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Così Polanski paga gli errori di Cosby

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Con la lunga coda di paglia in fiamme e il fuoco del #metoo delle denunce che ormai lambisce il suo corpaccione novantenne, la Academy of Motion Pictures, la sussiegosa dipensatrice degli Oscar espelle Bill Cosby, condannato il mese scorso per violenza sessuale, e, per buona misura, aggiunge Roman Polanski, condannato quarantun anni or sono, nel 1977, per lo stesso reato su una minorenne. Perché mai i cinquantuno governatori della "Academy" e i suoi 6.687 membri - in grande maggioranza attori autocooptati secondo l'universale criterio degli "amici degli amici" - abbiano deciso di affiancare anche il regista di Rosemary's Baby all'ignobile papà d'America che drogava le donne per abusarne, si spiega soltanto con il terrore che i depositari degli Oscar stanno vivendo per l'estendersi dell'incendio che sta divorando la non esemplare reputazione di Hollywood in materia di pari opportunità e di diversità di genere e di …
Con la lunga coda di paglia in fiamme e il fuoco del #metoo delle denunce che ormai lambisce il suo corpaccione novantenne, la Academy of Motion Pictures, la sussiegosa dipensatrice degli Oscar espelle Bill Cosby, condannato il mese scorso per violenza sessuale, e, per buona misura, aggiunge Roman Polanski, condannato quarantun anni or sono, nel 1977, per lo stesso reato su una minorenne. Perché mai i cinquantuno governatori della "Academy" e i suoi 6.687 membri - in grande maggioranza attori autocooptati secondo l'universale criterio degli "amici degli amici" - abbiano deciso di affiancare anche il regista di Rosemary's Baby all'ignobile papà d'America che drogava le donne per abusarne, si spiega soltanto con il terrore che i depositari degli Oscar stanno vivendo per l'estendersi dell'incendio che sta divorando la non esemplare reputazione di Hollywood in materia di pari opportunità e di diversità di genere e di colore.

Il crollo del totem Harvey Weinstein, il signore delle produzioni e del casting già espulso, lo shock pubblico (ma non privato, perche tutti sapevano) per la condanna di Cosby hanno prodotto un clima paranoide da "purga" interna a scopo preventivo. Bastione del maschilismo più spudorato e delle notorie carriere di attrici, e molti attori, costrette a passare per il divano dei produttori, Hollywood sta tentando di riverniciare la propria reputazione reclutando donne nei ranghi della Academy arrivate a un terzo dei quasi settemila membri dopo una frenetica imbarcata negli ultimi anni e di cauterizzare le ferite aperte sotto il cerone dalle denunce in serie di star molestate o abusate. E ha colto l'occasione, inevitabile e sacrosanta, della cacciata di Cosby per buttare fuori anche Polanski senza che nulla di nuovo sia emerso nella sua vicenda quarantennale. Il fatto che la stessa Accademia abbia consegnato, a distanza per l'autoesilio giudiziario, grappoli di nomination, due Oscar assoluti e uno anche nel 2002 per Il Pianista, quando la condanna per la violenza sulla tredicenne Samantha Geimer era già agli atti e pubblica da tempo, non sembra avere turbato il direttorio, che ha voluto cacciarlo prima di sentirsi chiedere come mai Cosby fosse diventato un impresentabile, mentre Polanski restava un rispettabile accademico.

Non è stato dunque il crimine - sempre imperdonabile- commesso nel 1977 contro Samantha, ma le  vergogna per Cosby, che era stato l'attore più ricco e meglio pagato di tutta l'Accademia, a segnare la sorte del regista polacco. Nonostante la stessa vittima, ora una signora e madre di famiglia di 54 anni, abbia più volte e pubblicamente invocato, anche con petizioni in Tribunale, il perdono per il suo tormentatore, chiedendo di archiviare il caso "non per lui, ma per me", scrisse, per ridarle la pace. Ma Polanski non ha mai chiesto l'indulgenza dei suoi pari, non ha mai voluto inchinarsi all'autorità di un'Accademia dentro la quale probabilmente restano, e sentenziano, altri che devono nascondere la proprie code di paglie, portando al rogo quelle degli altri. Perché nel gorgo che è stato creato dalle denunce contro Weinstein e che Cosby ha allargato e accelerato con il suo comportamento di stupratore seriale finalmente riconosciuto dalla Giustizia, altri saranno inghiottiti, fuori o dentro la corporazione dell'Accademia che si credeva intoccabile e in passato aveva espulso soltanto uno dei suoi pari. Novant'anni di silenzi si stanno squarciando e Roman Polanski è il grido di autodifesa che Hollywood ha lanciato, non per punire lui, ma per proteggere se stessa.