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Traìni impenitente: il vizio dell’odio e quello dell’indifferenza

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Il "Lupo" perde la testa ma non il vizio (di odiare). Da aspirante duro e poco puro, Luca Traìni dice che della tentata strage di Macerata non rinnega niente. Ergo, si deduce, se tornasse indietro rifarebbe tutto da capo. Riprenderebbe in mano la sua Glock con tanto di caricatore di riserva, il foulard tricolore appoggiato sul sedile dell'Alfa Romeo 147 nera; uscirebbe di casa e aprirebbe il fuoco su gruppi di immigrati sparando nel mucchio."Volevo ammazzare gli spacciatori, solo uomini", precisò.

Mercoledì il "Lupo" comparirà davanti alla Corte d'Assise di Macerata dove si apre il processo in cui è accusato di strage, tentato omicidio, lesioni e danneggiamenti con l'aggravante dell'odio razziale. Ma la vigilia dell'udienza non è proprio all'insegna del capo cosparso di cenere: polo nera, braccia tatuate conserte, tranquillo, a tratti spavaldo, persino ammiccante. Nel video dell'interr…
Il "Lupo" perde la testa ma non il vizio (di odiare). Da aspirante duro e poco puro, Luca Traìni dice che della tentata strage di Macerata non rinnega niente. Ergo, si deduce, se tornasse indietro rifarebbe tutto da capo. Riprenderebbe in mano la sua Glock con tanto di caricatore di riserva, il foulard tricolore appoggiato sul sedile dell'Alfa Romeo 147 nera; uscirebbe di casa e aprirebbe il fuoco su gruppi di immigrati sparando nel mucchio."Volevo ammazzare gli spacciatori, solo uomini", precisò.

Mercoledì il "Lupo" comparirà davanti alla Corte d'Assise di Macerata dove si apre il processo in cui è accusato di strage, tentato omicidio, lesioni e danneggiamenti con l'aggravante dell'odio razziale. Ma la vigilia dell'udienza non è proprio all'insegna del capo cosparso di cenere: polo nera, braccia tatuate conserte, tranquillo, a tratti spavaldo, persino ammiccante. Nel video dell'interrogatorio di Luca Traìni di fronte al pm Stefania Ciccioli e al suo avvocato non c'è solo la banalità del male: c'è anche la dimostrazione che, nella mente del "Lupo", esiste un male necessario, del sangue dal quale non si può prescindere, inevitabile come lo deve essere - secondo il 27enne naziskin leghista di Tolentino - quella giustizia sommaria e molto fai da te che il 3 febbraio 2018 lo ha portato a spargere proiettili nel centro di Macerata per "vendicare" Pamela Mastropietro.

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E poco importa la spiegazione "tecnica" offerta da un quasi sorridente Traìni tre giorni dopo la scarica di colpi contro i sei immigrati africani. "Se fosse stato odio razziale avrei colpito nei negozi. Invece a me interessava colpire gli spacciatori, che a Macerata sono tutti neri". Sillogismo double face: spacciatore uguale nero, oppure nero uguale spacciatore. Sta di fatto che la Glock ha iniziato a fare il suo sporco lavoro. Viene in mente la corona di fiori che il "Lupo" - si è firmato così - ha mandato alla madre di Pamela Mastropietro l'altro giorno ai funerali. Ma di uno straccio di pentimento per gli spari, zero. Neanche l'ombra.

Il Traìni impenitente è un tassello perfetto che si incastra nel mosaico della propaganda politica (di ritorno) degli ultimi giorni, dove da Salvini a Fdi si torna a spingere sui temi e i toni forti della campagna elettorale: immigrati, sbarchi, sicurezza, frontiere, antieuropeismo. Che cosa stabiliranno le perizie psichiatriche sull'aspirante killer che finì l'opera col saluto romano in centro a Macerata non è dato sapere. Ma che tre mesi dopo gli spari Traìni non abbia ancora speso una mezza parola di redenzione, fa riflettere.

Eppure nessuno sembra dolersene. Indifferenza. Anzi, cautela. La stessa che i leader politici invocarono dopo il raid del 3 febbraio, mentre l'Italia, come al solito, si divideva tra chi minimizzava e diceva che la colpa è dell'immigrazione fuori controllo, e chi sosteneva che il fascismo non esiste più. Anche questo Paese non perde il vizio.