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Il governo della posta del cuore

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Una signora romana, giovane e con una ricca folla di spasimanti, ha scritto a Questioni di cuore per parlare del casino in cui si trova: il suo successo praticamente inventato da una specie di padrone maleducato, mantenuta da un industrialotto milanese, prima il padre poi il figlio, vorrebbe sistemarsi per tentare una luminosa carriera; potrebbe farlo con un rustico ragazzone che però non intende lasciare la vecchia amante, o con un più presentabile giovanotto che però ha una famiglia molto litigiosa, pazza e autolesionista.

Mi è venuto un colpo: una storia, quella della signora, tale quale a quella attuale di Luigi Di Maio, un geniale fighetto dagli occhi languidi, di cui un fortunato e fortunoso Movimento ha irrefrenabile e incomprensibile fiducia, potrebbe governare l’Italia: benedetto da Grillo, che in fondo non sarebbe nessuno, eterodiretto da Casaleggio, che è fuori dalla politica ufficiale ma vuole rendere la sua azienda indispensabile …
Una signora romana, giovane e con una ricca folla di spasimanti, ha scritto a Questioni di cuore per parlare del casino in cui si trova: il suo successo praticamente inventato da una specie di padrone maleducato, mantenuta da un industrialotto milanese, prima il padre poi il figlio, vorrebbe sistemarsi per tentare una luminosa carriera; potrebbe farlo con un rustico ragazzone che però non intende lasciare la vecchia amante, o con un più presentabile giovanotto che però ha una famiglia molto litigiosa, pazza e autolesionista.

Mi è venuto un colpo: una storia, quella della signora, tale quale a quella attuale di Luigi Di Maio, un geniale fighetto dagli occhi languidi, di cui un fortunato e fortunoso Movimento ha irrefrenabile e incomprensibile fiducia, potrebbe governare l’Italia: benedetto da Grillo, che in fondo non sarebbe nessuno, eterodiretto da Casaleggio, che è fuori dalla politica ufficiale ma vuole rendere la sua azienda indispensabile alla politica. Come eventuale sistemazione, tipo quella che cerca la signora, idee confuse o disastrose o comunque opposte e inconciliabili, di qua, di là e pure in mezzo; eventuali compagni di vita, a lei e a Di Maio necessari ma subalterni.

Il futuro di questo paese e di tutti noi dipende da questa umiliante altalena, da questo chiacchiericcio immutabile e inutile, una specie di Gioco dell’Oca, si va avanti, si va indietro, un giorno sì e un giorno no, un fiume di stupidaggini sui social, che inonda anche una televisione paralizzata, con conduttori asserviti alle scemenze, e sulla carta opinionisti anche di valore costretti a dire la loro quotidianamente, sul mare morto delle trattative. Per chi legge, per chi guarda, una sonnolenza, una indifferenza, un astio, un rifiuto, un distacco, una malinconia. Giorni e giorni uguali, puntate di un serial noiosissimo, che avrebbe dovuto chiudere alla seconda puntata: invece siamo oltre la sessantesima, ma è come se la noiosa storia andasse per conto suo, senza spettatori. Soprattutto perché quelli che dovrebbero essere i protagonisti, cioè noi cittadini, pare non si conti nulla, siamo stati dimenticati.

Forse qualcuno dei contendenti al governo ci nomina, parla dei nostri bisogni e sogni e doveri, propone il modo fattibile per migliorare il paese, senza menzogne e senza inganni, senza ovvietà, ha un’idea del futuro, tra dieci, cinquant’anni? Per sfruttare le nostre risorse uniche al mondo, per renderci più colti, più preparati, per mettere a frutto la nostra genialità, per incentivare lavori nuovi perché quelli tradizionali ci sono stati sottratti da paesi più poveri che si stanno arricchendo? Senza trasformarci in una nazione di mendicanti, che non vivono di un lavoro che da anche senso alla vita, ma di un sussidio del resto impossibile e che condanna alla sola sopravvivenza?

In queste settimane la famosa casta si è allargata, chi l’ha combattuta e disprezzata e per questo ha vinto le elezioni, adesso si trova a farne completamente parte, ad essere, col potere che gli è stato dato, molto più casta degli altri: ci si incontra, ci si scontra, si tratta e ancora ci si insulta, a quel livello, non una parola che ci riguardi, se non qualche troppo facile promessa per gli allocchi Ma poi alla fine cosa rispondere alla signora incasinata di Questione di cuore? Non so che dirle signora perché è lei stessa responsabile di aver aperto, o chiuso, troppe porte, troppe volte, indifferentemente, per pura ingordigia, senza mai chiedersi cosa succederà dopo. Insomma si arrangi, visto che noi ci stiamo affannando ad arrangiarci: da soli. Comunque per tentare di uscire personalmente da questa inerzia offensiva, io e due mie amiche ottantenni, ci siamo iscritte al PD: prego non insultarci, tanto non sappiamo come si fa ad accedere ai social.