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Nella Dc tutti uniti sulla linea Zaccagnini

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28 aprile 1978

Un comunicato emesso ieri sera a Piazza del Gesù ha smentito le voci di contrasti e differenziazioni all'interno del gruppo dirigente della dc e che sembravano avere avuto conferma per una improvvisa visita di Fanfani a Zaccagnini. "I componenti della direzione del partito sentiti dal segretario" afferma il comunicato "hanno espresso pieno consenso alla linea assunta e all'operato della delegazione". La posizione della Dc resta quindi immutata.
 
Roma - "Il segretario della Dc Zaccagnini ha riferito questa sera alla delegazione sugli incontri avuti ieri e oggi con numerosi componenti della direzione del partito, sentiti singolarmente per uno scambio di idee sulla situazione. Da questi colloqui è risultato pieno consenso alla linea assunta e all'operato della delegazione": con questo comunicato di poche righe è stata messa la parola fine, ieri sera ad una giornata che si era svolta, a Piazza del Ges&ugr…
28 aprile 1978

Un comunicato emesso ieri sera a Piazza del Gesù ha smentito le voci di contrasti e differenziazioni all'interno del gruppo dirigente della dc e che sembravano avere avuto conferma per una improvvisa visita di Fanfani a Zaccagnini. "I componenti della direzione del partito sentiti dal segretario" afferma il comunicato "hanno espresso pieno consenso alla linea assunta e all'operato della delegazione". La posizione della Dc resta quindi immutata.
 
Roma - "Il segretario della Dc Zaccagnini ha riferito questa sera alla delegazione sugli incontri avuti ieri e oggi con numerosi componenti della direzione del partito, sentiti singolarmente per uno scambio di idee sulla situazione. Da questi colloqui è risultato pieno consenso alla linea assunta e all'operato della delegazione": con questo comunicato di poche righe è stata messa la parola fine, ieri sera ad una giornata che si era svolta, a Piazza del Gesù, all'insegna del nervosismo, della stanchezza e di ricorrenti voci di contrasti all'interno del gruppo dirigente democristiano. Le voci si erano fatte più corpose quando, verso le cinque e mezzo del pomeriggio, improvvisamente Fanfani arrivava alla sede della Dc. Saliva rapidamente le scale, la faccia scura, senza rilasciare nessuna dichiarazione. Nella mattinata il presidente del Senato aveva ricevuto Cossiga che poi si era incontrato anche con Bartolomei e aveva fatto colazione con Piccoli.

Niente di eccezionale, da un unto di vista formale, tuttavia nel clima teso e confuso determinato anche dalle proposte socialiste, si tornava a parlare di una possibile differenziazione tra gli uni e gli altri dirigenti della Dc, di fronte all'eventualità di una trattativa con lo scopo di ottenere la librazione di Moro.

In mattinata la segreteria democristiana aveva diramato una circolare intimando a tutti i dirigenti di non rilasciare dichiarazioni "data la delicatezza del momento". Coloro che salivano o scendevano dall'ufficio di Zaccagnini rifiutavano quindi di fare anche il più breve commento. "Non ci saranno" dicevano, "che dichiarazioni ufficiali".

Nulla, o quasi nulla trapelava  quindi del colloquio tra Cossiga e Fanfani . Dal Viminale si face sapere soltanto che il ministro aveva voluto riferire, come già altra volta era accaduto, dell'andamento delle indagini e dello stato dell'ordine pubblico. Il che era abbastanza credibile, tanto più se si ricorda l'insistenza con la quale Fanfani stesso aveva desiderato che Cossiga venisse al Senato a illustrare la situazione dopo il falso messaggio n. 7 delle Br.

Il colloquio tra Cossiga e Fanfani è durato poco più di un'ora. Fanfani ha chiesto alcuni schiarimenti, qualche precisazione, ha fatto alcune osservazioni generali sulle condizioni dell'ordine pubblico, e, alla fine del colloquio avrebbe espresso in modo esplicito tutta la sua solidarietà per l'operato di Cossiga e del governo.

