da Riccardo Scamarcio, corruttore, il quale è intimamente corrotto, ennesima incarnazione del vitellone felliniano dell'età postmoderna, privo di ogni remora morale, infantile e guascone, pronto a tutto per evadere dalla propria provincia, vero bastardo dalla faccia d'angelo. Ma dopo Trump neppure più solo italiano. Film sui sentimenti Loro è il perfetto fotoromanzo dei nostri anni e dell'eterno Paese dei balocchi che alberga in ciascuno di noi. Nessuno è innocente.
Elena Sofia Ricci
Ottima in versione Veronica Lario disillusa e persa nei libri (ansa)

Capitolo 1: il privato è politico in questo prologo dell’epopea

Un altro ritratto nella galleria di uomini con la vita alle spalle cari al regista
di EMILIANO MORREALE

In un certo senso, Loro1 è il contrario del Divo. L'intuizione di quel film era di mettere, intorno a una figura immobile, imperscrutabile, rappresentante di un potere tutto novecentesco, un mondo impazzito, assecondato con uno sguardo pop e scatenato. Ma l'immagine di Berlusconi è già pop di suo, e Sorrentino ha deciso allora di prendere ulteriormente contropelo il suo personaggio. Se finora chi aveva raccontato Berlusconi aveva anche messo in scena la propria difficoltà a raccontarlo, il procedere per approssimazioni, magari con film nel film (dal Moretti del Caimano al Maresco di Belluscone), la prima ora di Loro costruisce un'approssimazione di tipo diverso: il tentativo di accedere al paradiso del potere da parte di due arrivisti di provincia, il giovane imprenditore senza scrupoli Sergio Morra (Scamarcio) e la sua compagna Tamara (Euridice Axen). I due entrano nelle grazie di un'attricetta, regina del sottobosco del divertimento (Kasia Smutniak), e affittano una villa in Sardegna per richiamare l'attenzione di Berlusconi, che vediamo per la prima volta dopo un'ora di film, alle prese con le elezioni appena perse di un soffio.
Roberto De Francesco
Nei panni di Fabrizio Sala, ha un’idea forte di Lele Mora  (ansa)
L'elemento sessuale, suggerisce Sorrentino, non è un dato folcloristico, ma la chiave per penetrare nel cuore, se non della politica di Berlusconi, delle motivazioni profonde del suo essere, che forse sono le stesse che hanno decretato il suo successo presso gli italiani. Per B., sembra ipotizzare Sorrentino, davvero "il privato è politico", ed è in fondo l'ossessione di un godimento impossibile. Per non cedere allo stesso horror vacui del suo personaggio, che "guarda il vuoto da lontano", il film sceglie allora di mettere la sordina al pop, di  mostrare un potere che non solo è superficie, ma che segue un imperativo al godimento coatto.
(ansa)
Il godimento è per così dire conto terzi, c'è (direbbero i lacaniani politici alla Zizek) un Grande Altro, un misterioso "Dio" che è più in alto di Berlusconi stesso. Quando finalmente appare, il Cavaliere è vestito grottescamente da odalisca, giullare del proprio godimento, vecchia olgettina di se stesso in una stanca mascherata. I problemi della prima parte di Loro1 vengono proprio da questa difficile impostazione. Una difficoltà è che i protagonisti della prima ora, soprattutto lui, sono e rimangono meschini, comprimari promossi a protagonisti. Berlusconi, anche se la fine del suo potere è solo momentanea (siamo dopo il 2006, all'indomani della vittoria di Prodi), sembra aggiungersi alla galleria di uomini con la vita alle  spalle cari al regista, ma ha minor statura tragica e comica di Tony Pisapia in L'uomo in più o di Titta Di Girolamo in Le conseguenze dell'amore: proprio perché, in fondo, è letteralmente solo una maschera (almeno per ora).
(ansa)
Le parti esplicitamente politiche, di conseguenza (come il tentativo dell'ex ministro Fabrizio Bentivoglio di "fare le scarpe" al Capo), finiscono col risultare singolarmente estranee all'insieme, quasi atti dovuti, e viene perfino il sospetto che se il personaggio non si fosse chiamato Silvio Berlusconi il film (e lo spettatore) avrebbe avuto più libertà. Se c'è meno ricerca del dialogo a effetto, le impennate visionarie sembrano far parte di un repertorio, meno inventive del solito. Anzi, sul filo dell'autoironia o dell'autoparodia, come se il regista volesse liberarsi della propria immagine ripetendola: fin dall'inizio, con una pecora che entra nella villa in Sardegna e cade a terra stecchita (e poi arriveranno un rinoceronte, un dromedario e un topo). Una recita con delle maschere di gomma esorcizza il versante mimetico, le battute sulla Dolce vita o sul rapporto tra cinema e tv strizzano l'occhio allo spettatore, e il finale è una tipica immagine che sembra venire dai suoi ultimi film. D'altro canto, tutta la prima ora è un susseguirsi di feste e di incontri da demi monde che rimanda in maniera diretta a un universo già raccontato nella Grande bellezza, oltre che nel Divo; ed è, fino a un certo punto, il film che uno si poteva aspettare, senza vere sorprese.
Fabrizio Bentivoglio
Santino Recchia, ex ministro e poeta con tratti alla Bondi (ansa)
Loro risulta così, in questa prima parte, ancora sbilenco e disarmonico, e l'idea che si affaccia, di un Berlusconi cupo, stanco, coatto di un godimento che non è nemmeno suo, finisce col riverberarsi sul film rendendolo monocorde, col rischio di cadere, dopo un tripudio di giovani corpi, nella vecchia conclusione che "la carne è triste". Ma questo che esce oggi in sala, si ha l'impressione, è in certo modo il prologo del film. Berlusconi, come si è detto, compare nell'ultima mezz'ora: la sua entrata fa entrare con ogni probabilità nel cuore del film, che si vedrà al cinema il 10 maggio.