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La via d’uscita che M5S non ha

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Nel confronto tra Lega e M5S per formare un governo i due partiti dispongono di risorse diverse che pongono i 5Stelle in una situazione molto più difficile rispetto al Carroccio. Questo per due ragioni di fondo. 
La prima è che la Lega è un partito "antico", il più vecchio nell'attuale panorama politico italiano visto che l'unico piccolo cambiamento è consistito nella cancellazione del termine Nord nel simbolo un anno fa. Il partito di Salvini ha alle spalle una lunga tradizione di governo nazionale, a fianco di Berlusconi, e di governo locale in importanti regioni quali Lombardia e Veneto. È sempre stato un partito di "lotta e di governo", capace di alternare i più virulenti attacchi alle istituzioni e al sistema con pratiche riformiste e adattive in periferie. Un po' come il Pci degli anni Cinquanta, rivoluzionario al centro e riformista nelle zone rosse che governava. Inoltre, e questo è il…
Nel confronto tra Lega e M5S per formare un governo i due partiti dispongono di risorse diverse che pongono i 5Stelle in una situazione molto più difficile rispetto al Carroccio. Questo per due ragioni di fondo. 
La prima è che la Lega è un partito "antico", il più vecchio nell'attuale panorama politico italiano visto che l'unico piccolo cambiamento è consistito nella cancellazione del termine Nord nel simbolo un anno fa. Il partito di Salvini ha alle spalle una lunga tradizione di governo nazionale, a fianco di Berlusconi, e di governo locale in importanti regioni quali Lombardia e Veneto. È sempre stato un partito di "lotta e di governo", capace di alternare i più virulenti attacchi alle istituzioni e al sistema con pratiche riformiste e adattive in periferie. Un po' come il Pci degli anni Cinquanta, rivoluzionario al centro e riformista nelle zone rosse che governava. Inoltre, e questo è il secondo vantaggio competitivo, la Lega non è sola. Fa parte (ancora) della coalizione di centrodestra, con rapporti che durano da un quarto di secolo. Come in tutte le coalizioni, i legami possono essere fastidiosi e limitativi - di qui la ricerca di autonomizzarsi dalla tutela ingombrante di Berlusconi - ma anche fornire sostegno ad un suo componente: un governo giallo-verde non potrebbe vivere tranquillo senza la benevola astensione di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Inoltre, nelle trattative Salvini può usare la presenza incombente degli alleati come arma di pressione: "Se non va bene così torno indietro e vi lascio soli" è la minaccia implicita che il leader leghista rivolge ai grillini per piegarne le resistenze in questi ultimi giorni.

Il M5S è invece molto più debole e indifeso. Il Movimento è un partito nuovo che è andato solidificandosi, a strappi e frenate, grazie al passaggio di lato di Beppe Grillo e alla incoronazione di un capo politico, Di Maio, onnipresente e debordante, "limitato" solo da qualche intervento di Di Battista il quale però segue, per ora, un suo percorso personale. La giovinezza del M5S si coniuga con inesperienza politica e di governo. Mentre la Lega può vantare il suo buongoverno nelle regioni e nelle città del Nord ( pur con varie eccezioni), il M5S può mettere in mostra solo Roma e Torino: due casi molto diversi quanto a qualità dell'amministrazione, ma l'ombra della giunta Raggi prevale nell'immaginario dell'opinione pubblica. L'insipienza e la conseguente cattiva gestione si pagano al tavolo del consenso: sono zavorre in una trattativa. Inoltre, la mancanza di relazioni con la classe dirigente e i vari gruppi di interesse si riflette in una percezione di inconsistenza programmatica e, sostanzialmente, di inadeguatezza a ricoprire ruoli governativi. Finora i 5Stelle hanno tratto grande vantaggio dal loro chiamarsi fuori e dalla loro ostilità a qualsiasi compromesso; ma così facendo sono rimasti isolati. Non hanno partner né alleati. I risultati negativi di questo "splendido isolamento" si vedono nelle elezioni amministrative dove non riescono mai a vincere al primo turno, a meno che non arrivino al ballottaggio, e lì si apre un'altra storia. 

In questi giorni convulsi di trattative per il governo la Lega ha una via di uscita: può far saltare il banco e ritornare alla sua coalizione senza alcun problema visto che ormai ne rappresenta la punta di lancia. Con in più il vantaggio di aver umiliato i 5Stelle, gratificandoli o di acchiappanuvole o di avidi di potere. I grillini, invece, sono rimasti impantanati dal mantra di "dare un governo agli italiani": si sono spesi a destra e a manca, offrendosi a tutti e sono rimasti preda del logorio imposto dal junior partner leghista, molto più accorto e con le spalle coperte dalla sua coalizione. Il M5S si gioca la sua immagine in queste trattative perché il fallimento sarà imputato loro. Sono costretti ad avere successo. Ma difficilmente gli sarà concesso.