Tim e la mezza vittoria del mercato
Francesco Manacorda , di FRANCESCO MANACORDAÈ una rivoluzione che vede il mercato prevalere sugli interessi di un azionista di maggioranza relativa, che da quella posizione vorrebbe comandare su tutti e per tutti
E’ uno scossone in Telecom, ma anche una (mezza) rivoluzione per il capitalismo italiano. La sconfitta dell’azionista di maggioranza relativa Vivendi, che non riesce a mettere tutti i suoi uomini in consiglio d’amministrazione, è in primo luogo opera del fondo attivista Elliott. Dopo aver individuato Telecom come possibile obiettivo – società gestita male, titolo depresso – e aver acquistato un discreto pacchetto di azioni, Elliott ha avuto buon gioco a coagulare attorno a sé il dissenso di tanti investitori istituzionali che non gradivano il dominio “colonialista” di Vincent Bolloré e della sua Vivendi sulla società italiana.
Non per motivi di bandiera e di ideale, ma perché ritenevano e ritengono che senza i conflitti di interesse che l’azionista francese aveva portato in Telecom, la società avrebbe funzionato meglio e il titolo nei loro portafogli ne avrebbe tratto vantaggio. E’ …
Non per motivi di bandiera e di ideale, ma perché ritenevano e ritengono che senza i conflitti di interesse che l’azionista francese aveva portato in Telecom, la società avrebbe funzionato meglio e il titolo nei loro portafogli ne avrebbe tratto vantaggio. E’ …
E’ uno scossone in Telecom, ma anche una (mezza) rivoluzione per il capitalismo italiano. La sconfitta dell’azionista di maggioranza relativa Vivendi, che non riesce a mettere tutti i suoi uomini in consiglio d’amministrazione, è in primo luogo opera del fondo attivista Elliott. Dopo aver individuato Telecom come possibile obiettivo – società gestita male, titolo depresso – e aver acquistato un discreto pacchetto di azioni, Elliott ha avuto buon gioco a coagulare attorno a sé il dissenso di tanti investitori istituzionali che non gradivano il dominio “colonialista” di Vincent Bolloré e della sua Vivendi sulla società italiana.
Non per motivi di bandiera e di ideale, ma perché ritenevano e ritengono che senza i conflitti di interesse che l’azionista francese aveva portato in Telecom, la società avrebbe funzionato meglio e il titolo nei loro portafogli ne avrebbe tratto vantaggio. E’ una rivoluzione, appunto, quella che vede il mercato prevalere sugli interessi di un azionista di maggioranza relativa, che da quella posizione vorrebbe comandare su tutti e per tutti, che se applicata su più larga scala al piccolo mondo antico del capitalismo italiano avrebbe effetti dirompenti.
Ma è una rivoluzione solo a metà perché Elliott ha avuto l’”aiutino” della Cassa Depositi e Prestiti. Senza il 4,9% del braccio finanziario di Tesoro e Fondazioni che ha votato in assemblea assieme ai fondi Vivendi non avrebbe perso. E la Cdp è intervenuta per ragioni non certo “di mercato”, ma strategiche, legate soprattutto alla volontà del governo di mantenere il baricentro di Telecom nei confini italiani. Dunque, la vittoria in assemblea è monca, il disegno futuro che azionisti così diversi hanno per Telecom ancora tutto da raccontare. Quale e quanta strada potranno fare assieme il fondo “avvoltoio” che mira solo a massimizzare il valore del titolo, e una Cdp che porta invece nell’azionariato una visione più politica? Se lo starà chiedendo anche Bolloré, costretto intanto oggi a un’ingloriosa ritirata d’Italia.
Non per motivi di bandiera e di ideale, ma perché ritenevano e ritengono che senza i conflitti di interesse che l’azionista francese aveva portato in Telecom, la società avrebbe funzionato meglio e il titolo nei loro portafogli ne avrebbe tratto vantaggio. E’ una rivoluzione, appunto, quella che vede il mercato prevalere sugli interessi di un azionista di maggioranza relativa, che da quella posizione vorrebbe comandare su tutti e per tutti, che se applicata su più larga scala al piccolo mondo antico del capitalismo italiano avrebbe effetti dirompenti.
Ma è una rivoluzione solo a metà perché Elliott ha avuto l’”aiutino” della Cassa Depositi e Prestiti. Senza il 4,9% del braccio finanziario di Tesoro e Fondazioni che ha votato in assemblea assieme ai fondi Vivendi non avrebbe perso. E la Cdp è intervenuta per ragioni non certo “di mercato”, ma strategiche, legate soprattutto alla volontà del governo di mantenere il baricentro di Telecom nei confini italiani. Dunque, la vittoria in assemblea è monca, il disegno futuro che azionisti così diversi hanno per Telecom ancora tutto da raccontare. Quale e quanta strada potranno fare assieme il fondo “avvoltoio” che mira solo a massimizzare il valore del titolo, e una Cdp che porta invece nell’azionariato una visione più politica? Se lo starà chiedendo anche Bolloré, costretto intanto oggi a un’ingloriosa ritirata d’Italia.