Craxi propone la grazia per tre terroristi
Miriam Mafai , di MIRIAM MAFAIl Segretario democristiano si reca dal collega socialista per sondarne le reali intenzioni. Poi raduna il vertice a Piazza del Gesù, e alla fine viene riconfermata la linea della fermezza. Solidarietà alla Dc di Romita e Biasini
27 aprile 1978
ROMA. In questa orrenda partita di poker la cui posta è, assieme la vita di Moro, la credibilità dello Stato democratico, si è verificato ieri un fatto nuovo. Zaccagnini ha voluto "vedere" le carte di Craxi, che da venerdì scorso, polemico con le prese di posizione della Dc e degli altri partiti della maggioranza, insiste nell'affermare che esistono margini e possibilità di trattativa non ancora esplorati. Lo ripeteva ieri mattina con un articolo sull'Avanti!; "Lo stato può valutare se esiste la possibilità di una iniziativa autonoma che sia fondata su ragioni umanitarie e che si muova nell'ambito delle leggi repubblicane".
Per capire che cosa veramente intendesse il segretario del Psi, Zaccagnini ha deciso ieri mattina, di incontrarlo. I due si sono visti nella tarda mattinata. Zaccagnini aveva ricevuto, verso l'una, la notizia del rilascio di Moro. L'emozione, e poi la violenta …
ROMA. In questa orrenda partita di poker la cui posta è, assieme la vita di Moro, la credibilità dello Stato democratico, si è verificato ieri un fatto nuovo. Zaccagnini ha voluto "vedere" le carte di Craxi, che da venerdì scorso, polemico con le prese di posizione della Dc e degli altri partiti della maggioranza, insiste nell'affermare che esistono margini e possibilità di trattativa non ancora esplorati. Lo ripeteva ieri mattina con un articolo sull'Avanti!; "Lo stato può valutare se esiste la possibilità di una iniziativa autonoma che sia fondata su ragioni umanitarie e che si muova nell'ambito delle leggi repubblicane".
Per capire che cosa veramente intendesse il segretario del Psi, Zaccagnini ha deciso ieri mattina, di incontrarlo. I due si sono visti nella tarda mattinata. Zaccagnini aveva ricevuto, verso l'una, la notizia del rilascio di Moro. L'emozione, e poi la violenta …
27 aprile 1978
ROMA. In questa orrenda partita di poker la cui posta è, assieme la vita di Moro, la credibilità dello Stato democratico, si è verificato ieri un fatto nuovo. Zaccagnini ha voluto "vedere" le carte di Craxi, che da venerdì scorso, polemico con le prese di posizione della Dc e degli altri partiti della maggioranza, insiste nell'affermare che esistono margini e possibilità di trattativa non ancora esplorati. Lo ripeteva ieri mattina con un articolo sull'Avanti!; "Lo stato può valutare se esiste la possibilità di una iniziativa autonoma che sia fondata su ragioni umanitarie e che si muova nell'ambito delle leggi repubblicane".
Per capire che cosa veramente intendesse il segretario del Psi, Zaccagnini ha deciso ieri mattina, di incontrarlo. I due si sono visti nella tarda mattinata. Zaccagnini aveva ricevuto, verso l'una, la notizia del rilascio di Moro. L'emozione, e poi la violenta amarezza della smentita, lo avevano fatto star male. Quand'è uscito da Piazza del Gesù, pallidissimo, la folla ha applaudito, convinta che Moro fosse stato liberato. Pochi minuti dopo, si incontrava con Craxi, al terzo piano della sede del Psi, in Via del Corso. Nessuno ha assistito al colloquio, nel corso del quale il segretario del Psi avrebbe sottoposto a Zaccagnini "alcune indicazioni e ipotesi di ricerca" elaborate dal gruppo dei giuristi convocati il giorno prima da Craxi.
Le indicazioni di Craxi vertono su questi punti : 1) riesame dell'opportunità delle cosiddette "carceri speciali" (organizzate dal generale Dalla Chiesa per impedire le evasioni che già si erano ripetutamente verificate dagli altri luoghi di pena); 2) provvedimento di grazia a favore di alcuni detenuti appartenenti alle Br o ad altre formazioni armate, in virtù delle loro particolari condizioni di salute (pare che Craxi abbia anche fatto alcuni nomi, tra cui quelli di Pasquale Valitutti, di Franca Salerno e di De Laurentis). "Non si tratta", ha detto il segretario socialista, "di aprire una trattativa su questi problemi con i terroristi, ma di dare la prova che lo Stato, da parte sua, si comporta con umanità. È una sfida, insomma che dobbiamo lanciare alle Br".
