Un marchio senza valore
Vittorio Zucconi, di VITTORIO ZUCCONI
Dunque degli Stati Uniti non ci si può fidare. I trattati che Washington firma possono essere rinnegati con una firma, dall'oggi al domani se gli umori del nuovo titolare del marchio USA cambiano. Donald Trump ha mantenuto un'altra delle sue promesse elettorali, quella di cestinare il trattato con l'Iran sul riarmo nucleare fermato nel 2015 in cambio della parziale rinuncia alle sanzioni. La ragione, diceva allora e ha ripetuto ieri sera in diretta nazionale, è nella natura sbagliata, "corrotta e decomposta" di un accordo che non ha fermato, secondo lui, nè il continuo sviluppo dell'arsenale nucleare nè le trame sanguinose del regime degli ayatollah nelle nazioni del vicino Oriente. Non sappiamo, oltre alla condanna che le nazioni europee cofirmatarie del pattneo nel 2015 - Francia, Germania, Regno Unito - hanno già espressio per la decisione di Trump, quali conseguenze questo ennesimo gesto di superbia unilateralista di Tru…
Dunque degli Stati Uniti non ci si può fidare. I trattati che Washington firma possono essere rinnegati con una firma, dall'oggi al domani se gli umori del nuovo titolare del marchio USA cambiano. Donald Trump ha mantenuto un'altra delle sue promesse elettorali, quella di cestinare il trattato con l'Iran sul riarmo nucleare fermato nel 2015 in cambio della parziale rinuncia alle sanzioni. La ragione, diceva allora e ha ripetuto ieri sera in diretta nazionale, è nella natura sbagliata, "corrotta e decomposta" di un accordo che non ha fermato, secondo lui, nè il continuo sviluppo dell'arsenale nucleare nè le trame sanguinose del regime degli ayatollah nelle nazioni del vicino Oriente. Non sappiamo, oltre alla condanna che le nazioni europee cofirmatarie del pattneo nel 2015 - Francia, Germania, Regno Unito - hanno già espressio per la decisione di Trump, quali conseguenze questo ennesimo gesto di superbia unilateralista di Trump avrà e se i veri vincitori siano non gli iraniani, ma i "duri" del regime che avevano mal digerito quelle briglie e fremevano per scatenare di nuovo i cavalli del riarmo. O come Kim Jung Un guarderà un governo americano che firma e poi straccia trattati secondo i mutevoli venti della politica interna Usa.
Ma la domanda che la decisione di ieri, scontata, pone è un'altra e tocca indirettamente anche la nostra vita politica: realizzare le promesse elettorali è sempre e necessariamente una virtù? Se tra il momento in cui sono fatte per acchiappare voti e il momento nel quale devono essere attuate, le condizioni nazionali o internazionali, economiche o sociali, sono cambiate, è giusto o è sciocco sentirsi comunque costretti a tradurle in pratica? Trasportiamo, su scala ridotta, l'abbandono del trattato con l'Iran in casa nostra. Le due più cruciali promesse elettorali fatte dai partiti italiani - la Flat Tax salviniana al 15% per tutti e i 780 Euro a pioggia del reddito di cittadinanza grillino - sono già state rivisitate e giudicate inattuabili nella forma originiale nelle sterili settimane dopo il 4 marzo. Al contrario Trump continua a considerarsi vincolato alle sue promesse, anche se soltanto a quelle che lui può unilitaralmente mantenere, avendo fallito nelle altre, come il bando all'imgresso dei musulmani o la demolizione della riforma della sanità, che richiedono legislazione e approvazione legali. Dunque Trump mantiene le promesse facili e tradisce quelle difficili, come tutti i politici e i partiti, anche a rischio di scatenare una nuova crisi bellica nel vicino Oriente senza altre ragioni che la sua ansia di demolire tutto quello che l'odiato Obama aveva costruito, senza curarsi delle conseguenze. E senza che l'Iran, come lo stesso Dipartimento di Stato aveva certificato, avesse violato i termini del patto. La morale è semplice e dovrebbe valere per tutti i politici e i partiti: fate attenzione alle promesse perché sarete costretti a mantenerle.
Ma la domanda che la decisione di ieri, scontata, pone è un'altra e tocca indirettamente anche la nostra vita politica: realizzare le promesse elettorali è sempre e necessariamente una virtù? Se tra il momento in cui sono fatte per acchiappare voti e il momento nel quale devono essere attuate, le condizioni nazionali o internazionali, economiche o sociali, sono cambiate, è giusto o è sciocco sentirsi comunque costretti a tradurle in pratica? Trasportiamo, su scala ridotta, l'abbandono del trattato con l'Iran in casa nostra. Le due più cruciali promesse elettorali fatte dai partiti italiani - la Flat Tax salviniana al 15% per tutti e i 780 Euro a pioggia del reddito di cittadinanza grillino - sono già state rivisitate e giudicate inattuabili nella forma originiale nelle sterili settimane dopo il 4 marzo. Al contrario Trump continua a considerarsi vincolato alle sue promesse, anche se soltanto a quelle che lui può unilitaralmente mantenere, avendo fallito nelle altre, come il bando all'imgresso dei musulmani o la demolizione della riforma della sanità, che richiedono legislazione e approvazione legali. Dunque Trump mantiene le promesse facili e tradisce quelle difficili, come tutti i politici e i partiti, anche a rischio di scatenare una nuova crisi bellica nel vicino Oriente senza altre ragioni che la sua ansia di demolire tutto quello che l'odiato Obama aveva costruito, senza curarsi delle conseguenze. E senza che l'Iran, come lo stesso Dipartimento di Stato aveva certificato, avesse violato i termini del patto. La morale è semplice e dovrebbe valere per tutti i politici e i partiti: fate attenzione alle promesse perché sarete costretti a mantenerle.