✕
(ansa)

Gli operai nel fuoco

Ascolta l'audio

1 minuti di lettura
Bruciare vivi è stata per secoli la morte degli eretici, e ancor prima dei martiri. La morte per ustioni è riservata però a un'altra categoria: i lavoratori, alla cui infinita schiera rischiano di aggiungersi adesso gli operai dell'acciaieria padovana. Ed è una pena identica a quella che si comminava alle streghe d'un tempo, spesso uccise tramite versamento di piombo fuso negli orecchi, nella bocca e nel naso . Incredibile come sia impari il progresso tecnologico: nell'era dei microchip e dell'intelligenza artificiale, si può ancora morire per il cedimento di un catino colmo di acciaio bollente, ingurgitando metallo liquefatto come una strega del Cinquecento. Vi sembrerà un barbaro accostamento, eppure ai miei occhi non lo è affatto: ognuno di noi fa quotidianamente i conti con un dio Lavoro, un Baal spietato, ingordo, insaziabile, per cui si può morire ustionati sia dal punto di vista concreto sia dal punto d…
Bruciare vivi è stata per secoli la morte degli eretici, e ancor prima dei martiri. La morte per ustioni è riservata però a un'altra categoria: i lavoratori, alla cui infinita schiera rischiano di aggiungersi adesso gli operai dell'acciaieria padovana. Ed è una pena identica a quella che si comminava alle streghe d'un tempo, spesso uccise tramite versamento di piombo fuso negli orecchi, nella bocca e nel naso . Incredibile come sia impari il progresso tecnologico: nell'era dei microchip e dell'intelligenza artificiale, si può ancora morire per il cedimento di un catino colmo di acciaio bollente, ingurgitando metallo liquefatto come una strega del Cinquecento. Vi sembrerà un barbaro accostamento, eppure ai miei occhi non lo è affatto: ognuno di noi fa quotidianamente i conti con un dio Lavoro, un Baal spietato, ingordo, insaziabile, per cui si può morire ustionati sia dal punto di vista concreto sia dal punto di vista figurato, se è vero che l'esaurimento da stress lavorativo è definita sindrome di burnout, ovvero da combustione.

È una coincidenza che brucino al contempo l'operaio metalmeccanico e il manager sfibrato dalla competizione? No, perché qualcosa di divino è contenuto nel calore puro della fiamma, e non per niente Mosè conobbe l'Eterno sotto forma di un roveto ardente. Ebbene, quel roveto era né più né meno l'incarnazione del senso della vita, e oggi ogni esistenza sembra votata soltanto alla produzione, al tradurre tempo in denaro, al competere forsennato per salire di grado e di reddito. Il problema è che in questo sguaiato rodeo non c'è altra regola che l'equazione fra costi e ricavi, con la conseguenza che un'acciaieria del 2018 assomiglia alla spelonca fumosa del dio Efesto, con la piccola differenza che per forgiare elmi e scudi, il divino fabbro si guardava bene da reclutare esseri umani bensì ciclopi domatori del fuoco. Anzi, di più: nel diciottesimo canto dell'Iliade apprendiamo che nelle fucine dell'Etna il dio si era dotato di robot ante-litteram cui affidare le colate bronzee.

Ed eccoci di nuovo al solito copione: leggeremo adesso di tragiche fatalità, e sarà per l'ennesima volta un chiamare in causa l'insondabile, il perverso caso nemico degli uomini, sempre schiacciati da entità superiori. In altre parole, sarà un po' come dirottare furbamente la faccenda a Domineddio, chiudendo il cerchio con i roghi dell'Inquisizione. Ma siamo proprio certi che nell'alto dei cieli abbiano così voglia di intestarsi tutte queste fiamme, prima con gli eretici e adesso con le tragiche fatalità negli altoforni? Attenzione: Dante punisce i bestemmiatori con una pioggia incessante di fuoco. Ah, che contrappasso! Sembra dirci: non usate il nome di Dio invano, né affibbiategli la nomea di piromane. Soprattutto se certi roghi si devono soltanto agli uomini.