Sequestro Moro, Andreotti sdrammatizza
Corrado Augias , di CORRADO AUGIAS
29 aprile 1978
Il rifiuto del governo di trattare con le Brigate Rosse deve essere considerato definitivo. Dopo le voci anche autorevoli ma non ufficiali che s'erano levate nei giorni scorsi, questo atteggiamento di fermezza è stato confermato ieri sera, nel corso di un'intervista televisiva in diretta, da presidente del Consiglio. Con il suo intervento Andreotti ha ufficialmente rotto un silenzio che in pratica durava dal 16 marzo. Riservatezza eccezionale per le nostre abitudini pubbliche che era servita a far intendere la volontà del gabinetto di mantenersi estraneo ad ogni sia pure implicito riconoscimento delle Br come controparte. Ieri sera questo atteggiamento è stato reso esplicito. "Quando si assumono responsabilità di governo" ha detto Andreotti "si giura di rispettare e di far rispettare le leggi; questo è un limite che nessuno di noi ha il diritto di valicare".
Il tono generale delle dichiarazioni ha messo in…
Il rifiuto del governo di trattare con le Brigate Rosse deve essere considerato definitivo. Dopo le voci anche autorevoli ma non ufficiali che s'erano levate nei giorni scorsi, questo atteggiamento di fermezza è stato confermato ieri sera, nel corso di un'intervista televisiva in diretta, da presidente del Consiglio. Con il suo intervento Andreotti ha ufficialmente rotto un silenzio che in pratica durava dal 16 marzo. Riservatezza eccezionale per le nostre abitudini pubbliche che era servita a far intendere la volontà del gabinetto di mantenersi estraneo ad ogni sia pure implicito riconoscimento delle Br come controparte. Ieri sera questo atteggiamento è stato reso esplicito. "Quando si assumono responsabilità di governo" ha detto Andreotti "si giura di rispettare e di far rispettare le leggi; questo è un limite che nessuno di noi ha il diritto di valicare".
Il tono generale delle dichiarazioni ha messo in…
29 aprile 1978
Il rifiuto del governo di trattare con le Brigate Rosse deve essere considerato definitivo. Dopo le voci anche autorevoli ma non ufficiali che s'erano levate nei giorni scorsi, questo atteggiamento di fermezza è stato confermato ieri sera, nel corso di un'intervista televisiva in diretta, da presidente del Consiglio. Con il suo intervento Andreotti ha ufficialmente rotto un silenzio che in pratica durava dal 16 marzo. Riservatezza eccezionale per le nostre abitudini pubbliche che era servita a far intendere la volontà del gabinetto di mantenersi estraneo ad ogni sia pure implicito riconoscimento delle Br come controparte. Ieri sera questo atteggiamento è stato reso esplicito. "Quando si assumono responsabilità di governo" ha detto Andreotti "si giura di rispettare e di far rispettare le leggi; questo è un limite che nessuno di noi ha il diritto di valicare".
Il tono generale delle dichiarazioni ha messo in luce un'evidente intenzione di sdrammatizzare la tensione creatasi nel paese dopo il 16 marzo. Andreotti si è detto abbastanza fiducioso sullo stato dell'economia e sulla stessa sopravvivenza dell'attuale governo oltre la scadenza, da molti ritenuta invalicabile, di fine anno. Parlando con voce pacata, con un ritmo e un volume non molto sostenuti, il presidente ha voluto dare insomma sia l'impressione di una ragionevole fermezza che quella della continuità nella vita dello Stato. Nei confronti del tema più scottante, quello del rapimento Moro e della sua sorte, Andreotti ha lasciato intendere che la sua convinzione si fonda sulla forza politica che gli viene dall'attuale atteggiamento dei partiti e sul fatto che un atto di clemenza verso i terroristi sarebbe una grave ingiustizia, anche umana, nei confronti delle forze dell'ordine, delle vittime degli attentati e dei loro familiari.
Non esistono nella maggioranza che sostiene il governo i falchi e le colombe, ha detto Andreotti: "Coloro che hanno scatenato quest'offensiva ce l'hanno sia con gli uni che con gli altri, vogliono buttare all'aria tutto il sistema che abbiamo". Andreotti ha criticato chi s'è detto estraneo allo Stato: "Lo Stato", ha detto, "è qualcosa che sta al di sopra di noi anche se è espressione della vita politica e sociale del paese: molto sono le cose da innovare, certo non con la violenza e le bombe". Rispondendo ad una domanda dell'intervistatore, Andreotti ha precisato che nessuno Stato estero ha finora fornito al governo italiano le prove di quei collegamenti internazionali delle Br di cui s'è parlato da più parti. La stampa americana ha tirato in ballo i paesi dell'Est, la Russia e la Cina si sono accusate a vicenda: "però finora al di fuori delle attribuzioni giornalistiche nessun dato a sostegno (non ideale ma pratico) è stato fornito".
Un'opinione che il presidente del Consiglio ha tenuto evidentemente a ribattere è stata quella, per la verità condivisa da molti, che da 40 giorni ogni attività di governo sia rimasta praticamente paralizzata. "Noi non abbiamo affatto rallentato la nostra azione" ha detto Andreotti, "abbiamo tenuto 7 riunioni del consiglio dei Ministri approvando 50 disegni di legge. Inoltre è continuata un'intensa azione internazionale. L'attività dello Stato continua".Sulla situazione economica il premier ha fornito due dati: la riduzione del debito verso l'estero e la riduzione di dieci punti in un a nno (dal 24 al 14 per cento) dell'inflazione. Definita "grave" la situazione dell'occupazione giovanile, Andreotti, ha ricordato che dell'argomento si è occupato il consiglio dei Ministri di ieri, ma ha aggiunto che senza massicci investimenti, anche stranieri, questo problema non si risolverà: "Si parla tanto delle multinazionali ma io vorrei che un certo numero di multinazionali venisse a creare qualche decina di migliaia di posti di lavoro in Italia".