Da questa parte non veniva quindi nessun pericolo per Andreotti, che si sta muovendo in questa situazione con grande accortezza tenendo sempre ben separate le posizioni di Palazzo Chigi da quelle di Piazza del Gesù, e assumendosi per suo conto, le responsabilità che competono al capo del governo. Ieri mattina Andreotti aveva ricevuto una telefonata da Schmidt con la quale il cancelliere rinnovava, come dice un comunicato ufficiale, "i sentimenti di simpatia e partecipazione del popolo tedesco verso quello italiano" e esprimeva "tutto l'apprezzamento del governo della Repubblica Federale per l'atteggiamento del governo italiano nella tragica vicenda del rapimento di Moro".

Contemporaneamente anche Piccoli coglieva l'occasione di esprimere, con una intervista al Gr2, il sostegno della dc nei confronti del governo: "non dobbiamo farci paralizzare nell'iniziativa. Il parlamento ha dinnanzi a sé provvedimenti di rilievo, e il governo deve poter affrontare insieme alle forze imprenditoriali e sindacali il rilancio dell'economia, oltre al riordinamento delle forze dell'ordine e dei servizi di sicurezza".

Questa è in effetti una preoccupazione che va emergendo anche tra i partiti della maggioranza, che sollecitano il governo a riprendere rapidamente l'iniziativa nonostante il prolungarsi della drammatica prigionia di Moro. A queste preoccupazioni sembrano sensibili i due presidenti delle camere, Ingrao e Fanfani.

Se il comunicato finale della riunione della delegazione democristiana, che abbiamo citato all'inizio,  ha dissipato le voci relative a contrasti tra Fanfani e Zaccagnini, ciò non significa però che non siano state espresse, da Fanfani, alcune riserve sull'operato della delegazione. Sono riserve marginali, che non coinvolgono un giudizio sull'atteggiamento assunto dal partito. In sostanza Fanfani ha ripetuto a Zaccagnini che avrebbe visto con favore la convocazione della direzione del partito, al che Zaccagnini ha obiettato di aver consultato singolarmente i membri della direzione e di aver avuto da tutti il consenso per l'operato della delegazione. Nel corso dell'incontro non si è trattato in nessun modo delle proposte avanzate da Craxi e per smentire illazioni di questo tipo è giunta in serata un comunicato da Palazzo Madama.

Ieri pomeriggio poi, da Bari era giunta la notizia che anche il consiglio Regionale pugliese, presieduto dal moroteo Nicola Rotolo, aveva preso una posizione recisa contro ogni scambio, invitando il governo a "mantere fermo il rifiuto di qualunque atto che comporti il riconoscimento di questa oscura setta di assassini, il cedimento e la umiliazione della Repubblica". Mentre Fanfani era a colloquio con Zaccagnini, si svolgeva in Piazza SS. Apostoli una manifestazione democristiana in solidarietà a Mechelli, ferito in un agguato dalle Br. Anche in quella sede Galloni confermava la posizione di fermezza della Dc: "non lasceremo intentata nessuna via utile per il ritorno di Moro, ma non consideriamo né utile né possibile una via che comporti la distruzione dello Stato e delle sue istituzioni o un riconoscimento delle Br che comporti l'avvio del nostro paese verso forme di dichiarata guerriglia o guerra civile". E, tra gli applausi, proseguiva: "Come uomini soffriamo per la salvezza di Moro, ma come politici abbiamo davanti agli occhi le sofferenze e il dolore delle famiglie degli agenti uccisi e di tutti coloro che sono caduti nell'adempimento del loro dovere di difesa dello Stato".

Un ulteriore conferma di questa linea viene da un articolo pubblicato stamane sul Popolo: "Si difende, con questa scelta di fermezza non un principio astratto, una concezione teorica dello Stato. Si difendono gli uomini tutti che fanno parte di questo paese e si difende così anche Aldo Moro".