Zaccagnini ha chiesto qualche precisazione, ma non ha espresso nessun giudizio. Si è riservato di riferire al partito, ma è apparso subito evidente, fin dalla sua prima dichiarazione rilasciata al ritorno in Piazza del Gesù, che la Dc non intendeva cambiare posizione. È toccato a Pisanu, capo della segreteria politica, precisare il senso dell'incontro tra Zaccagnini e Craxi: "Non vogliamo lasciare nulla d'intentato per salvare la vita di Moro, anche se le disponibilità ripetutamente espresse dalla dc per iniziative umanitarie, e i nobili appelli rivolti in questo senso agli uomini delle Br dalle più alte autorità religiose e internazionali sono rimasti finora senza una positiva risposta. La delegazione convocata per il pomeriggio confermerà la linea già assunta dalla Dc".
Questo il primo comunicato ufficiale, mentre filtrava qualche indiscrezione sul contenuto del colloquio provocando, come scriviamo in altra parte del giornale, le prime reazioni delle altre forze politiche.
I leader democristiani erano convocati per le cinque del pomeriggio. Nel frattempo, chiuso nel suoi studio, Zaccagnini riferiva delle proposte di Craxi ai suoi più diretti collaboratori: Galloni, Bodrato, Gaspari. Granelli veniva raggiunto a Milano, e invitato a raggiungere immediatamente Roma. Guglielmo Zucconi, deputato e direttore della "Discussione" si abbandonava a un primo aspro commento: "Il Psi mostra di essere all'affannosa ricerca di una propria identità, dalla falce e martello al garofano, da una vecchia ambiguità frontista e una nuova ambiguità umanitaria, nel tentativo di raccattare voti nelle frange della sinistra e nelle oneste coscienze dei cattolici. Noi non siamo disposti ad avventure, né temiamo bassi calcoli".
La riunione della delegazione democristiana veniva rinviata dalle cinque alle se e mezzo, per dare modo a Zaccagnini di procedere a una rapida consultazione telefonica con alcuni dirigenti periferici del partito e con esponenti dei partiti della maggioranza.
Biasini arrivava a Piazza del Gesù poco dopo le sei del pomeriggio. Appariva molto nervoso: "Non conosco nessuna proposta socialista. Comunque, c'è un comunicato di Zaccagnini, mi pare. E lo ritengo soddisfacente".
Su questa linea si attestava senza contrasti, la delegazione democristiana. "La nostra linea rimane immutata", dichiarava Piccoli alla fine dell'incontro. Granelli aggiungeva: "Se ci sono proposte che riguardano il governo, esse vanno esaminate da tutti i partiti".
Il sottosegretario Mazzola: "Non mi sembra ci siano proposte praticabili al di là delle iniziative umanitarie già adottate".
Ieri sera il segretario del Psdi, Romita, riconfermava, in un colloquio con Andreotti, la linea d'intransigenza adottata dal suo partito rispetto all'eventualità di trattative con le Br.
In serata Andreotti si è recato anche dal presidente della Repubblica. Negli ambienti della presidenza del Consiglio si esclude nel modo più reciso che la visita di Andreotti possa essere messa in relazione con l'eventualità della concessione della grazia per i terroristi detenuti.
ROMA. In questa orrenda partita di poker la cui posta è, assieme la vita di Moro, la credibilità dello Stato democratico, si è verificato ieri un fatto nuovo. Zaccagnini ha voluto "vedere" le carte di Craxi, che da venerdì scorso, polemico con le prese di posizione della Dc e degli altri partiti della maggioranza, insiste nell'affermare che esistono margini e possibilità di trattativa non ancora esplorati. Lo ripeteva ieri mattina con un articolo sull'Avanti!; "Lo stato può valutare se esiste la possibilità di una iniziativa autonoma che sia fondata su ragioni umanitarie e che si muova nell'ambito delle leggi repubblicane".
