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(ap)

Usa-Iran, lo scatto di Macron

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Sul nucleare il presidente francese ha presentato soluzioni di cui Trump potrebbe tenere conto: sarebbe un miracolo
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Emmanuel Macron non ha ricavato molto dalla sua visita alla Casa Bianca. Al tempo stesso, ha ottenuto il massimo che ci si poteva aspettare da un leader europeo. In questo senso il suo sforzo è stato lodevole e forse non del tutto inutile. Donald Trump ama le sorprese e potrebbe riservarcene altre. Il tema più scottante per la sua urgenza era l'accordo con l'Iran sull'arresto del programma di armamento nucleare. Il 12 maggio Trump può distruggere quell'intesa, che era stata faticosamente raggiunta nel 2015 da Barack Obama e Hassan Rouhani, con la partecipazione di tre Paesi europei (Francia, Germania, Inghilterra) più Russia e Cina. Tra 17 giorni Trump potrebbe ripristinare tutte le sanzioni - solo parzialmente levate - segnando così il ritiro unilaterale degli Stati Uniti. Macron - d'accordo con gli altri leader dei Paesi firmatari - è convinto che questo sarebbe disastroso e ha speso la sua sintonia personale con Trump pe…
Emmanuel Macron non ha ricavato molto dalla sua visita alla Casa Bianca. Al tempo stesso, ha ottenuto il massimo che ci si poteva aspettare da un leader europeo. In questo senso il suo sforzo è stato lodevole e forse non del tutto inutile. Donald Trump ama le sorprese e potrebbe riservarcene altre. Il tema più scottante per la sua urgenza era l'accordo con l'Iran sull'arresto del programma di armamento nucleare. Il 12 maggio Trump può distruggere quell'intesa, che era stata faticosamente raggiunta nel 2015 da Barack Obama e Hassan Rouhani, con la partecipazione di tre Paesi europei (Francia, Germania, Inghilterra) più Russia e Cina. Tra 17 giorni Trump potrebbe ripristinare tutte le sanzioni - solo parzialmente levate - segnando così il ritiro unilaterale degli Stati Uniti. Macron - d'accordo con gli altri leader dei Paesi firmatari - è convinto che questo sarebbe disastroso e ha speso la sua sintonia personale con Trump per impedire il peggio.

"Nessuno sa cosa farò il 12 maggio - è stato il commento enigmatico di Trump al termine del vertice bilaterale - vedremo se sarà possibile fare un nuovo accordo con solide basi". A questo ha aggiunto la solita gragnuola di attacchi all'accordo stesso, "pessimo", "che casca a pezzi". E una minaccia rivolta a Teheran: "Se rilanciano il loro programma nucleare, avranno problemi più grossi di quanti ne abbiano mai avuti".

Gli ottimisti hanno voluto vedere, in quell'accenno a un nuovo accordo, un risultato concreto delle pressioni di Macron. Il presidente francese ha presentato una serie di soluzioni per venire incontro alle preoccupazioni di Trump e anche del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Si tratterebbe di riaprire il negoziato per migliorare l'intesa del 2015 su tre punti. Primo: estenderne la validità oltre i dieci anni, quindi prolungando il congelamento nucleare oltre il 2025. Secondo: ottenere dei limiti all'attività missilistica dell'Iran. Terzo: contenerne "l'influenza regionale", cioè l'appoggio a Hezbollah, e l'espansionismo dalla Siria a Libano.

Sarebbero miglioramenti davvero sostanziali, ridurrebbero le tensioni in Medio Oriente. Non è detto però che Rouhani, e soprattutto il leader religioso supremo Ali Khamenei, siano disposti a fare concessioni così rilevanti, ridimensionando le ambizioni da superpotenza regionale di Teheran. Non è detto neppure che siano pronti a tornare al tavolo del negoziato. Finora la loro posizione è stata rigida: se l'America ripristinerà le sanzioni il 12 maggio, l'Iran riprenderà la costruzione di un arsenale nucleare. Può darsi che gli uni e gli altri stiano bluffando, o prendendo le misure dell'avversario. Di certo, abbiamo imparato che Trump ama i colpi di scena, come ha dimostrato con la Corea del Nord.

Nel caso iraniano però intervengono attori dall'influenza maggiore rispetto a Macron. Israele farà sentire il suo peso nei prossimi giorni e Trump ha mostrato finora un allineamento totale con Netanyahu. L'Arabia Saudita, come Israele, condanna l'accordo firmato da Obama. Il Congresso a maggioranza repubblicana non fa mistero delle sue simpatie: tributò un'accoglienza trionfale a Netanyahu, mentre ieri era semivuoto per Macron. Un'influenza moderatrice potrebbero svolgerla i militari, a cominciare dal generale Mattis, segretario alla Difesa, che ha sempre considerato l'accordo iraniano come il male minore, rispetto a uno "scenario nordcoreano" in cui l'America si troverebbe a fronteggiare una nuova potenza nucleare in Medio Oriente. Macron ha tentato un miracolo, ma forse è proprio vero che nessuno sa cosa accadrà il 12 maggio. Magari neppure lo stesso Trump.