Negli ultimi minuti Andreotti, ha accennato alle imminenti elezioni del 14 maggio delle quali ha messo in risalto, tra l'altro, il carattere "amministrativo", cioè di buon governo locale. Ha anche aggiunto che potranno essere adottati provvedimenti fiscali ma che, in ogni caso, obiettivo primario del governo è la lotta all'evasione. Si è augurato che le attuali leggi bastino a garantire la convivenza reciproca ma non ha escluso che in caso di bisogno il Parlamento possa approvarne di più severe.
Il rifiuto del governo di trattare con le Brigate Rosse deve essere considerato definitivo. Dopo le voci anche autorevoli ma non ufficiali che s'erano levate nei giorni scorsi, questo atteggiamento di fermezza è stato confermato ieri sera, nel corso di un'intervista televisiva in diretta, da presidente del Consiglio. Con il suo intervento Andreotti ha ufficialmente rotto un silenzio che in pratica durava dal 16 marzo. Riservatezza eccezionale per le nostre abitudini pubbliche che era servita a far intendere la volontà del gabinetto di mantenersi estraneo ad ogni sia pure implicito riconoscimento delle Br come controparte. Ieri sera questo atteggiamento è stato reso esplicito. "Quando si assumono responsabilità di governo" ha detto Andreotti "si giura di rispettare e di far rispettare le leggi; questo è un limite che nessuno di noi ha il diritto di valicare".
Il tono generale delle dichiarazioni ha messo in luce un'evidente intenzione di sdrammatizzare la tensione creatasi nel paese dopo il 16 marzo. Andreotti si è detto abbastanza fiducioso sullo stato dell'economia e sulla stessa sopravvivenza dell'attuale governo oltre la scadenza, da molti ritenuta invalicabile, di fine anno. Parlando con voce pacata, con un ritmo e un volume non molto sostenuti, il presidente ha voluto dare insomma sia l'impressione di una ragionevole fermezza che quella della continuità nella vita dello Stato. Nei confronti del tema più scottante, quello del rapimento Moro e della sua sorte, Andreotti ha lasciato intendere che la sua convinzione si fonda sulla forza politica che gli viene dall'attuale atteggiamento dei partiti e sul fatto che un atto di clemenza verso i terroristi sarebbe una grave ingiustizia, anche umana, nei confronti delle forze dell'ordine, delle vittime degli attentati e dei loro familiari.
Non esistono nella maggioranza che sostiene il governo i falchi e le colombe, ha detto Andreotti: "Coloro che hanno scatenato quest'offensiva ce l'hanno sia con gli uni che con gli altri, vogliono buttare all'aria tutto il sistema che abbiamo". Andreotti ha criticato chi s'è detto estraneo allo Stato: "Lo Stato", ha detto, "è qualcosa che sta al di sopra di noi anche se è espressione della vita politica e sociale del paese: molto sono le cose da innovare, certo non con la violenza e le bombe". Rispondendo ad una domanda dell'intervistatore, Andreotti ha precisato che nessuno Stato estero ha finora fornito al governo italiano le prove di quei collegamenti internazionali delle Br di cui s'è parlato da più parti. La stampa americana ha tirato in ballo i paesi dell'Est, la Russia e la Cina si sono accusate a vicenda: "però finora al di fuori delle attribuzioni giornalistiche nessun dato a sostegno (non ideale ma pratico) è stato fornito".
Un'opinione che il presidente del Consiglio ha tenuto evidentemente a ribattere è stata quella, per la verità condivisa da molti, che da 40 giorni ogni attività di governo sia rimasta praticamente paralizzata. "Noi non abbiamo affatto rallentato la nostra azione" ha detto Andreotti, "abbiamo tenuto 7 riunioni del consiglio dei Ministri approvando 50 disegni di legge. Inoltre è continuata un'intensa azione internazionale. L'attività dello Stato continua".Sulla situazione economica il premier ha fornito due dati: la riduzione del debito verso l'estero e la riduzione di dieci punti in un a nno (dal 24 al 14 per cento) dell'inflazione. Definita "grave" la situazione dell'occupazione giovanile, Andreotti, ha ricordato che dell'argomento si è occupato il consiglio dei Ministri di ieri, ma ha aggiunto che senza massicci investimenti, anche stranieri, questo problema non si risolverà: "Si parla tanto delle multinazionali ma io vorrei che un certo numero di multinazionali venisse a creare qualche decina di migliaia di posti di lavoro in Italia".
Negli ultimi minuti Andreotti, ha accennato alle imminenti elezioni del 14 maggio delle quali ha messo in risalto, tra l'altro, il carattere "amministrativo", cioè di buon governo locale. Ha anche aggiunto che potranno essere adottati provvedimenti fiscali ma che, in ogni caso, obiettivo primario del governo è la lotta all'evasione. Si è augurato che le attuali leggi bastino a garantire la convivenza reciproca ma non ha escluso che in caso di bisogno il Parlamento possa approvarne di più severe.