Per capire che cosa veramente intendesse il segretario del Psi, Zaccagnini ha deciso ieri mattina, di incontrarlo. I due si sono visti nella tarda mattinata. Zaccagnini aveva ricevuto, verso l'una, la notizia del rilascio di Moro. L'emozione, e poi la violenta amarezza della smentita, lo avevano fatto star male. Quand'è uscito da Piazza del Gesù, pallidissimo, la folla ha applaudito, convinta che Moro fosse stato liberato. Pochi minuti dopo, si incontrava con Craxi, al terzo piano della sede del Psi, in Via del Corso. Nessuno ha assistito al colloquio, nel corso del quale il segretario del Psi avrebbe sottoposto a Zaccagnini "alcune indicazioni e ipotesi di ricerca" elaborate dal gruppo dei giuristi convocati il giorno prima da Craxi.
Le indicazioni di Craxi vertono su questi punti : 1) riesame dell'opportunità delle cosiddette "carceri speciali" (organizzate dal generale Dalla Chiesa per impedire le evasioni che già si erano ripetutamente verificate dagli altri luoghi di pena); 2) provvedimento di grazia a favore di alcuni detenuti appartenenti alle Br o ad altre formazioni armate, in virtù delle loro particolari condizioni di salute (pare che Craxi abbia anche fatto alcuni nomi, tra cui quelli di Pasquale Valitutti, di Franca Salerno e di De Laurentis). "Non si tratta", ha detto il segretario socialista, "di aprire una trattativa su questi problemi con i terroristi, ma di dare la prova che lo Stato, da parte sua, si comporta con umanità. È una sfida, insomma che dobbiamo lanciare alle Br".
Zaccagnini ha chiesto qualche precisazione, ma non ha espresso nessun giudizio. Si è riservato di riferire al partito, ma è apparso subito evidente, fin dalla sua prima dichiarazione rilasciata al ritorno in Piazza del Gesù, che la Dc non intendeva cambiare posizione. È toccato a Pisanu, capo della segreteria politica, precisare il senso dell'incontro tra Zaccagnini e Craxi: "Non vogliamo lasciare nulla d'intentato per salvare la vita di Moro, anche se le disponibilità ripetutamente espresse dalla dc per iniziative umanitarie, e i nobili appelli rivolti in questo senso agli uomini delle Br dalle più alte autorità religiose e internazionali sono rimasti finora senza una positiva risposta. La delegazione convocata per il pomeriggio confermerà la linea già assunta dalla Dc".
Questo il primo comunicato ufficiale, mentre filtrava qualche indiscrezione sul contenuto del colloquio provocando, come scriviamo in altra parte del giornale, le prime reazioni delle altre forze politiche.
I leader democristiani erano convocati per le cinque del pomeriggio. Nel frattempo, chiuso nel suoi studio, Zaccagnini riferiva delle proposte di Craxi ai suoi più diretti collaboratori: Galloni, Bodrato, Gaspari. Granelli veniva raggiunto a Milano, e invitato a raggiungere immediatamente Roma. Guglielmo Zucconi, deputato e direttore della "Discussione" si abbandonava a un primo aspro commento: "Il Psi mostra di essere all'affannosa ricerca di una propria identità, dalla falce e martello al garofano, da una vecchia ambiguità frontista e una nuova ambiguità umanitaria, nel tentativo di raccattare voti nelle frange della sinistra e nelle oneste coscienze dei cattolici. Noi non siamo disposti ad avventure, né temiamo bassi calcoli".
La riunione della delegazione democristiana veniva rinviata dalle cinque alle se e mezzo, per dare modo a Zaccagnini di procedere a una rapida consultazione telefonica con alcuni dirigenti periferici del partito e con esponenti dei partiti della maggioranza.
Biasini arrivava a Piazza del Gesù poco dopo le sei del pomeriggio. Appariva molto nervoso: "Non conosco nessuna proposta socialista. Comunque, c'è un comunicato di Zaccagnini, mi pare. E lo ritengo soddisfacente".
Su questa linea si attestava senza contrasti, la delegazione democristiana. "La nostra linea rimane immutata", dichiarava Piccoli alla fine dell'incontro. Granelli aggiungeva: "Se ci sono proposte che riguardano il governo, esse vanno esaminate da tutti i partiti".
Il sottosegretario Mazzola: "Non mi sembra ci siano proposte praticabili al di là delle iniziative umanitarie già adottate".
Ieri sera il segretario del Psdi, Romita, riconfermava, in un colloquio con Andreotti, la linea d'intransigenza adottata dal suo partito rispetto all'eventualità di trattative con le Br.
In serata Andreotti si è recato anche dal presidente della Repubblica. Negli ambienti della presidenza del Consiglio si esclude nel modo più reciso che la visita di Andreotti possa essere messa in relazione con l'eventualità della concessione della grazia per i terroristi detenuti.